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| Marzo
2008 |
don
Mario Pellegrino |
SCEGLI, DUNQUE, LA VITA (Dt 30,19)
Una riflessione di Don Mario Pellegrino, Parroco di Santa Helena (Brasile), in occasione della Pasqua
La Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB) ha lanciato per la Quaresima 2008 la 45ª Campagna di Fraternità (=CF), che ha per tema “Fraternità e difesa della vita”, e come motto “Scegli, dunque, la vita”.
L’obiettivo generale della Campagna è portare la Chiesa e la società a difendere e a promuovere la vita umana, dal concepimento alla sua morte naturale, considerandola dono di Dio. Tra gli obiettivi specifici emergono:
- sviluppare una concezione della persona capace di compiere azioni in difesa della vita umana;
- fortificare la famiglia come spazio principale della difesa della vita, attraverso la maternità e paternità responsabile, l’accoglienza dei deboli e dei sofferenti primo luogo di difesa della vita;
- promuovere la cultura della vita attraverso l’educazione, per un pieno sviluppo dell’affettività, della corresponsabilità tra uomo e donna e della solidarietà tra tutti;
- lavorare insieme a persone di diversa estrazione culturale e appartenenza religiosa per cercare strade comuni di promozione della vita;
- sviluppare nelle persone la coscienza critica di fronte a strutture che generano la morte e promuovono la manipolazione e il commercio della vita umana;
- proporre ed appoggiare politiche pubbliche che garantiscano la promozione e la difesa della vita.
Questa Campagna vuole essere un ulteriore sforzo di conversione quaresimale per tutti i cristiani, al fine di cercare una fedeltà sempre maggiore a Dio, creatore e datore della vita. La CF propone strade di conversione e trasformazione della società “affinché la persona umana sia stimata sempre di più nella sua pienezza, conforme alla sua natura e alla volontà di Dio, in modo che la vita sia uno dei punti prioritari nella gerarchia di valori che segnano la nostra esistenza e determinano il nostro agire”.
“Tutte le minacce alla vita devono essere combattute”, sottolinea Benedetto XVI e, ricordando le parole dell’enciclica di Giovanni Paolo II “Evangelium vitae”, evidenzia “la mentalità individualista ed edonista che, con una concezione distorta della scienza, è stata causa di nuove violazioni della vita, in particolare dell’aborto e dell’eutanasia”. Infatti, “le strade tracciate da una cultura senza Dio e senza i suoi comandamenti, o contro Dio, finiscono per essere una cultura contro l’essere umano e contro il bene dei popoli latino-americani”. La strada, invece, tracciata da una cultura dove è presente Dio, come ci ricorda don Tonino Bello, certamente è lunga, ma non esiste che un solo mezzo per sapere dove può condurre, proseguire il cammino. E può condurci unicamente nei sentieri della giustizia e della pace, di una pace che trova il fondamento nella povertà.
E la povertà sta alla base di tutta l’economia mondiale. Povertà è libertà del cuore dalle cose. Povertà è servirsi delle cose e non servire alle cose. Povertà è lavorare per vivere e non vivere per lavorare, guadagnare per vivere e non vivere per guadagnare. La povertà governa l’economia mondiale, da sempre. Prima per sfruttarne le risorse, dal momento che chi è povero non beve petrolio, non riscalda con il gas le capanne o le baracche; non mangia diamanti né oro… E poi per allevare i poveri come nuovi consumatori da depredare per la seconda volta.
I poveri sono coloro che hanno poco di niente; i ricchi sono quelli che hanno il superfluo di tutto. Il poco dei poveri però è più prezioso del molto dei ricchi. Con il poco si sopravvive in una brulicante favela, in un villaggio aperto, con il superfluo invece ci si dispera, ci si deprime in una gabbia isolata dorata.
Lo dicono tutti, scienziati, politici, economisti: da un lato la popolazione mondiale dei più che diventa ogni giorno più povera e dall’altro la popolazione dei meno che diventa ogni giorno più ricca. Ma siamo due facce della stessa medaglia che non possiamo giocarci a testa e croce; siamo due piatti della stessa bilancia che non può essere in equilibrio se i suoi pesi sono truccati: il piatto dei miliardi di poveri pesa meno del piatto dei milioni di ricchi. Quale pace si potrà mai raggiungere se non cambiamo volto alla povertà cambiando l’etica della ricchezza?
Così, in sintonia con la proposta dei vescovi brasiliani, mi sovviene un paragone tra la storia di Gesù, barbaramente massacrato in croce, e le ingiustizie odierne superbamente trionfanti in barba a qualsiasi senso di umanità.
Nel caso di Gesù, appare ormai facile arguire che il suo messaggio di pace e amore ha prodotto nelle alte gerarchie del tempo il timore di perdere il proprio potere. Egli è stato ucciso perché quello che predicava andava a distruggere l’impianto delle società fondate sulle prevaricazioni e sulle ingiustizie.
Ma anche oggi si ha paura del messaggio di Cristo, laddove si imbastiscono parole e azioni nelle quali il Suo spirito è calpestato dalle menzogne di quanti giurano di sapere chi Egli sia. Penso, ad esempio, a tutti quei politici che iniziarono già, qui a Santa Helena, la loro campagna per le prossime elezioni di ottobre, promettendo cambiamenti e giustizia (mentre in realtà pensano unicamente a se stessi) ed in contrapposizione a tutta la violenza che sta aumenntando nella nostra missione. Solo per fare un esempio, stamattina sono stato svegliato all’alba da una telefonata che mi comunicava che una ragazza della parrocchia, che lavora come commessa, la sera precedente era stata presa in ostaggio e picchiata da due banditi che chiedevano tutto l’incasso della giornata e poi era stata legata e rinchiusa nel deposito del negozio; poi sono andato a visitare la terra che abbiamo come parrocchia perchè il nostro custode, sabato passato, è stato assaltato e minacciato e questi, tra singhiozzi, mi comunicava la sua decisione che rimarrà là fino alla fine di questa settimana; di ritorno incontro un gruppo di persone radunate attorno ad un’anziana che era stata scippata da un uomo che le aveva rubato la sua pensione e stava fortemente ferita e desfigurata. Nella casa parrocchiale poi mi aspettavano delle persone del villaggio di Sao Roque che erano venute per chiedere aiuto in quanto la loro casa di fango e paglia aveva preso fuoco distruggendo tutto quello che possedevano. E così mi chiedo: di fronte a tutti questi segni di violenza e di ingiustizia, come Chiesa, cosa stiamo facendo? Quando veramente tutti questi crocifissi sperimenteranno, attraverso una seria ed efficace azione pastorale ecclesiale, il passaggio dall’eterno venerdì santo alla domenica di Pasqua?... Penso alla poesia scritta dal vescovo dom Pedro Casaldaliga dal titolo “Quella croce” che offro come riflessione:
Maledetta sia la croce
che ci carichiamo senza amore
come una fatale eredità.
Maledetta sia la croce
che gettiamo sulle spalle
dei fratelli piccoli.
Maledetta sia la croce
che la Chiesa giustifica
… forse in nome di Cristo
quando dovrebbe bruciarla
in fiamme di profezia.
Sembra quasi che, ieri come oggi, uccidere Gesù equivale ad uccidere la speranza umana nel Bene e nella Giustizia. Si, perchè ogni ingiustizia è un calpestamento del Suo ricordo e della missione che ha lasciato a noi. Ed il sangue di Cristo grida ancora anche a noi Chiesa, quando facciamo silenzio o annacquiamo il messaggio pur di rimanere tranquilli e sereni di fronte a tutti questi eventi che ci chiedono invece di rimboccarci le maniche prima che sia troppo tardi, perchè potrebbe essere inutile e bugiarda la croce che testimoniamo stancamente senza entusiasmo, senza convinzione, senza fede, in memoria di un ricordo sbiadito, di una storia che non ci appartiene più, e soprattutto se questa croce non ci porta alla Pasqua. Il tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l’infinito, il Risorto, è nei nostri cuori.
Cristo ha insegnato ai popoli la Giustizia, l’Amore e la Fratellanza, ha alleviato le sofferenze di quanti soffrono sotto l’oppressione dei potenti, di tutti i potenti, anche di quelli che si gloriano di essere cristiani. Quante volte sento, ad esempio, persone che pongono come “garanzia” per essere votati il fatto di essere cristiani... e mi chiedo se il cristiano è colui che “serve” la Parola e Dio o “si serve” di Dio per i suoi interessi.
E così, ogni giorno Egli continua ad essere crocifisso da quanti si dicono cristiani, mentre nel contempo massacrano i loro simili con ingiustizie e prepotenze, solo perché amanti del Bene e della Giustizia da Lui predicati.
E’ giunto, allora, il momento, ed è questo, che come Chiesa dobbiamo morire a tutti i segni di potere e risorgere con il potere dei segni, come sottolineava don Tonino Bello, per convertire il cuore di marmo della società attuale in un cuore di carne che sappia porre in atto gesti concreti di comunione e liberazione, di giustizia e solidarietà. "E' il momento di impegnarsi profeticamente contro il Dio neoliberale della morte e dell'esclusione, a favore del Dio della Vita e della Liberazione": queste parole di dom Pedro Casaldaliga (vescovo-profeta del Brasile) riassumono il significato profondo della Pasqua che viviamo qui in America Latina. E' un esodo che rompe le catene di un sistema oppressivo strutturale per costruire un'alternativa di giustizia e fraternità attraverso segni dei tempi che testimoniano la fecondità e la radicalità della speranza come virtù teologale che apre al mistero, all'alterità, alla gratuità.
L'essenza della Pasqua è ostinarsi a credere che la speranza è un orizzonte di risurrezione, che pulsa passione per la Vita quando attorno la morte sembra avere l'ultima parola, quando trasforma la prassi di liberazione in cambiamento personale e comunitario sulla scia di un altro mondo possibile, sulle orme dei martiri innamorati dell'utopia possibile che risorgono nelle lotte dei poveri, nella creatività di piccoli animatori costruttori di pace.
Risurrezione così diventa assunzione di responsabilità da parte di chi decide di seguire l’esempio di Cristo, il suo discorso della montagna, ma anche la cacciata dei mercanti dal tempio, la sua battaglia contro l’ipocrisia, la sua richiesta di amare non solo il prossimo ma anche i propri nemici, la sua richiesta di povertà, di misericordia, di umiltà. Risurrezione come difesa dei deboli, degli oppressi dai regimi ingiusti, di rispetto per la vita e per la natura che ci circonda.
Ma credere alla Resurrezione significa anche protestare contro la morte, soprattutto contro la morte violenta come quella inferta a Gesù.
Eventi come quello della crocifissione di Cristo si sono ripetuti e si ripetono tutt’oggi milioni di volte. Milioni sono i giusti che, come Cristo, sono stati e sono crocifissi ancora oggi. Milioni sono coloro che ogni giorno sono traditi dai loro amici, mandati a morte per coprire i misfatti e la corruzione di altri. E non si deve necessariamente morire fisicamente su una croce. Si può morire nell’animo, che a volte è peggiore della morte fisica.
Credere nella resurrezione significa riconoscere il Cristo che è in ognuno di questi uomini e donne di tutti i tempi e del proprio tempo presente e fare propria la loro bandiera. Questi cristiani non hanno avuto paura di una loro possibile crocifissione.
E sono proprio queste crocifissioni continue, può sembrare assurdo, che ci fanno ancora sperare. Sono sempre più convinto, e questa è la speranza che mi anima in questa Pasqua del 2008, che non c’è mostruosità che non possa essere sconfitta se solo i figli di Dio, coloro che hanno deciso di dover obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, si danno da fare per far trionfare il bene.
E allora nonostante i tempi bui che si preparano, molto più bui di quelli che abbiamo vissuto finora, noi siamo sicuri che ci sarà chi vorrà prendere su di se l’onere e l’onore di dire: è risorto; l’avete ucciso nel corpo ma non nello spirito. Gesù è ancora qui con noi, nel fratello che piange, nel povero che ci chiede aiuto, nel malato di AIDS come nel drogato, in tutti coloro che soffrono per l’ingiustizia, la violenza, la guerra. Egli continuerà a risorgere ogni volta che qualcuno si impegnerà sulla sua via, a seguire i suoi insegnamenti.
La risurrezione, infatti, è qui ed ora e non soltanto nel domani radioso dei nuovi cieli e della nuova terra: noi siamo già in stato di resurrezione.
La liturgia che oggi la chiesa celebra è un invito ad una visione pasquale dell'esistenza, oggi e sempre. Amen
Con affetto, vostro
Mario – missionario in terra del Brasile.