{"id":422,"date":"2012-07-06T07:36:34","date_gmt":"2012-07-06T07:36:34","guid":{"rendered":"http:\/\/stage.h24net.eu\/sistemab\/museocattedralebarletta\/?p=422"},"modified":"2012-07-06T07:36:34","modified_gmt":"2012-07-06T07:36:34","slug":"cartegloria-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/cartegloria-2\/","title":{"rendered":"Cartegloria"},"content":{"rendered":"<p><!--:it-->&nbsp;<\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Autore \/Ambito<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">oreficeria napoletana<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Datazione<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">terzo decennio del XIX secolo<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Materia\/Tecnica<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">argento sbalzato, inciso, vetro, carta<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Misure<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">35,5\u00d721cm; 39\u00d745 cm<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Marchi e stemmi<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">testina di Partenope con barretta che taglia la N e il numero 8<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Iscrizioni<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">\u201ca divozione de\u2019 fratelli del fu Gennaro ed Ignazio Dellisanti. Gloria in excelso deo\u201d<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Provenienza<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">chiesa di san Cataldo<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Descrizione<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">Dal XVI secolo in poi era uso comune, per il sacerdote, avvalersi di parti scritte poste sull\u2019altare per aiutare la memoria. Il nome \u201ccartagloria\u201d deriva dall\u2019uso iniziale di adoperare solo il testo del Gloria cui, in seguito, si aggiunsero altre preghiere fino ad arrivare al XVII secolo, durante il quale alla tabella centrale ne vennero affiancate altre due che potevano avere la stessa dimensione o essere pi\u00f9 piccole di quella centrale. In seguito alla riforma liturgica avviata dal Concilio Vaticano II e alla conseguente adozione di nuovi testi e l&#8217;orientamento dell&#8217;altare verso il Popolo, i servizi di cartagloria sono entrati in disuso. Le cartegloria della chiesa di san Cataldo sono quattro, le due centrali si ponevano sull\u2019altare l\u2019una accostata all\u2019altra dal lato pi\u00f9 alto e recano il testo del Credo e del Gloria. Queste prime due cartegloria hanno un andamento sinuoso a L e sono decorate a sbalzo con foglie di acanto e fiori; la parte superiore si conclude con motivo spiraliforme decorato nella parte interna da palmette. Leggermente diverse sono le cartegloria pi\u00f9 piccole che si ponevano ai lati delle pi\u00f9 grandi e contengono il\u00a0 Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18), il testo del Lavabo e la formula di benedizione dell\u2019acqua; decorate a sbalzo con motivi vegetali che incorniciano le estremit\u00e0 della dedica incisa \u201c<em>a divozione de\u2019 fratelli del fu Gennaro ed Ignazio Dellisanti. Gloria in excelso deo<\/em>\u201d e terminanti a sinistra con un motivo spiraliforme entro cui \u00e8 finemente lavorato un fiore di grandi dimensioni. La dedica \u00e8 presente su tutte le cornici che tra l\u2019altro sono caratterizzate da peducci a forma di zampe animali. Il supporto cartaceo manoscritto posto all\u2019interno delle cornici \u00e8 vergato con inchiostro bruno, le maiuscole sono dorate e tutt\u2019intorno vi \u00e8 una bordatura color verde petrolio con piccole foglie dorate che sapientemente conferisce profondit\u00e0 al testo e rimarca i contorni della lavorazione della cornice. Sul bordo delle cartegloria \u00e8 riscontrabile il piccolo punzone del saggiatore Gennaro Mannara il quale dal 1835 al 1839 us\u00f2 come personale distintivo la testina di Partenope vista di profilo, una barretta che tagliava la N\u00a0 e l\u20198. La figura del saggiatore era d\u2019obbligo nelle officine in seguito alla legge del 17 dicembre 1808 e aveva il compito di eseguire il saggio per verificare l\u2019autenticit\u00e0 del titolo impresso.<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><!--:--><!--:en--><\/p>\n<p><!--:--><!--:de--><br \/>\n<!--:--><!--:fr--><br \/>\n<!--:--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Autore \/Ambito oreficeria napoletana Datazione terzo decennio del XIX secolo Materia\/Tecnica argento sbalzato, inciso, vetro, carta Misure 35,5\u00d721cm; 39\u00d745 cm Marchi e stemmi testina di Partenope con barretta che taglia la N e il numero 8 Iscrizioni \u201ca divozione de\u2019 fratelli del fu Gennaro ed Ignazio Dellisanti. 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