{"id":1078,"date":"2024-06-08T12:47:38","date_gmt":"2024-06-08T10:47:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/cancelleria\/amicizia-con-gesu-la-meditazione-dellarcivescovo-nella-giornata-della-santificazione-sacerdotale-corato-7-giugno-oasi-nazareth\/"},"modified":"2024-06-25T17:45:01","modified_gmt":"2024-06-25T15:45:01","slug":"amicizia-con-gesu-la-meditazione-dellarcivescovo-nella-giornata-della-santificazione-sacerdotale-corato-7-giugno-oasi-nazareth","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/cancelleria\/amicizia-con-gesu-la-meditazione-dellarcivescovo-nella-giornata-della-santificazione-sacerdotale-corato-7-giugno-oasi-nazareth\/","title":{"rendered":"AMICIZIA CON GES\u00d9 &#8211; La meditazione dell\u2019Arcivescovo nella Giornata della Santificazione Sacerdotale  Corato, 7 giugno, Oasi Nazareth"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/soundcloud.com\/user-909005250\/meditazione-di-se-mons-leonardo-dascenzo-giornata-santificazione-sacerdotale?si=eb906267e5264aa7b74fc9c4e8dadb0a&amp;utm_source=clipboard&amp;utm_medium=text&amp;utm_campaign=social_sharing\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-1082\" src=\"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/cancelleria\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2024\/06\/MEDITAZIONE-GIORNATA-SACERDOTALE-300x300.png\" alt=\"\" width=\"268\" height=\"268\" srcset=\"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/cancelleria\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2024\/06\/MEDITAZIONE-GIORNATA-SACERDOTALE-300x300.png 300w, https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/cancelleria\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2024\/06\/MEDITAZIONE-GIORNATA-SACERDOTALE-1024x1024.png 1024w, https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/cancelleria\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2024\/06\/MEDITAZIONE-GIORNATA-SACERDOTALE-150x150.png 150w, https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/cancelleria\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2024\/06\/MEDITAZIONE-GIORNATA-SACERDOTALE.png 1080w\" sizes=\"(max-width: 268px) 100vw, 268px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong><a href=\"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/cancelleria\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2024\/06\/2024.06.07.Riflessione_Arcivescovo_Giornata_della_Santificazione_Sacerdotale.pdf\">2024.06.07.Riflessione_Arcivescovo_Giornata_della_Santificazione_Sacerdotale<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00ab<em>Carissimi Fratelli Sacerdoti, oggi, nella Solennit\u00e0 del Sacratissimo Cuore di Ges\u00f9, celebriamo la\u00a0Giornata della Santificazione Sacerdotale. Una giornata di preghiera suggerita dal Dicastero per il Clero (all\u2019epoca Congregazione) e istituita il 25 marzo 1995 da San Giovanni Paolo II, perch\u00e9 la preghiera offerta per la santificazione dei Sacerdoti possa ottenere di riflesso il dono della santit\u00e0 di tutto il Popolo di Dio, a cui il loro ministero \u00e8 ordinato. In effetti, il sacerdozio ministeriale \u00e8 al servizio di quello comune di tutti i battezzati, che si attua concretamente nella risposta libera e gioiosa alla chiamata universale alla santit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Il legame tra questa Giornata e la festa del Sacro Cuore suggerisce immediatamente la necessit\u00e0 di ritornare a contemplare il cuore del Maestro, a posare il capo sul suo petto tutte le volte che ne avvertiamo il bisogno, e di attingere continuamente al fiume di grazia e di misericordia che scaturisce dal suo fianco trafitto, per riscoprire la bellezza del ministero ordinato e ravvivare il dono ricevuto<\/em>\u00bb (Dicastero per il Clero, <em>Giornata della Santificazione Sacerdotale<\/em>, 5 ottobre 2023)<em>.<\/em><\/p>\n<p>Riscoprire la bellezza del nostro ministero e ravvivare il dono ricevuto domandano a ciascuno di noi di vivere l\u2019esperienza dell\u2019amicizia profonda con il Signore e posare il nostro capo sul suo petto, consapevoli delle stanchezze, delle delusioni o scoraggiamenti che ci accompagnano. Contemporaneamente, domandano di vivere l\u2019esperienza di amicizia con Ges\u00f9 e attingere al fiume di grazia e di misericordia che scaturisce dal suo fianco trafitto, consapevoli delle nostre mancanze.<\/p>\n<p>In una lettera di Santa Caterina da Siena a fra Tommaso della Fonte, suo primo confessore, cos\u00ec leggiamo:<\/p>\n<p>\u00ab<em>questa cella \u00e8 come un pozzo, che contiene l\u2019acqua e la terra. [&#8230;] la terra \u00e8 la nostra miseria: conosciamo, infatti, che noi per noi stessi non siamo, e che riceviamo da Dio il nostro essere. Inestimabile e infuocata carit\u00e0. Ci \u00e8 data l&#8217;acqua viva, cio\u00e8 la vera conoscenza della dolce e vera volont\u00e0 di Dio, il quale non vuole altro che la nostra santificazione. Entriamo, dunque, nelle profondit\u00e0 di questo pozzo: standoci dentro, necessariamente avverr\u00e0 che conosciamo noi stessi e l&#8217;amore di Dio per noi. Conoscendo noi stessi come coloro che per s\u00e9 non sono, diveniamo piccoli e umili, ed entriamo cos\u00ec nel cuore di Ges\u00f9, ardente, consumato d&#8217;amore e squarciato dalla ferita, come una finestra senza imposte che non si chiude mai. E guardandoci dentro, con l&#8217;occhio della volont\u00e0 libera che Dio ci dona, vediamo e conosciamo che egli altro non vuole che la nostra santificazione<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>La santificazione, per ognuno di noi, passa attraverso l\u2019amicizia con Ges\u00f9 e, contemporaneamente, \u00e8 quel riconoscimento della nostra povert\u00e0 che ci permette di avvicinarci a Lui perch\u00e9 rinnovi e renda bello il nostro essere preti. \u00c8 questo il percorso che fece il primo degli apostoli.<\/p>\n<p>Pietro era stato destinatario di una scelta speciale da parte di Ges\u00f9: \u00ab<em>Tu sei Pietro e su questa pietra edificher\u00f2 la mia Chiesa<\/em>\u00bb\u00a0(Mt 16,18);<em>\u00a0<\/em>\u00ab<em>Tu sei Simone\u2026 Ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)<\/em>\u00bb (Gv 1,42). Questa, in qualche modo, \u00e8 anche la storia della nostra vocazione, abbiamo ricevuto un nome nuovo, una missione, un compito particolare da realizzare nella storia della salvezza.<\/p>\n<p>E Pietro gli disse: \u00ab<em>Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzer\u00f2 mai<\/em>\u00bb.\u00a0Gli disse Ges\u00f9: \u00ab<em>In verit\u00e0 ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte<\/em>\u00bb.\u00a0E Pietro gli rispose: \u00ab<em>Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegher\u00f2<\/em>\u00bb (Matteo 26,33-35).<\/p>\n<p>Come ben sappiamo, Pietro rinneg\u00f2 Ges\u00f9 per ben tre volte e afferm\u00f2: \u00ab<em>Non conosco quell\u2019uomo<\/em>\u00bb (Mt 26,72).<\/p>\n<p>A questo tradimento seguono le lacrime dell\u2019apostolo e poi la riscoperta della bellezza della relazione con Ges\u00f9: dopo aver mangiato del pesce insieme ai discepoli, il Risorto gli domanda:<em>\u00a0<\/em>\u00ab<em>Simone di Giovanni, mi ami tu?<\/em>\u00bb (Gv 21,16). Sentiamo queste parole rivolte a noi\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Amicizia con Ges\u00f9 e dolore dei peccati<\/strong><\/p>\n<p>Santa Teresa d\u2019Avila dice che \u00e8 un\u2019ingenuit\u00e0 supporre che \u00ab<em>le anime con le quali nostro Signore si comunica in un modo che si crederebbe privilegiato, sono, nonostante ci\u00f2, cos\u00ec sicure di questo che non debbono mai pi\u00f9 sentire la necessit\u00e0 di temere o di piangere i loro peccati<\/em>\u00bb. Il dolore e il riconoscimento dei propri peccati, dei propri errori, \u00e8 qualcosa che riguarda ogni persona, perfino coloro che vivono esperienze mistiche particolari, certamente anche noi presbiteri.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Dovete essere veramente testimoni di un modo diverso di fare e di comportarvi. Ma nella vita \u00e8 difficile che tutto sia chiaro, preciso, disegnato in maniera retta. La vita \u00e8 complessa, \u00e8 fatta di grazia e di peccato. Se uno non pecca, non \u00e8 uomo. Tutti sbagliamo e dobbiamo riconoscere la nostra debolezza. Un religioso che si riconosce debole e peccatore non contraddice la testimonianza che \u00e8 chiamato a dare, ma anzi la rafforza, e questo fa bene a tutti. Ci\u00f2 che mi aspetto \u00e8 dunque la testimonianza. Desidero dai religiosi questa testimonianza speciale<\/em>\u00bb (Papa Francesco, <em>Svegliate il mondo<\/em>, Colloquio con i Superiori Generali, 29 novembre 2013).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Conseguenza del peccato e di un amore ferito<\/strong><\/p>\n<p>Parliamo di un dolore che \u00e8 naturale conseguenza di qualcosa che ci ha fatto del male, che ci ha feriti, e che ha lasciato un segno. Il peccato ferisce chi lo compie ma anche gli altri, l\u2019ambiente e perfino il cuore di Dio, il cuore trafitto di Ges\u00f9 crocifisso (cf. il peccato dei progenitori descritto nel capitolo 2 del libro della Genesi).<\/p>\n<p>\u00c8 conseguenza di un amore ferito. Soltanto chi ama veramente \u00e8 capace di questo dolore. Una ferita che fa soffrire. Il suo abituale riconoscimento \u00e8 possibilit\u00e0 di risalire alla sua origine: una storia di amore \u2026che ancora continua!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Dal catechismo<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>Che cos&#8217;\u00e8 il dolore dei peccati?<\/li>\n<\/ol>\n<p>Il dolore dei peccati consiste in un dispiacere e in una sincera detestazione dell&#8217;offesa fatta a Dio.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li>Di quante specie \u00e8 il dolore?<\/li>\n<\/ol>\n<p>Il dolore \u00e8 di due specie: perfetto, ossia di contrizione; imperfetto, ossia di attrizione.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li>Qual \u00e8 il dolore perfetto o di contrizione?<\/li>\n<\/ol>\n<p>Il dolore perfetto \u00e8 il dispiacere di avere offeso Dio, perch\u00e9 infinitamente buono e degno per se stesso di essere amato.<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li>Qual \u00e8 il dolore imperfetto o di attrizione?<\/li>\n<\/ol>\n<p>Il dolore imperfetto o di attrizione \u00e8 quello per cui ci pentiamo di avere offeso Dio, come sommo Giudice, cio\u00e8 per timore dei castighi meritati in questa o nell&#8217;altra vita o per la stessa bruttezza del peccato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Anestesie al dolore<\/strong><\/p>\n<p>A volte si fa finta di niente, ci si anestetizza da questo tipo di dolore, oppure si opera una scissione tra dolore e peccato: si vive il peccato e apparentemente non si sente dolore. Come Davide e il suo peccato con Betsabea, e poi contro Uria, tutto il racconto del capitolo 11 del secondo libro di Samuele non indica alcun sentimento che accompagni le sue scelleratezze\u2026<\/p>\n<p>Nella prima epoca spirituale degli EE (cf S. Ignazio di Lojola), il demonio tenta in modo grossolano facendoci intravvedere i piaceri legati al peccato\u2026 altro che dolore! \u00c8 una modalit\u00e0 di anestetizzare il dolore.<\/p>\n<p>\u00c8 vivere in modo inappropriato l\u2019esperienza del peccato con il contenuto emotivo corrispondente: \u00e8 come se uno prendesse tra le mani un ferro rovente e avvertisse una sensazione gradevole, mentre il tessuto della pelle irrimediabilmente viene danneggiato. O facesse del male ad una persona e fosse soddisfatto, contento, mentre l\u2019altro soffre e viene umiliato. Tutto ci\u00f2 non \u00e8 normale, indica modalit\u00e0 masochistiche o sadiche, modalit\u00e0 problematiche!<\/p>\n<p>\u00c8 la sclerocardia, il cuore duro e insensibile che non sente dolore e, probabilmente, neanche vera gioia.<\/p>\n<p>\u00c8 l\u2019accidia, ossia l\u2019impantanamento nelle cose materiali, l\u2019insensibilit\u00e0 alle cose dello Spirito e al dolore che consegue quando allo Spirito ci si chiude.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Abituale riconoscimento<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019abituale riconoscimento attiva l\u2019esperienza del dolore l\u00e0 dove fosse stata messa a tacere. Questo dolore \u00e8 opportunit\u00e0: \u00abAlla donna disse: Moltiplicher\u00f2 i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli\u00bb (Gen 2,16); \u00abAll&#8217;uomo disse: Poich\u00e9 hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell&#8217;albero di cui ti avevo comandato: &#8220;Non devi mangiarne&#8221;, maledetto il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita\u00bb (Gen 2,17). Non \u00e8 un dolore\/punizione ma aiuto per non dimenticare la propria dimensione creaturale.<\/p>\n<p>L\u2019abituale riconoscimento dei nostri peccati, \u00e8 la via che ci porta ad avere la giusta consapevolezza di noi stessi: creature segnate in tanti modi dal limite e dal peccato:<\/p>\n<ul>\n<li>Vita ansiosa che porta a percepire l\u2019intervento di Dio come in ritardo, e ad allontanarsi dalla via del Signore senza tardare (Cf. Esodo, 32);<\/li>\n<li>Vita bradicardica, o da bradipo, che porta a delegare ad altri quello che mi compete, rimanendo fermo nelle mie comodit\u00e0 dove mi trovo\u2026 (Cf. 2 Samuele, 11);<\/li>\n<li>Vita irriconoscente che porta a reclamare qualcosa &#8211; <em>dammi la parte che mi spetta; non mi hai mai dato &#8211;<\/em> senza accorgersi che mi \u00e8 stato gi\u00e0 dato tutto &#8211; <em>tutto ci\u00f2 che \u00e8 mio \u00e8 tuo<\/em> (Cf. Luca 15).<\/li>\n<\/ul>\n<p>\u00ab<em>Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verit\u00e0 non \u00e8 in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli \u00e8 fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquit\u00e0. Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non \u00e8 in noi<\/em>\u00bb (1 Gv 1, 8-10).<\/p>\n<p>Questa consapevolezza, non deve portarci ad una bassa stima di s\u00e9. Non potremmo vivere in modo equilibrato e maturo se vivessimo con una disistima di noi: saremmo abitualmente male, tristi\u2026 Questo atteggiamento ci dona l\u2019opportunit\u00e0 di avere una stima di noi fondata, questa volta, a partire dallo sguardo di Dio, uno sguardo misericordioso, capace di perdonarci <em>troppo<\/em> perch\u00e9 vede in noi creature preziose, sua immagine e somiglianza.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Ges\u00f9 Signore nostro, perch\u00e9 mi ha giudicato <strong>degno di fiducia<\/strong> mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi \u00e8 stata usata misericordia, perch\u00e9 agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e cos\u00ec la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carit\u00e0 che \u00e8 in Cristo Ges\u00f9.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa parola \u00e8 degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Ges\u00f9 \u00e8 venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perch\u00e9 Cristo Ges\u00f9 ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimit\u00e0, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna<\/em>\u00bb (1 Tm 1, 12-16).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Per concludere<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Dunque, l\u2019abituale riconoscimento dei nostri peccati ci rimanda al Cuore di Ges\u00f9, al volto umano di Dio in Ges\u00f9 di Nazareth. Il <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Culto\">culto<\/a> del <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Sacro_Cuore_di_Ges%C3%B9\">Sacro Cuore<\/a> ci aiuta a comporre la consapevolezza dei nostri peccati con la consapevolezza della misericordia di Dio, del suo sguardo che ci rende degni di fiducia.<\/p>\n<p>Questa consapevolezza, \u00e8 consapevolezza di perdono ricevuto e responsabilit\u00e0 di farci donatori di perdono quando celebriamo il sacramento della riconciliazione come ministri, ma anche nelle situazioni che accompagnano la nostra vita, le nostre relazioni, che domandano un cambiamento, una conversione nella direzione dell\u2019amore, della fraternit\u00e0.<\/p>\n<p>Cos\u00ec diceva San Leopoldo Mandic: \u00abSignore, perdonami se ho perdonato troppo. Ma sei tu che mi hai dato il cattivo esempio!\u00bb. Seguiamo con coraggio questo cattivo esempio, con la consapevolezza dei nostri peccati che diventa consapevolezza del perdono abbondante ricevuto e responsabilit\u00e0 di vivere il perdono, abbondante, nei confronti dei fratelli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La segnaletica del Calvario<\/strong><\/p>\n<p>In questo scritto di don Tonino Bello, troviamo delle indicazioni concrete per arrivare al cuore di Ges\u00f9, per maturare nel cammino di santificazione, riscoprire la bellezza del nostro ministero e ravvivare il dono ricevuto:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Miei cari fratelli, sulle grandi arterie, oltre alle frecce giganti collocate agli incroci, ce ne sono ogni tanto delle altre, di piccole dimensioni, che indicano snodi secondari. Ora, per noi che corriamo distratti sulle corsie preferenziali di un cristianesimo fin troppo accomodante e troppo poco coerente, quali sono le frecce stradali che invitano a rallentare la corsa per imboccare l\u2019unica carreggiata credibile, quella che conduce sulla vetta del Golgota? Ve ne dico tre. Ma bisogna fare attenzione, perch\u00e9 si vedono appena.<\/em><\/p>\n<p><em>La freccia dell\u2019accoglienza.<\/em><em>\u00a0\u00c9 una deviazione difficile, che richiede abilit\u00e0 di manovra, ma che porta dritto al cuore del Crocifisso. Accogliere il fratello come un dono. Non come un rivale. Un pretenzioso che vuole scavalcarmi. Un possibile concorrente da tenere sotto controllo perch\u00e9 non mi faccia le scarpe. Accogliere il fratello con tutti i suoi bagagli, compreso il bagaglio pi\u00f9 difficile da far passare alla dogana del nostro egoismo: la sua carta d\u2019identit\u00e0! Si, perch\u00e9 non ci vuole molto ad accettare il prossimo senza nome, o senza contorni, o senza fisionomia. Ma occorre una gran fatica per accettare quello che \u00e8 iscritto all\u2019anagrafe del mio quartiere o che abita di fronte a casa mia. Coraggio! Il Cristianesimo \u00e8 la religione dei nomi propri, non delle essenze. Dei volti concreti, non degli ectoplasmi. Del prossimo in carne ed ossa con cui confrontarsi, e non delle astrazioni volontaristiche con cui crogiolarsi.<\/em><\/p>\n<p><em>La freccia della riconciliazione.<\/em><em>\u00a0Ci indica il cavalcavia sul quale sono fermi, a fare autostop, i nostri nemici. E noi dobbiamo assolutamente frenare. Per dare un passaggio al fratello che abbiamo ostracizzato dai nostri affetti. Per stringere la mano alla gente con cui abbiamo rotto il dialogo. Per porgere aiuto al prossimo col quale abbiamo categoricamente deciso di archiviare ogni tipo di rapporto. \u00c8 sulla rampa del perdono che vengono collaudati il motore e la carrozzeria della nostra esistenza cristiana. \u00c8 su questa scarpata che siamo chiamati a vincere la pendenza del nostro egoismo ed a misurare la nostra fedelt\u00e0 al mistero della croce.<\/em><\/p>\n<p><em>La freccia della comunione<\/em><em>. Al Golgota si va in corteo, come ci and\u00f2 Ges\u00f9. Non da soli. Pregando, lottando, soffrendo con gli altri. Non con arrampicate solitarie, ma solidarizzando con gli altri che, proprio per avanzare insieme, si danno delle norme, dei progetti, delle regole precise, a cui bisogna sottostare da parte di tutti. Se no, si rompe qualcosa. Non il cristallo di una virt\u00f9 che, al limite, con una confessione si pu\u00f2 anche ricomporre. Ma il tessuto di una comunione che, una volta lacerata, richieder\u00e0 tempi lunghi per pazienti ricuciture. Il Signore ci conceda la grazia di discernere, al momento giusto, sulla circonvallazione del Calvario, le frecce che segnalano il percorso della Via Crucis. Che \u00e8 l\u2019unico percorso di salvezza<\/em>\u00bb. (Don Tonino Bello, <em>La segnaletica del Calvario<\/em>)<\/p>\n<p>foto di repertorio<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; 2024.06.07.Riflessione_Arcivescovo_Giornata_della_Santificazione_Sacerdotale &nbsp; \u00abCarissimi Fratelli Sacerdoti, oggi, nella Solennit\u00e0 del Sacratissimo Cuore di Ges\u00f9, celebriamo la\u00a0Giornata della Santificazione Sacerdotale. 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