Celebrazione presieduta in diretta televisiva a porte chiuse


“È PASQUA! RALLEGRIAMOCI ED ESULTIAMO”

Il vangelo di Giovanni appena proclamato, riferisce che Pietro e l’altro discepolo, quello che Gesù amava, non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè Gesù doveva risorgere dai morti. Signore aiutaci a comprendere la Pasqua, aiutaci ad accogliere il dono della tua risurrezione che è pegno e promessa anche della nostra. Si, anche noi siamo chiamati e destinati alla risurrezione dei morti, siamo fatti per la vita eterna perché in noi abita la vita dell’Eterno! Niente è più come prima, dicevamo ieri sera durante la Veglia pasquale: Gesù ha vinto la morte e tutte le sue nefaste conseguenze, è lui che ci dona la vita, la vita nuova! Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo. È Gesù la nostra fede, la nostra speranza! Mi è molto piaciuto il titolo che un mio amico sacerdote ha scelto per la sua riflessione sulla liturgia di oggi: Luce in fondo al tunnel? No, in cima al cero! È Gesù la nostra luce e, se vogliamo è Gesù la luce che ci fa uscire dal tunnel delle tenebre, del peccato, della morte.

In questi giorni abbiamo ripetuto diverse volte un concetto: questo tempo cosi difficile, incerto, doloroso, può essere opportunità per esprimere il meglio di noi, sfida per maturare come società, come chiesa e, prima ancora, come singoli. Papa Francesco, qualche giorno fa ha espresso una doppia preoccupazione: “nel presente come aiutare soprattutto i più deboli; per il futuro in che modo uscire rafforzati nella solidarietà, perché da questa crisi emerga un di più di fraternità a livello globale”.

Quando l’emergenza sanitaria sarà finita, torneremo, se pur gradualmente, alla normalità. Abbiamo compreso che non sarà, questa normalità, l’esatta fotocopia di quello che era prima. Sarà una nuova normalità. A questo proposito riflettevo su quanto la novità straordinaria della risurrezione di Gesù, nella situazione che stiamo vivendo e che cominceremo a vivere in un prossimo futuro, sia non tanto un riferimento spirituale intimistico o puramente teologico concettuale quanto un riferimento a livello esistenziale, motivazionale, progettuale. Risurrezione è passare da morte a vita, ma non è tornare alla stessa vita di prima, è passaggio a vita nuova, vita altra. Una vita nuova che trova aggancio nella precedente portando a compimento tutto quello che vi era presente in germe, come seme. Ci dice San Paolo pensando alla risurrezione dei morti: “è seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità; è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato nella debolezza, risorge nella potenza; è seminato corpo animale, risorge corpo spirituale” (1Cor 15, 42-44).

Sono come dei semi, quelli presenti nella nostra vita, nel nostro corpo, in questa emergenza, che domandano di essere trasformati. Possiamo allora domandarci: quali sono i semi di oggi che faranno l’uomo nuovo di domani? Credo siano quei semi che, nella difficoltà, sofferenza e dolore presenti, stiamo imparando a stimare, e dobbiamo fare in modo di renderli indelebili nella nostra mente, nel nostro cuore e nel nostro comportamento perché possano, poi, fruttificare. Essi hanno dei nomi precisi: apprezzamento per la vita, consapevolezza del limite e della fragilità che ci caratterizza, essenzialità, solidarietà, riconoscenza e gratitudine per chi si spende per gli altri, relazioni oltre il virtuale, riappropriazione della fede nel quotidiano, desiderio di chiese aperte e di proposte religiose, dono di sé fino a morire per l’altro. E potremmo aggiungere quanto ieri sera ha detto con forza nella sua omelia Papa Francesco: “… tutti siamo fratelli e sorelle, portiamo il canto della vita! Mettiamo a tacere le grida di morte, basta guerre! Si fermino la produzione e il commercio delle armi, perché di pane e non di fucili abbiamo bisogno. Cessino gli aborti, che uccidono la vita innocente. Si aprano i cuori di chi ha, per riempire le mani vuote di chi è privo del necessario”.

Che tutto questo possa portare frutto. Non dimentichiamo frettolosamente ciò che stiamo riscoprendo come prezioso per la nostra vita. È un patrimonio da custodire, da non perdere se vogliamo essere uomini e donne nuovi in una stagione che speriamo ci riporti semplicemente alla normalità, ma una normalità nuova, bella, colorata, profumata, … altra!

È la responsabilità della Pasqua. Dalle sfide di oggi dipendono quelle di domani. Da come viviamo la Pasqua oggi, dipende la vita nuova di domani. Auguri a tutti, buona Pasqua!

 

Trani, 12 aprile 2020, Cattedrale

Mons. Leonardo D’Ascenzo
Arcivescovo