{"id":359,"date":"2012-07-05T16:28:32","date_gmt":"2012-07-05T16:28:32","guid":{"rendered":"http:\/\/stage.h24net.eu\/sistemab\/museocattedralebarletta\/?p=359"},"modified":"2012-07-05T16:28:32","modified_gmt":"2012-07-05T16:28:32","slug":"paliotto-di-san-giuseppe-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/paliotto-di-san-giuseppe-2\/","title":{"rendered":"Paliotto di san Giuseppe"},"content":{"rendered":"<p><!--:it-->&nbsp;<\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Autore \/Ambito<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">manifattura meridionale<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Datazione<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">seconda met\u00e0 XVIII secolo<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Materia\/Tecnica<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">raso di seta gialla, con inserzioni dipinte, ricamato con fili d&#8217; argento e sete policrome ad agopittura<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Misure<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">254&#215;99 cm<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Provenienza<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">cattedrale di santa Maria Maggiore<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Descrizione<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">Una confraternita del Pio Transito di San Giuseppe \u00e8 esistita fino alla met\u00e0 del XX secolo presso la chiesa barlettana di Santa Maria della Vittoria, mentre \u00e8 dedicata al Transito di S. Giuseppe una delle due cappelle che si aprono nella navata laterale destra della cattedrale di Santa Maria Maggiore per il cui altare \u00e8 stato eseguito questo paliotto che raffigura, nello scudo centrale, gli ultimi momenti della vita del padre putativo di Nostro Signore. Un\u2019iscrizione sulla base dei pilastri di fondo, a fianco dell\u2019altare della sunnominata cappella, porta l\u2019indicazione della commissione, la firma della bottega dei Cimafonte e la data del 1743. La cappella \u00e8 uno scrigno ricavato all\u2019interno di una struttura precedente risalente agli inizi del 1400 e realizza, sia pure in tono minore, quella che era l\u2019unit\u00e0 delle arti in epoca barocca; fanno, infatti, parte integrante della decorazione le tele, che recano la firma di G. Gennatempo e sono datate al 1741. Sulla volta al centro vi \u00e8 lo Sposalizio, mentre a destra il Sogno di San Giuseppe e a sinistra la Fuga in Egitto; sulla parete sinistra la Nativit\u00e0 e sull\u2019altare il Transito; manca la tela sulla parete destra. All\u2019opera di G. Gennatempo sono state ascritte una serie di tele sparse in diverse chiese della Campania, eseguite in un arco di tempo che va dal 1705 al 1740. Lo stile di questo artista risente di una maniera popolaresca nella resa delle figure, mentre il forte contrasto fra zone in luce e zone in ombra e l\u2019accesa gamma coloristica fanno pensare a una frequentazione della bottega di Luca Giordano.<\/p>\n<p>I personaggi ricamati sul paliotto in raso di seta giallo, eseguito per ornare il fronte sotto la mensa dell\u2019altare della cappella nelle feste liturgiche, sono gli stessi della scena dipinta nella tela della pala dello stesso altare: Ges\u00f9 regge per le spalle Giuseppe (adagiato sul letto) e lo guida al \u201c<em>transito<\/em>\u201d (dalla vita terrena a quella eterna); Maria, in espressione dolente, siede dall\u2019altra parte, mentre degli angeli sono testimoni dell\u2019evento. Completamente diversi, per\u00f2, sono lo stile e le modalit\u00e0 della raffigurazione, che accentuano un\u2019interpretazione pi\u00f9 popolarmente drammatica dell\u2019evento attraverso, per esempio, il gesto di Maria che si asciuga le lacrime con un fazzoletto. Anche la presenza delle aureole, ampie e ricamate in argento, indica una funzione pi\u00f9 dichiaratamente devozionale del manufatto. Tutto ci\u00f2 non toglie che la perizia tecnica del lavoro rimane alta: la resa degli effetti coloristici \u00e8 data dall\u2019uso dell\u2019agopittura (si veda in particolare il disegno delle stoffe delle vesti e della tenda); per mezzo della stessa tecnica sono costruiti gli effetti di profondit\u00e0 alla cui creazione contribuisce il disegno di una elementare prospettiva (si veda il particolare delle piastrelle del pavimento). Il resto del manufatto \u00e8 arricchito: da due angeli reggistemma che presentano corpi nudi, dipinti e applicati sulla stoffa; da una decorazione centrale a festoni e girali vegetali ricamata in argento; da piccoli tralci fioriti, anch\u2019essi in argento, sparsi simmetricamente su tutto il paramento. Conclude su tre lati, quello superiore e i due laterali, una cornice a motivi di piccoli girali trilobati e fogliati ricamati in argento. La contestualit\u00e0 del soggetto con la dedicazione della cappella e la tecnica del ricamo, fanno propendere per una datazione alla seconda met\u00e0 del XVIII secolo.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Luigi Nunzio Dibenedetto<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><!--:--><!--:en--><\/p>\n<p><!--:--><!--:de--><\/p>\n<p><!--:--><!--:fr--><\/p>\n<p><!--:--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Autore \/Ambito manifattura meridionale Datazione seconda met\u00e0 XVIII secolo Materia\/Tecnica raso di seta gialla, con inserzioni dipinte, ricamato con fili d&#8217; argento e sete policrome ad agopittura Misure 254&#215;99 cm Provenienza cattedrale di santa Maria Maggiore Descrizione Una confraternita del Pio Transito di San Giuseppe \u00e8 esistita fino alla met\u00e0 del XX secolo presso la chiesa barlettana di Santa Maria della Vittoria, mentre \u00e8 &hellip; <a href=\"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/paliotto-di-san-giuseppe-2\/\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\"><\/span> <span class=\"meta-nav\">&raquo;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":9,"featured_media":564,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"ip_address":"","user_agent":"","level":"","revision":"","cookie_id":"","page_referer":"","html_form":"","footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/359"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=359"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/359\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=359"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=359"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=359"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}