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marzo 2003 In Comunione

I MISSIONARI MARTIRI
UN DONO PER LA CHIESA

La chiesa che annuncia e testimonia il Cristo crocifisso e risorto è chiamata a seguirlo per la stessa strada che Lui ha percorso, a confessarlo perché “un discepolo non è più grande del suo maestro e un servo non è più importante del suo padrone” (Mt. 10,24-25). Così gli apostoli, prima vengono accusati e processati, e poi perseguitati. Ma pieni di Spirito Santo, si comportano evangelicamente, e con coraggio testimoniano a tutti la gioia del risorto.
Persecuzione e missione: un binomio che accompagna il cammino e la crescita della primitiva comunità cristiana. È la missione di Colui che il giorno di Pentecoste aveva inviato lo Spirito Santo e da allora in poi non aveva cessato di manifestare con prodigi e segni la propria presenza e assistenza. Un binomio che accompagna anche la chiesa di oggi. Infatti la predicazione di Cristo morto e risorto per il bene dell’umanità - che è l’affermazione della solidarietà definitiva di Dio con i poveri - disturba tutti quelli che desiderano che i poveri e gli oppressi restino tali.
Molti dei missionari martiri, uccisi in questo anno e in questi ultimi anni, sono stati uccisi perché, come Gesù, hanno dato la vita per gli altri. La causa del loro martirio è veramente il rifiuto da parte di molti potenti di un Dio che vuole la salvezza di tutti, che ama ogni persona, in particolare i più poveri e i bisognosi, che vuole un regno di giustizia, di solidarietà, di amore e di pace! Sono assomigliati a Gesù nella vita e nella morte, “odiati a causa del mio nome” (Mt.10,12).
La predicazione del Cristo morto e risorto diventa così annuncio di una città diversa, della nuova Gerusalemme, di un regno di Dio che trova nella comunità cristiana, la Chiesa, una prima se non definitiva realizzazione. Il martirio pertanto appare necessario alla Chiesa, come afferma Tertulliano quando scrive che “il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani”.
Il libro degli Atti degli Apostoli ci fa vedere il legame strettissimo tra la persecuzione, il martirio e la crescita della comunità cristiana. Malgrado le persecuzioni, anzi, potremmo dire proprio grazie alla persecuzione, il compito che Gesù ha affidato agli apostoli viene portato avanti e le promesse del Risorto giungono a compimento. Ritorna quasi come un ritornello: “molti di quelli che avevano udito il discorso credettero…” (Atti 4,4).
La giovane Chiesa cresce e tocca con mano la presenza forte e vivificante dello Spirito che la guida e assiste. La persecuzione, come vediamo anche dal martirio di Stefano (Atti 7,55-60), ha un effetto stravolgente nell’animo e nella vita dei discepoli.
Invece della paura e dello smarrimento, essi riprendono vigore e coraggio.
Possiamo ben affermare che nell’animo stesso di Paolo, presente al martirio di Stefano (Atti 8,1), si è accesa una scintilla che in seguito, grazie all’azione del Risorto, lo ha fatto bruciare d’amore per Cristo e per la Chiesa.

Dalla morte nasce la vita
Nell’imminenza della sua passione Gesù ha detto: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv. 12,25) e S. Paolo scriveva: “Mi vanterò ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce, sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte” (2Cor. 12,9-10).
Lo Spirito guida la Chiesa orientandola alla vittoria finale attraverso l’esteriore e apparente debolezza. Proprio dalla persecuzione dove gli Apostoli e i credenti vengono dispersi, la Chiesa si diffonde e si sviluppa per il mondo intero.
Giunge infatti a noi una luce dalla persecuzione, ed è la certezza che lo Spirito non abbandona mai la comunità cristiana, rendendola vittoriosa e indistruttibile, perché la Chiesa completa ciò che manca alla passione di Cristo (cfr. Col. 1,24).
In tal modo essa sperimenta, sulle tombe di coloro che diedero il proprio sangue in testimonianza, gli splendori della Resurrezione.
Anche ai giorni nostri, nell’edificazione della Chiesa comunione, un ruolo importante lo hanno tutti i missionari, in particolare coloro che hanno dato la vita per il Vangelo.
Figli della Chiesa, essi sono chiamati ad essere anche servitori della Chiesa.
Hanno vissuto di Lei e per Lei, pronti a dare la vita! Non hanno badato a sacrifici, a rinunce pur di servire la comunità ecclesiale. Con S. Teresa di Gesù Bambino hanno gridato: “Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore, perché Gesù non ha bisogno affatto delle nostre opere, ma soltanto del nostro amore”. Quanti cristiani, guardando a loro, alla loro forza e fedeltà durante la persecuzione, si sono mantenuti fedeli alla fede nel Dio della vita e alla sequela di Gesù; hanno perso la paura, hanno fortificato la fede, convinti che la forza e la ricchezza di uno diventano dono e ricchezza per tutti. Qui sta il grande mistero della comunione! In Gesù Cristo, attraverso la forza dello Spirito Santo, tutti possiamo partecipare del medesimo dono!
Non è la forza del branco, della massa, ma è il dono dello Spirito che rende forti ed arricchisce tutti.
“ A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune” (1 Cor. 12,7).

a cura dell’Ufficio Missionario Diocesano