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| dicembre
2009 |
don
Mario Pellegrino |
Vorrei formulare auguri di speranza
Il messaggio natalizio di Don Mario Pellegrino, missionario fidei donum in Brasile
Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,
in questo Natale vorrei formulare auguri di speranza. Speranza prima di tutto a me che, se Dio vorrà, sarà l´ultimo anno a condividere il Natale con il popolo helenense. Si, perché dal prossimo febbraio 2010 il vescovo di Pinheiro, dom Ricardo Pedro Paglia, d´accordo con il nostro Arcivescovo, mi invierà presso la comunità di Pacas per fondarvi una parrocchia.
Il motivo di questo trasferimento, oltre al già citato progetto di fondare una parrocchia in questa zona, é legato soprattutto al fatto che dom Ricardo mi vuole più vicino al centro della diocesi per attendere meglio ai vari incarichi diocesani che da tempo ho assunto nell´ambito della catechesi, del diaconato permanente, della scuola di formazione teologica per laici, del Consiglio Pastorale diocesano e come direttore spirituale delle coppie cristiane.
Purtroppo di questo villaggio so ancora poche cose: si trova nella estrema periferia della città di Pinheiro, dovrò guidare circa ottanta comunità ecclesiali di base nei villaggi prossimi a questa zona e in Pacas mancano del tutto servizi basilari che vanno dalla presenza ad esempio di un ospedale alla possibilità di collegarmi in internet.
E come spesso succede nei cambiamenti, già vivo momenti di forte ricordo per tutto l´operato svolto in questi undici anni a Santa Helena, grazie all´azione dello Spirito Santo, unito alla novità del nuovo incarico che si manifesta pieno di speranza perché praticamente devo far nascere una parrocchia con tutte le varie pastorali necessarie, come anche devo ambientarmi ad una realtà differente e sotto vari punti di vista più povera e problematica di Santa Helena, in quanto non essendo Pacas un Municipio non ha tutte le strutture necessarie per vivere dignitosamente.
E poi desidero augurare speranza anche a tutti voi. Si, perché la speranza è stata seminata nel cuore di ciascuno di noi e certamente un giorno fiorirà. Anzi se ci guardiamo attorno, possiamo vedere che anche nel cuore del nostro fratello, a volte gelido come il nostro, è spuntato un ramoscello carico di attese. E anche in tutto il mondo, sotto l´apparente spessore del ghiaccio dell´indifferenza, nasce una foresta di speranze che sfida e disperde i venti densi di bufere portatrici di morte.
É chiaro che questa speranza ci invita da un lato a non avere paura, anche perché il Natale ci porta un lieto annunzio: Dio è sceso su questo mondo disperato e ha scelto di chiamarsi Emmanuele, che vuol dire: Dio con noi; e dall´altro a testimoniare un deciso atteggiamento di coraggio, perché si sta approssimando il giorno in cui le nostre nevi dell´indifferenza si scioglieranno, le nostre bufere di disperazione si placheranno e una primavera senza tramonto regnerà nel giardino della nostra vita quando stanno fiorendo alberi di giustizia e di pace, spuntando fiori di fraternità e di solidarietà, apparendo germogli di amore e di condivisione.
Ma perché questi auguri siano reali e non utopici, tocchino non solo il cuore, ma anche il corpo della gente, siamo invitati a ri-nascere, rimboccarci le maniche e impegnarci affinché tutti possano ri-vivere.
Si, perché se non facessimo cosi, mi chiedo come saranno accolti questi auguri dai «nuovi poveri» che il nostro sistema di vita da un lato ignora e dall´altro coltiva: dagli anziani reclusi nelle case di riposo o abbandonati nella solitudine delle loro case vuote, ai tossicodipendenti che non riescono ad abbandonare il tunnel della droga; dagli sfrattati che imprecano contro se stessi e contro il destino, ai disoccupati senza denaro e senza prospettive; da tutta la gente, insomma, priva dell'essenziale: la salute, la casa, il lavoro, l'accesso agli studi.
Se quest´anno voglio formularvi questo tipo di augurio natalizio di speranza, è perché, come diceva don Tonino Bello, voglio esortarvi a recuperare un genere diverso di vita e un nuovo gusto di vivere. È perché voglio invitarvi a stare nella crisi attuale senza rassegnazioni, ma con lucidità e coraggio. È perché voglio stimolarvi ad andare controcorrente e a porre sui valori morali le premesse di un'autentica cultura di vita, che possa battere ogni logica di distruzione, di avvilimento e di morte e dare un senso nuovo a tanti giovani appiattiti dal consumismo, resi saturi dallo spreco, devastati dalle passioni, incerti del domani, travagliati da drammi interiori, incompresi nei loro problemi affettivi.
Forse qualcuno che ha posto come suoi idoli di sicurezza il denaro, il potere, il tornaconto, la violenza premeditata, l'intolleranza come sistema, potrà ridere dinanzi a questi auguri di Natale. Ma anche per loro voglio ricordare che Gesù che nasce è il segno di una speranza che, nonostante tutto, si è già impiantata nel cuore della terra.
E sempre ricordando il pensiero di don Tonino Bello, Gesù che nasce per amore ci dia la nausea di una vita egoista e senza spinte verticali e ci conceda la forza di inventarci un'esistenza carica di donazione, di preghiera, di coraggio.
Maria, che incontra soltanto paglia onde collocare il Bambino Gesù per dormire, ci tolga il sonno finché non sapremo con gioia donare ospitalità a un povero di passaggio.
Il Dio che diventa uomo ci faccia sentire dei vermi ogni volta che la carriera diventa idolo della nostra vita; il sorpasso, progetto dei nostri giorni; la schiena del prossimo, strumento delle nostre scalate.
Giuseppe, che nell'affronto di tante porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, ci provochi di fronte allo spreco dei nostri cenoni, fino a quando non ci lasceremo provocare dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunziano la pace sveglino la nostra sonnolenta e silenziosa tranquillità incapace di vedere che affianco a noi si consumano ingiustizie, si sfrutta la gente, si fabbricano armi, si condannano i popoli allo sterminio per fame.
I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell'oscurità e la città dorme nell'indifferenza, ci facciano capire che le nostre elemosine spesso si trasformano in tranquillanti inutili se non siamo capaci di far ri-nascere la nostra società alla giustizia, al perdono e all´amore.
Buon Natale di speranza, allora, mio carissimo fratello e mia dolcissima sorella, e che possiamo impegnarci a far ri-nascere anche questa nostra società come vera casa del nostro vivere quotidiano.
Con affetto, Mario
(missionario in Brasile)