{"id":1304,"date":"2012-07-12T12:49:53","date_gmt":"2012-07-12T12:49:53","guid":{"rendered":"http:\/\/stage.h24net.eu\/sistemab\/museocattedralebarletta\/?p=751"},"modified":"2012-07-12T12:49:53","modified_gmt":"2012-07-12T12:49:53","slug":"corredo-per-la-comunione-agli-appestati-a-portaostia-b-cucchiaino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/corredo-per-la-comunione-agli-appestati-a-portaostia-b-cucchiaino\/","title":{"rendered":"Corredo per la Comunione agli appestati: A. Portaostia; B. Cucchiaino"},"content":{"rendered":"<p><!--:it-->&nbsp;<\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Autore \/Ambito<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">ignoto artigiano locale<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Datazione<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">met\u00e0 del XVII secolo<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Materia\/Tecnica<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">argento a fusione<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Misure<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">A. 14 cm; B. 7.5 cm<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Provenienza<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">cattedrale di santa Maria Maggiore<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Descrizione<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">I due oggetti sono stati pubblicati per la prima volta nel 1912 in una ricerca svolta da S. Santeramo dal titolo: \u201cLa peste del 1656-57 a Barletta\u201d, con la didascalia: \u201c<em>lunetta e cucchiaino d\u2019argento per amministrare il viatico agli appestati<\/em>\u201d. Sempre da S. Santeramo sono elencati, con simile dicitura, nel paragrafo dedicato al \u201c<em>piccolo tesoro della cattedrale<\/em>\u201d, all\u2019interno del volume: \u201cIl simbolismo della cattedrale di Barletta\u201d, edito nel 1917. Sulla base di queste indicazioni diamo per fatto certo sia la funzione dei predetti oggetti per la somministrazione dell\u2019Eucarestia, sia il loro legame con i numerosi eventi di peste accaduti nel territorio a partire dalla fine del secolo XIV; pi\u00f9 difficile \u00e8 invece precisare il periodo di realizzazione, ricavandolo da un\u2019analisi interna dei manufatti stessi. In argento, eseguiti a fusione, la lunetta si presenta con la parte inferiore lavorata a vite (evidentemente per essere inserita in un manico di legno); la parte di raccordo \u00e8 decorata con due anelli a tronco di cono seguiti da un cilindro che si conclude in un motivo a tre anelli, di cui quello centrale pi\u00f9 grande e bombato; la parte terminale vede inserita la lunetta atta a contenere l\u2019Ostia per la Comunione su una piccola asta a tronco di piramide. Il cucchiaino, tondeggiante (si notano incisioni nella parte convessa), presenta due piccole punte dal lato dov\u2019\u00e8 l\u2019attaccatura del manico, leggermente curvato e arrotondato all\u2019impugnatura. Dei due oggetti, solo la lunetta presenta una decorazione ad anelli nel piccolo manico, simile per fattura a quella del manico della pace conservata nel museo medesimo (v. scheda dedicata). Sia questa similarit\u00e0 con un manufatto databile alla seconda met\u00e0 del secolo XVII, sia le osservazioni di carattere esterno riguardo all\u2019evento di peste del 1656-57, fanno propendere per una datazione allo stesso XVII secolo.<\/p>\n<p>Questo evento catastrofico per la citt\u00e0 di Barletta si fa iniziare, secondo la ricostruzione documentaria svolta da S. Santeramo, nel giugno del 1656, come causato dalla presenza nel porto della nave mercantile \u201cSant\u2019Andrea\u201d proveniente da Napoli, dove gi\u00e0 il morbo infestava. Una lastra tombale, che si conserva nella chiesa di sant\u2019Andrea, recita: \u201c<em>Ex illis qui anno MDCLVI pestilentia decesserunt hac in parte et sub istis lapidibus cadavera multa iacent<\/em>\u201d (in questo luogo e sotto queste pietre giacciono molti cadaveri di quelli che morirono a causa della peste nell\u2019anno 1656); a questa fa eco un documento del 5 novembre 1656: \u201c<em>Et perch\u00e9 la citt\u00e0 hoggi si trova costituita in pessimo stato, Nostro Signore Iddio la sta flagellando con la peste, e sino hoggi, \u00e8 estinta la mit\u00e0<\/em>\u201d. La dichiarazione che in citt\u00e0 il morbo \u00e8 cessato si ha esattamente un anno dopo; infatti in un documento del 22 giugno 1657 il notaio Spallucci dichiara: \u201c<em>Ad presens vero ex quo presens civitas reperitur libera a dicto morbo<\/em>\u201d (in verit\u00e0, al momento presente, la detta citt\u00e0 \u00e8 stata trovata liberata dal morbo in questione). In un recente convegno svoltosi a Barletta il 15 luglio 2011, \u00abLa peste del 1656 a Barletta\u00bb sono stati resi noti i risultati di un\u2019indagine scientifica svolta su resti umani ritrovati nel sottosuolo della chiesa di Sant\u2019Andrea; si \u00e8 potuto accertare che il batterio responsabile di quella epidemia a quasi 400 anni di distanza fu la \u00ab<em>Yersinia pestis<\/em>\u00bb (agente per la peste polmonare e bubbonica). Promotori ed esecutori della scoperta sono stati i ricercatori del <em>Centro per l\u2019Antrace dell\u2019Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata<\/em>, coordinati dal dott. Antonio Fasanella. L\u2019importanza scientifica della ricerca sta nel fatto che in passato ogni forma epidemica veniva chiamata peste e avere identificato esattamente quale batterio abbia causato l\u2019epidemia del 1656-57 \u00e8 di basilare importanza non solo per la storia della medicina, ma per la ricerca storica in senso lato. \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Luigi Nunzio Dibenedetto<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><!--:--><!--:en--><br \/>\n<!--:--><!--:de--><br \/>\n<!--:--><!--:fr--><br \/>\n<!--:--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Autore \/Ambito ignoto artigiano locale Datazione met\u00e0 del XVII secolo Materia\/Tecnica argento a fusione Misure A. 14 cm; B. 7.5 cm Provenienza cattedrale di santa Maria Maggiore Descrizione I due oggetti sono stati pubblicati per la prima volta nel 1912 in una ricerca svolta da S. 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