{"id":307,"date":"2012-07-05T15:23:05","date_gmt":"2012-07-05T15:23:05","guid":{"rendered":"http:\/\/stage.h24net.eu\/sistemab\/museocattedralebarletta\/?p=307"},"modified":"2012-07-05T15:23:05","modified_gmt":"2012-07-05T15:23:05","slug":"basilica-paleocristiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/basilica-paleocristiana\/","title":{"rendered":"Basilica paleocristiana"},"content":{"rendered":"<p><!--:it--><\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Autore \/Ambito<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">committenza di San Sabino, vescovo di Canosa dal 514 al 566<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Datazione<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">primo quindicennio seconda met\u00e0 VI secolo<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Materia\/Tecnica<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">mattoni in laterizio e conci in pietra<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Misure<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">28 x 16 cm (il rinvenuto)<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Provenienza<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">scavi della Cattedrale di Santa Maria Maggiore<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Descrizione<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">La basilica rinvenuta nel sottosuolo della Cattedrale di Barletta rappresenta la testimonianza pi\u00f9 antica di un edificio di culto cristiano eretto nell\u2019area dove insiste il nucleo storico della citt\u00e0. Le strutture architettoniche superstiti si riferiscono a parte dei muri di fondo ad est \u2013 con ampie tracce murarie dell\u2019abside della navata centrale \u2013 e a gran parte della struttura muraria meridionale. Si sono conservati anche tratti dei muri di catena su cui poggiavano gli elementi verticali che scandivano la divisione in navate dell\u2019edificio. Da queste testimonianze si \u00e8 potuto ricostruire l\u2019impianto della basilica, monoabsidata, a tre navate divise probabilmente da pilastri, visto che le due basi lapidee ritrovate in situ non mostrano fori per i perni di fissaggio delle colonne; anche se va detto che le colonne della cattedrale romanica risultano sicuramente di spolio e si pu\u00f2, perci\u00f2, ipotizzare che siano state riutilizzate quelle della basilica paleocristiana. Il piano dell\u2019edificio portato alla luce misura in lunghezza m. 27,84 e risulta scandito in otto campate, con un interasse di m. 2,20 di media. Poich\u00e9 non \u00e8 stato individuato n\u00e9 il muro nord (che sorgeva oltre il muro di fondazione della basilica romanica), n\u00e9 il muro ovest, sulla base delle indicazioni suggerite dalla struttura scoperta, si \u00e8 ricostruita un\u2019ampiezza di circa m. 20 e si \u00e8 ipotizzata una lunghezza di circa m. 38, pari a dieci campate, forti anche delle similarit\u00e0 con la basilica di Rufenzio ad Egnazia. Lungo il lato meridionale si individuano due soglie; quella pi\u00f9 a ovest dava quasi certamente accesso all\u2019esterno; quella pi\u00f9 a est \u2013 da saggi di scavo condotti all\u2019esterno della cattedrale romanica \u2013 introduceva in un complesso di ambienti, anch\u2019essi con pavimentazione a mosaico. Quest\u2019ultimo dato fa supporre una funzione liturgica (area battesimale?), o di rappresentanza (sede vescovile?), ma solo un ampliamento degli scavi verso la piazza potr\u00e0 dare risposta a questo quesito. Una prima basilare indicazione per la datazione del complesso ci viene fornita dal ritrovamento di mattoni in cotto recanti il monogramma del vescovo Sabino, che resse la diocesi di Canosa all\u2019incirca tra il 514 il 566, anno presumibile della sua morte. Questi mattoni sono stati rinvenuti sia presenti all\u2019interno delle murature originarie, che riutilizzati nelle sostruzioni di epoca successiva che hanno distrutto il preesistente. San Sabino si rec\u00f2 a Costantinopoli per missioni diplomatiche almeno due volte, la prima probabilmente nel 525 e la seconda nel 535. Risulta anche, dalla documentazione sia archivistica che archeologica, la sua intensa attivit\u00e0 quale promotore di lavori edilizi nel territorio della sua diocesi. Anche i mattoni in cotto decorati a ruota raggiata e a margherita esapetala, rinvenuti negli scavi di Barletta, sono comuni alle costruzioni canosine di certa committenza sabiniana. Per un inquadramento circa l\u2019influenza culturale nella quale si inseriscono le modalit\u00e0 costruttive della basilica barlettana ed anche per una pi\u00f9 precisa datazione del complesso ci viene incontro sia l\u2019analisi della divisione interna degli spazi che quella degli ampi resti della <a title=\"Mosaici pavimentali della basilica paleocristiana\" href=\"http:\/\/stage.h24net.eu\/sistemab\/museocattedralebarletta\/mosaici-pavimentali-della-basilica-paleocristiana\/\">pavimentazione a mosaico<\/a>. Questi ultimi presentano una decorazione esclusiva a motivi geometrici e schemi di composizione utilizzati in pieno VI secolo soprattutto in area ellenica ed altoadriatica. L\u2019impianto basilicale longitudinale, a tre navate, con abside solo nella navata centrale, appare il pi\u00f9 comune nel panorama architettonico paleocristiano dell\u2019area apulo-lucana; l\u2019edificio barlettano presenta, per\u00f2, due elementi che lo caratterizzano ulteriormente. Tracce di murature all\u2019interno della navata centrale &#8211; subito a ridosso dell\u2019abside a nord e, sempre a nord, poco pi\u00f9 avanti, all\u2019altezza della quarta campata &#8211; consentono di ipotizzare un tipo di recinzione presbiterale definita a \u201c<em>pi greco<\/em>\u201d rovesciata, tipica dell\u2019area greco-balcanica. Nella basilica barlettana tale recinzione presbiterale \u00e8 ulteriormente suddivisa in un doppio ambiente, cosa che trova riscontro nella basilica di San Giusto presso Lucera e in quella sotto la Santissima Trinit\u00e0 di Venosa, indice di una versione architettonica propria di quest\u2019area geografica. Un altro elemento spaziale interessante \u00e8 l\u2019ambiente che occupa lo spazio della navata meridionale in corrispondenza dell\u2019abside, chiuso da una muratura e accessibile attraverso una soglia marmorea che si affaccia sul resto della navata sud. Si tratta di un elemento presente nelle costruzioni della Grecia continentale ed insulare, interpretato come \u201cpastophorion\u201d detto \u201cdi tipo elladico\u201d, originario dell\u2019Asia Minore e importato in Grecia non prima del secondo o terzo decennio del VI secolo. Alla luce di queste osservazioni e tenendo presente anche il dato dei viaggi a Costantinopoli di San Sabino e la data della sua morte, il 566, \u00e8 possibile stabilire che la basilica paleocristiana di Barletta \u00e8 stata edificata nel primo quindicennio della seconda met\u00e0 del VI secolo, su committenza di San Sabino, vescovo di Canosa, da maestranze che, inserendosi nel vivo della tradizione costruttiva dell\u2019area apulo-lucana, hanno saputo inserire elementi originali provenienti dall\u2019area greco-balcanica.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>Luigi Nunzio Dibenedetto<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><!--:--><!--:en--><\/p>\n<p><!--:--><!--:de--><\/p>\n<p><!--:--><!--:fr--><\/p>\n<p><!--:--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Autore \/Ambito committenza di San Sabino, vescovo di Canosa dal 514 al 566 Datazione primo quindicennio seconda met\u00e0 VI secolo Materia\/Tecnica mattoni in laterizio e conci in pietra Misure 28 x 16 cm (il rinvenuto) Provenienza scavi della Cattedrale di Santa Maria Maggiore Descrizione La basilica rinvenuta nel sottosuolo della Cattedrale di Barletta rappresenta la testimonianza pi\u00f9 antica di un edificio di culto cristiano eretto &hellip; <a href=\"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/basilica-paleocristiana\/\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\"><\/span> <span class=\"meta-nav\">&raquo;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":9,"featured_media":523,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"ip_address":"","user_agent":"","level":"","revision":"","cookie_id":"","page_referer":"","html_form":"","footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/307"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=307"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/307\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/523"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=307"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=307"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=307"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}