{"id":540,"date":"2022-03-21T22:08:10","date_gmt":"2022-03-21T21:08:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/cancelleria\/il-venerabile-don-pasquale-uva-precursore-nel-mezzogiorno-ditalia-di-attivita-di-accoglienza-e-inclusione\/"},"modified":"2022-03-21T22:08:10","modified_gmt":"2022-03-21T21:08:10","slug":"il-venerabile-don-pasquale-uva-precursore-nel-mezzogiorno-ditalia-di-attivita-di-accoglienza-e-inclusione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/cancelleria\/il-venerabile-don-pasquale-uva-precursore-nel-mezzogiorno-ditalia-di-attivita-di-accoglienza-e-inclusione\/","title":{"rendered":"Il Venerabile Don Pasquale Uva precursore nel Mezzogiorno d\u2019Italia\u00a0 di attivit\u00e0 di accoglienza e inclusione"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il Venerabile Don Pasquale Uva precursore nel Mezzogiorno d\u2019Italia\u00a0 <\/strong><strong>di attivit\u00e0 di accoglienza e inclusione<\/strong><\/p>\n<p><strong>La riflessione dell&#8217;Arcivescovo sulla figura del Venerabile, tenuta il 15 marzo, a Bisceglie,\u00a0 presso la Sala conferenze dell\u2019Opera Don Uva, all&#8217;interno delle giornate della seconda edizione di &#8220;Dialoghi sulla salute&#8221;, rassegna \u201cCircolo dei lettori \u2013 Presidio del libro\u201d di Bisceglie, nell\u2019ambito del progetto \u201cLa parola che cura \u2013 Viaggiare per non perdersi\u201d<\/strong><\/p>\n<p>A Bisceglie, come<em> \u201cin tutte le citt\u00e0, senza eccezioni di sorta, dalle maggiori alle pi\u00f9 piccole, si ripeteva il commovente inumano spettacolo della deficienza, crudele svago dei monelli, in pochi suscitatrice di sterile compassione, fenomeno inosservato per i pi\u00f9 <\/em>[\u2026]. <em>Erano infelici deficienti, epilettici, paralitici, ebeti, scemi, deformi i quali, girando per le strade e per le piazze, cenciosi, sudici e seminudi, venivano rincorsi e malvagiamente picchiati dai monelli. Fanciulle deficienti diventavano vittime delle pi\u00f9 brutali passioni di cui \u00e8 capace l\u2019uomo animale <\/em>[\u2026]. <em>E cos\u00ec questi infelici, cui si negava l\u2019asilo negli ospedali e nei ricoveri comuni, perch\u00e9 logicamente vietato dai rispettivi statuti, passavano la vita, specie dopo la morte dei genitori, per lo pi\u00f9 senza tetto, esposti ai rigori della stagione, della fame, delle malattie, del sudiciume che li divorava e degli insetti che disseminavano per le strade, finch\u00e9 la pietosa morte non veniva a liberarli da tali supplizi\u201d <\/em>(G. Felsani, <em>Casa della Divina Provvidenza, <\/em>Tipografia Casa della Divina Provvidenza, Bisceglie 1952, p.8).<\/p>\n<p>\u00c8 questa la realt\u00e0 che per don Pasquale Uva diventa chiamata ad impegnare la sua vita di presbitero a servizio dei deficienti, ad accogliere coloro che erano gli ultimi, gli esclusi, a prendersi cura di loro con amore.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Ges\u00f9: il perch\u00e9 del suo approccio inclusivo<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>Cosa lo spinse a curare questi folli rifiutati da tutti? La certezza che in ogni sofferente vi \u00e8 Cristo: ecco il segreto di don Uva! Egli non \u00e8 un benefattore dell\u2019umanit\u00e0 allo stesso modo dei filantropi, ma \u00e8 ancora di pi\u00f9, \u00e8 colui che viene incontro alle sofferenze alleviandole perch\u00e9 \u00e8 innamorato di Cristo e, di conseguenza, ama tutto quanto Dio stesso ama<\/em>\u201d (Nicola Gori, a cura di, <em>Pasquale Uva, Amate gli ammalati, Pensieri scelti, <\/em>Edizioni San Paolo, 2006, p. 17).<\/p>\n<p>Credo che l\u2019approccio inclusivo di don Pasquale, trovi qui il suo motivo fondamentale. Accogliere, amare e curare gli ultimi, \u00e8 incontrare Ges\u00f9 stesso. Gli ultimi sono sacramento della presenza del Signore. Cos\u00ec troviamo scritto nel Vangelo: \u201c<em>ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato,\u00a0nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.\u00a0Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?\u00a0Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?\u00a0E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?\u00a0Rispondendo, il re dir\u00e0 loro: In verit\u00e0 vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli pi\u00f9 piccoli, l&#8217;avete fatto a me<\/em>\u201d (Mt 25, 35-40).<\/p>\n<p>Provare a dire qualcosa sul tema dell\u2019approccio inclusivo nei confronti degli ultimi da parte di don Uva, a mio avviso, domanda di considerare un dato di partenza necessario: don Pasquale \u00e8 un prete, un vero prete, e come tale non pu\u00f2 che avere come modello di riferimento Ges\u00f9, da Lui si \u00e8 lasciato catturare, a lui ha risposto donando e consacrando nel Sacramento dell\u2019Ordine la sua persona. Come Lui e con Lui vuole vivere.<\/p>\n<p>Questo Ges\u00f9 che incontra nelle lunghe ore di preghiera davanti al tabernacolo, lo riconosce presente nei fratelli e sorelle, in modo particolare negli ultimi. Con queste parole si rivolge alle Ancelle della Divina Provvidenza: \u201c<em>Scopo della nostra istituzione \u00e8 quello di dare gloria al Signore con la nostra perfezione e l\u2019assistenza agli infelici, guardando in questi la stessa persona di nostro Signore Ges\u00f9 Cristo<\/em>\u201d (Nicola Gori, a cura di, <em>Pasquale Uva, Amate gli ammalati, Pensieri scelti, <\/em>Edizioni San Paolo, 2006<em>,<\/em> n. 33, pp. 39-40).<\/p>\n<p>Dare gloria al Signore, \u00e8 l\u2019invito che rivolge alle Ancelle della Divina Provvidenza, sia attraverso la vita di perfezione secondo i consigli evangelici di povert\u00e0, obbedienza e verginit\u00e0 per il Regno dei Cieli, sia attraverso l\u2019assistenza agli infelici che domanda accoglienza, amore, cura, inclusione.<\/p>\n<p>\u201c<em>Egli accoglieva ortofrenici, deficienti, epilettici, deformi, alienati. Procurava alimenti, medicine, il piacere della vita, il divertimento. Soccorreva anche le famiglie dei pazienti. Guardava alle nuove povert\u00e0. Ma obiettivo per lui preponderante era la promozione umana, il culto della personalit\u00e0, supremo valore creato<\/em>\u201d (Corrado Ursi, in Salvatore Garofalo, <em>La pi\u00f9 difficile carit\u00e0. Il Servo di Dio Don Pasquale Uva, <\/em>Casa della divina Provvidenza, Opera don Uva, 1995, p. 6).<\/p>\n<p>\u00ab<em>L\u2019intuizione di fondo che Don Uva colse nella malattia e che molti studiosi e ideologi delle moderna psichiatria non riescono a cogliere, \u00e8 essenzialmente questa: i dementi non sono degli \u201cuguali\u201d resi diversi dalla societ\u00e0, ma sono diversi che devono avere uguali diritti degli altri\u00bb<\/em> (Marcello Veneziani, <em>Don Pasquale Uva tra passato e presente, <\/em>Tipografia Mezzina, Molfetta 1983, pp. 15-16).<\/p>\n<p>Diversi con gli stessi diritti di tutti perch\u00e9 tutti e ognuno siamo persone con la stessa dignit\u00e0. Don Pasquale, prete, uomo di fede, riconosce questa dignit\u00e0 nel fatto che ogni persona \u00e8 abitata dal Signore, ognuno, nella sua verit\u00e0 pi\u00f9 profonda \u00e8 immagine di Dio, un riflesso originale e irripetibile dell\u2019unico volto di Dio.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 a parte da uno sguardo che riconosce negli altri, soprattutto gli infelici, i malati, gli scartati, la presenza dell\u2019Altro. \u00c8 Ges\u00f9 che sta alla base dell\u2019approccio, della relazione inclusiva di don Uva, atteggiamento che dovrebbe appartenere ad ogni battezzato.<\/p>\n<p>Nel sofferente ogni persona di fede vede Ges\u00f9. Nel sofferente, ogni persona di fede o no, \u00e8 chiamata a vedere un suo fratello, a riconoscerne la dignit\u00e0 di essere umano che domanda rispetto, accoglienza, assistenza, cura, amore. Ogni persona, ancora di pi\u00f9 quando \u00e8 sofferente, debole, fragile\u2026 \u00e8 realt\u00e0 sacra!<\/p>\n<p><em>\u201cL\u2019Opera doveva affermare fortemente il valore della vita umana nella sua integrit\u00e0 fisica, psichica e spirituale. Per tale ragione gli ammalati avevano un orario proprio: levata, preghiera, colazione, scuola o lavoro, pranzo, ricreazione ecc. L\u2019ammalato doveva essere trattato con la stessa dignit\u00e0 di ogni altra persona sana di mente e di corpo. I pazienti che lavoravano a fine settimana godevano anche una paghetta per le necessit\u00e0 personali o da mandare in famiglia.<\/em><\/p>\n<p><em>L\u2019unico scopo dell\u2019Opera di don Pasquale \u00e8: La gloria di Dio; la dignit\u00e0 della persona umana; la persona sofferente \u00e8 la stessa persona di Nostro Signore Ges\u00f9 Cristo; aiutare gli ammalati a valorizzare la loro sofferenza per la salvezza del mondo\u201d<\/em>(Suor Santina Sabia, Superiora Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza, Opera Don Uva, Bisceglie, <em>Pro Manuscripto<\/em>, 2022)<em>.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Lo sguardo e la compassione: il come del suo approccio inclusivo<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<ul>\n<li><strong><em>Lo sguardo<\/em><\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p><em>Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domand\u00f2: &#8220;Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredit\u00e0 la vita eterna?&#8221;. Ges\u00f9 gli disse: &#8220;Perch\u00e9 mi chiami buono? Nessuno \u00e8 buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre&#8221;. Egli allora gli disse: &#8220;Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza&#8221;. Allora Ges\u00f9 fiss\u00f2 lo sguardo su di lui, lo am\u00f2 e gli disse: &#8220;Una cosa sola ti manca: va&#8217;, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!&#8221; <\/em>(Mc 10, 17-21).<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un tale che chiede vita e vita eterna. Nell\u2019esperienza umana, questa \u00e8 una domanda che si fa pi\u00f9 forte nella misura in cui la vita \u00e8 percepita come ridotta, impedita, non riconosciuta, sofferente: quando si vive la vita degli ultimi!<\/p>\n<p>Nei confronti di questa persona lo sguardo di Ges\u00f9 non \u00e8 sfuggente n\u00e9 superficiale: <em>fissatolo lo am\u00f2<\/em>.<\/p>\n<p><em>Fissatolo: <\/em>\u00a0\u00e8 un guardare dentro, indica uno sguardo penetrante. Guardando in profondit\u00e0, vedendo anche ci\u00f2 che non appare all\u2019esterno, o ci\u00f2 che non \u00e8 conosciuto dallo stesso interessato\u2026 lo am\u00f2; am\u00f2 ci\u00f2 che vide!<\/p>\n<p>Cosa si scorge quando si guarda in profondit\u00e0 come Ges\u00f9? Al di la di ci\u00f2 che pu\u00f2 apparire, si incontra la verit\u00e0 che appartiene ad ogni persona, la sua dignit\u00e0, l\u2019essere immagine e somiglianza di Dio.<\/p>\n<p>Eugen Drewermann, teologo e terapeuta, nel suo libro <em>Cenerentola<\/em>, <em>La fiaba dei fratelli Grimm interpretata alla luce della psicologia del profondo<\/em>, cos\u00ec si esprime sull\u2019argomento: Cenerentola, un nome dal significato impreciso, \u201c<em>poich\u00e9 descrive solo il lato esteriore, ci\u00f2 che si vede; nella natura di una \u2018Cenerentola\u2019, invece, conta molto di pi\u00f9 ci\u00f2 che non si vede, ma che si deve assolutamente vedere per comprendere l\u2019essenza di una persona del genere. Il segreto, il miracolo della sua vita consiste infatti nel non perdere mai il senso della propria dignit\u00e0, anche nella disgrazia e nel non rinunciare, di fronte alla forza apparentemente schiacciante delle resistenze opposte da tutto il mondo esterno, al sogno di essere fondamentalmente destinata a qualcosa di regale. Tale contrasto tra l\u2019umiliazione esteriore e la vocazione interiore, tra le condizioni di partenza e il traguardo, tra il destino avverso e il desiderio del cuore determina il nucleo della figura di Cenerentola. Volendo esprimere la tensione insita nel suo soggetto, quindi, la fiaba dei fratelli Grimm dovrebbe chiamarsi non \u2018Cenerentola\u2019, bens\u00ec \u2018La regina della cenere\u2019 [\u2026] Nel linguaggio delle fiabe \u2018Cenerentola\u2019 \u00e8 una dimostrazione della dignit\u00e0 non ancora scoperta della persona in condizioni apparentemente umili, un simbolo dell\u2019incrollabilit\u00e0 di una nobilt\u00e0 interiore che non conosce la propria origine, eppure anela fervidamente il proprio futuro. \u2018Cenerentola\u2019 si ripete ovunque e ogni qual volta le persone non smettono di credere nella vocazione del proprio essere, malgrado tutto\u201d<\/em>.<\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em>C\u2019\u00e8 qui il tema dell\u2019 \u201damabilit\u00e0 essenziale\u201d, una amabilit\u00e0 a partire da quello che si \u00e8, e non da quello che si fa, indipendentemente da come si appare, da quello che si manifesta di s\u00e9, da quello che vedono o valutano gli altri.<\/p>\n<p>L\u2019approccio di don Uva \u00e8 caratterizzato da uno sguardo amorevole, come quello di Ges\u00f9, sa guardare in verit\u00e0, riconosce la stessa dignit\u00e0 in ogni essere umano.<\/p>\n<p>Un testo di don Tonino Bello pu\u00f2 aiutarci in questa nostra riflessione:<\/p>\n<p><em>Basilica Maggiore, <\/em>in Renato Brucoli e Ignazio Boi, a cura di, <em>Occhi nuovi. Le parole che dicono il suo sguardo, <\/em>ED INSIEME, 2028, p. 94<em>.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li><strong><em>La compassione<\/em><\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p><em>Ges\u00f9 percorreva tutte le citt\u00e0 e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermit\u00e0. Vedendo le folle, ne sent\u00ec compassione, perch\u00e9 erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore <\/em>(Mc 9, 35-36).<\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong>Il testo di Marco descrive la compassione che la vista delle folle provoca su Ges\u00f9: \u201cvedendo le folle ne sent\u00ec compassione\u201d. La vista delle folle lo commuove. Per Ges\u00f9 \u00e8 una scena che tocca il cuore e ferisce l\u2019anima. Il suo, \u00e8 uno sguardo che sa andare oltre ci\u00f2 che appare, sa cogliere il cuore dell\u2019altro e allo stesso tempo sa coinvolgere il proprio cuore. \u00c8 uno sguardo di empatia.<\/p>\n<p>Pensiamo alle nostre relazioni se sono conseguenza di uno sguardo superficiale, freddo, interessato (nel senso di egoismo alla ricerca di una gratificazione personale) e distante; oppure sono frutto di uno sguardo che sa realisticamente conoscere e riconoscere la realt\u00e0 e coinvolgere di conseguenza il nostro cuore in modo gratuito?<\/p>\n<p>Ges\u00f9 non solo guarda oltre l\u2019apparenza, vedendo ci\u00f2 che l\u2019uomo \u00e8 al livello del cuore, vede anche ci\u00f2 che l\u2019uomo non riesce ad essere ancora e che \u00e8 chiamato a diventare; diventare un gregge con il suo pastore. Gregge \u00e8 un\u2019immagine carica di affetto che rimanda alla comunit\u00e0 in cui si vivono relazioni di vicinanza, legami di fraternit\u00e0, in cui ci si sente al sicuro, accompagnati, difesi e sostenuti da un pastore che ci conosce, ci chiama per nome, uno ad uno, ci vuole bene. \u00c8 il pastore, Ges\u00f9, che da la sua vita per noi, per tutti noi e per ciascuno di noi, anche per chi somiglia a quella pecora smarrita che non viene abbandonata alla sua sorte, \u00e8 desiderata, cercata, e una volta trovata non viene punita o rimproverata, ma caricata sulle spalle dal buon pastore \u00e8 ricondotta all\u2019ovile, a casa. Imitare il buon pastore, cos\u00ec fece don Uva nei confronti della tante pecore smarrite, abbandonate, senza casa, non amate o perfino derise ed escluse.<\/p>\n<p>Ecco, a mio avviso, un\u2019altra caratteristica dell\u2019approccio inclusivo di don Pasquale: ogni persona ha uguale diritto ad essere considerata, accolta, assistita, curata e attraverso questi atteggiamenti, soprattutto riconosciuta nel suo essere originale riflesso dell\u2019unico volto di Dio, aiutata a manifestarlo, superando ci\u00f2 che gli impedisce di farlo.<\/p>\n<p>A partire da questo guardare oltre e, di conseguenza, dalla percezione dello scarto tra ci\u00f2 che l\u2019uomo \u00e8 e ci\u00f2 che \u00e8 chiamato a diventare e ancora non riesce ad essere, nasce la compassione di Ges\u00f9. \u00c8 questa compassione che lo muove a dire, ad agire, ad accogliere, a compiere il miracolo&#8230;<\/p>\n<p>\u00c8 la stessa compassione che mosse don Uva verso gli ultimi e permise alla Provvidenza di Dio, attraverso il suo agire, di compiere il miracolo: in poco pi\u00f9 di 30 anni aveva fondato, a Bisceglie, un ricovero per deficienti, l\u2019ospedale psichiatrico, e altri manicomi nel resto del Sud (Foggia, Guidonia, Palestrina, Potenza).<\/p>\n<p>Guardare le persone in questo modo significa anche aiutarle a prendere consapevolezza di chi sono (un dono prezioso da accogliere, immagine e somiglianza di Dio) e chi sono chiamate a diventare (riflesso originale, unico e irripetibile di Dio). Guardare i deficienti in questo modo crea il contesto necessario perch\u00e9 questi si sentano spinti a superare difficolt\u00e0, recuperare ritardi, trovare il proprio modo di vivere nella comunit\u00e0 sociale ed ecclesiale, in una parola, spinti a vivere la guarigione! Al contrario, l\u2019indifferenza fa nascere solitudine, frustrazione in chi ci passa accanto. L\u2019interesse per ci\u00f2 che porta guadagno fa accantonare i malati cronici, emarginare i malati psichiatrici, escludere gli anziani, uccidere coloro che ancora non vedono la luce! (cf. Papa Francesco, tema dello scarto in <em>Fratelli tutti<\/em>).<\/p>\n<p><em>\u201cL\u2019amore implica qualcosa di pi\u00f9 che una serie di azioni benefiche. Le azioni derivano da un\u2019unione che inclina sempre pi\u00f9 verso l\u2019altro considerandolo prezioso, degno, gradito e bello, al di l\u00e0 delle apparenze fisiche o morali. L\u2019amore all\u2019altro per quello che \u00e8 ci spinge a cercare il meglio per la sua vita. Solo coltivando questo modo di relazionarci renderemo possibile l\u2019amicizia sociale che non esclude nessuno e la fraternit\u00e0 aperta a tutti\u201d <\/em>(Papa Francesco, <em>Fratelli tutti, <\/em>n. 94).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Approccio inclusivo: sguardo che trasforma<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Concludo con un\u2019ultima caratteristica dello sguardo di don Pasquale, come quello di Ges\u00f9, che permette quello che abbiamo chiamato un approccio inclusivo. Mi faccio aiutare dalle parole di S. Giovanni della Croce. Cos\u00ec dice nel <em>Cantico Spirituale:<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La Sposa<\/em><\/p>\n<ol>\n<li>Dove ti nascondesti,<\/li>\n<\/ol>\n<p>in gemiti lasciandomi, o Diletto?<\/p>\n<p>Come il cervo fuggisti,<\/p>\n<p>dopo avermi ferito;<\/p>\n<p>ti uscii dietro gridando: ti eri involato!<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li>Pastori, voi che andate<\/li>\n<\/ol>\n<p>di stazzo in stazzo fino all&#8217;alto colle,<\/p>\n<p>se per caso incontrate<\/p>\n<p>chi pi\u00f9 di ogni altro bramo,<\/p>\n<p>ditegli che languisco, soffro e muoio.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li>In cerca del mio amore,<\/li>\n<\/ol>\n<p>andr\u00f2 per questi monti e queste rive;<\/p>\n<p>non coglier\u00f2 mai fiore,<\/p>\n<p>non temer\u00f2 le fiere,<\/p>\n<p>superer\u00f2 i forti e le frontiere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Domanda alle creature<\/em><\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li>O boschi e selve ombrose<\/li>\n<\/ol>\n<p>piantate dalla mano dell&#8217;Amato!<\/p>\n<p>O prato verdeggiante<\/p>\n<p>di bei fiori smaltato!<\/p>\n<p>Ditemi se attraverso voi \u00e8 passato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Risposta delle creature<\/em><\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li>Mille grazie spargendo<\/li>\n<\/ol>\n<p>pass\u00f2 per questi boschi con snellezza,<\/p>\n<p>e, mentre li guardava,<\/p>\n<p>solo con il suo sguardo<\/p>\n<p>adorni li lasci\u00f2 d&#8217;ogni bellezza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 uno sguardo, quello di Dio, che sa riconoscere nelle creature la bellezza della sua immagine, ma anche uno sguardo che \u2018adorna\u2019 di bellezza ci\u00f2 che guarda: la potenza dello sguardo di Dio!<\/p>\n<p>Per analogia, qualcosa del genere pu\u00f2 accadere anche allo sguardo umano.<\/p>\n<p>Il nostro modo di guardare una persona la aiuta ad essere\/diventare come la guardiamo. Riconoscere in lei la bellezza del volto di Dio, aiuta, sostiene, favorisce la manifestazione di questa.<\/p>\n<p>Don Pasquale Uva riconosce negli ultimi la presenza di Cristo, \u00e8 questa la condizione e la motivazione che lo spinge all\u2019accoglienza, all\u2019approccio inclusivo.<\/p>\n<p>Sull\u2019esempio di don Pasquale, sentiamoci anche noi chiamati ad avere uno sguardo che ricerca e riconosce la particolare bellezza del volto di Dio riflesso in ogni persona, in modo particolare negli ultimi che domandano come tutti di essere aiutati ad esprimere la bellezza della loro dignit\u00e0.<\/p>\n<p>Don Pasquale ha rivelato il volto di Dio, Padre buono, attraverso il suo servizio, ma ha anche riconosciuto il volto di Dio nelle persone che ha incontrato nel servizio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Mille grazie spargendo<\/em><\/p>\n<p><em>pass\u00f2 per questi boschi con snellezza,<\/em><\/p>\n<p><em>e, mentre li guardava,<\/em><\/p>\n<p><em>solo con il suo sguardo<\/em><\/p>\n<p><em>adorni li lasci\u00f2 d\u2019ogni bellezza.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tutto qui!<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/cancelleria\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2022\/03\/Riflessione-Arcivescovo-su-Don-Uva.pdf\">Riflessione Arcivescovo su Don Uva<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Venerabile Don Pasquale Uva precursore nel Mezzogiorno d\u2019Italia\u00a0 di attivit\u00e0 di accoglienza e inclusione La riflessione dell&#8217;Arcivescovo sulla figura del Venerabile, tenuta il 15 marzo, a Bisceglie,\u00a0 presso la Sala conferenze dell\u2019Opera Don Uva, all&#8217;interno delle giornate della seconda edizione di &#8220;Dialoghi sulla salute&#8221;, rassegna \u201cCircolo dei lettori \u2013 Presidio del libro\u201d di Bisceglie, nell\u2019ambito del progetto \u201cLa parola che cura \u2013 Viaggiare per &hellip; <a href=\"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/cancelleria\/il-venerabile-don-pasquale-uva-precursore-nel-mezzogiorno-ditalia-di-attivita-di-accoglienza-e-inclusione\/\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\"><\/span> <span class=\"meta-nav\">&raquo;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":541,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"ip_address":"","user_agent":"","level":"","revision":"","cookie_id":"","page_referer":"","html_form":"","footnotes":""},"categories":[386,393],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/cancelleria\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/540"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/cancelleria\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/cancelleria\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/cancelleria\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/cancelleria\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=540"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/cancelleria\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/540\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":542,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/cancelleria\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/540\/revisions\/542"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/cancelleria\/wp-json\/wp\/v2\/media\/541"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/cancelleria\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=540"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/cancelleria\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=540"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/cancelleria\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=540"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}