{"id":444,"date":"2012-07-06T09:02:47","date_gmt":"2012-07-06T09:02:47","guid":{"rendered":"http:\/\/stage.h24net.eu\/sistemab\/museocattedralebarletta\/?p=444"},"modified":"2012-07-06T09:02:47","modified_gmt":"2012-07-06T09:02:47","slug":"busto-di-san-cataldo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/busto-di-san-cataldo\/","title":{"rendered":"Busto di san Cataldo"},"content":{"rendered":"<p><!--:it-->&nbsp;<\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Autore \/Ambito<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">Vincenzo Caruso<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Datazione<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">1856<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Materia\/Tecnica<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">argento\u00a0a fusione,\u00a0con dorature, sbalzato, cesellato e inciso<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Misure<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">81 x 52 x h. 132 cm<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Marchi e stemmi<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">V. Caruso e bollo consolare con croce N\/8 su vari punti del basamento e sul collo del santo<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Iscrizioni<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">DIVI CATALDI \/ IN HONOREM BARULENSIUM NAUTARUM \/ SOLIDITATIS PIIS EXPENSIS \/ A. D. MDCCCLVI<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Provenienza<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">chiesa di san Cataldo<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Descrizione<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">Il busto di\u00a0san Cataldo, di tre quarti, poggia su di una base quadrangolare, un ottagono con quattro lati lunghi e quattro, angolari, piccoli; sui piedi, uniti da due delicate volute lungo i lati veri e propri, corre una fascia bombata dorata, sulla quale si impostano gli squadri del basamento, leggermente convessi. Sui lati angolari \u00e8 sbalzato un quadripetalo fogliato, dorato, che reca al centro un tondo con un piccolo anemone; a fianco, lungo tutta l\u2019altezza della base, due applicazioni dorate a forma di due lunghe foglie d\u2019acanto, contrapposte, unite da una piccola sfera. Sul lato frontale del basamento e su quelli laterali \u00e8 disegnato un ricco fregio vegetale con piccoli fiori che stringe l\u2019identico quadripetalo disegnato negli angoli. Sul lato posteriore, contornata da un motivo simile a quello degli altri lati, corre l\u2019iscrizione: \u201c<em>DIVI CATALDI \/ IN HONOREM BARULENSIUM NAUTARUM \/ SOLIDITATIS PIIS EXPENSIS \/ A. D. MDCCCLVI<\/em>\u201d. Come recita l\u2019iscrizione (<em>in onore di San Cataldo, a doverose spese della confraternita dei marinai barlettani, nell\u2019anno del Signore 1856<\/em>), l\u2019opera fu donata dai marinai nel 1856, periodo particolarmente florido per la congrega che, oltre a curare il restauro dell\u2019edificio dedicato al santo omonimo &#8211; completato nel 1853 secondo il testo dell\u2019iscrizione in facciata -, dot\u00f2 la chiesa della bellissima statua, di un corredo in argento e in bronzo dorato e di un parato ricamato, spendendo in totale la somma di diecimila ducati. Il busto raffigura san Cataldo benedicente; nella sinistra regge il libro dei vangeli &#8211; la cui coperta \u00e8 disegnata a motivi vegetali &#8211; ed il pastorale &#8211; con un riccio a girale fogliaceo reso a tutto tondo e il bastone decorato da una fascetta continua, dorata, alternata a un motivo a sbalzo di piccoli fiori quadripetali circondati da quattro fogliette lanceolate. Il santo veste l\u2019amitto intorno al collo e una tunica cinta da un cordone dorato; la stola, anch\u2019essa dorata, \u00e8 ornata da un motivo vegetale a palmette entro cuori e girali. Tutta la figura \u00e8 avvolta da un ampio piviale riccamente decorato, chiuso da un fermaglio ovoidale dorato con un giro esterno di palmette ed uno interno di castoni con pietre verdi e rosse alternate, che racchiude una gemma rossa adagiata su di una larga foglia. Sullo stolone sono disegnate foglie d\u2019acanto e girali arricchiti da piccoli fiori quadrilobi; il resto del manto \u00e8 decorato da rami di peonie con un grande fiore al centro e due boccioli laterali tra le foglie. Sul retro della statua il cappuccio del piviale, inquadrato da una pesante frangia dorata, presenta lo stesso decoro che si trova sul manto, al quale \u00e8 unito da una fascia dorata recante tre grossi bottoni. La reliquia \u00e8 contenuta in un medaglione dorato posto al centro del petto arricchito da castoni con pietre rosse e verdi circondate da piccole volute. La ieraticit\u00e0 del volto \u00e8 sottolineata dalla lunga barba e dagli occhi rivolti verso l\u2019alto; il capo \u00e8 coronato da una mitria, su cui \u00e8 sbalzato un fitto motivo vegetale, ornata da castoni con pietre rosse e azzurre; al centro della zona frontale della mitria castoni con pietre viola e ocra disegnano una croce. Sembrano aggiunti in un momento successivo: 1. la croce pettorale in argento filigranato e grossi zaffiri, che pende libera sorretta da una catenella appesa al collo; 2. i tre piccoli pesci a tutto tondo, resi in maniera naturalistica, pendenti a met\u00e0 del pastorale insieme ad alcuni anelli votivi. I punzoni sono numerosi e si trovano soprattutto sul basamento (uno \u00e8 stato individuato sul collo del santo). Il marchio dell\u2019argento \u00e8 costituito dalla Santa Croce affiancata dalla lettera N a carattere romano posta sopra il numero 8 in cifra araba, simbolo del titolo di millesimi 833,33 (valutazione della qualit\u00e0 dell\u2019argento); si tratta del marchio di garanzia del titolo riservato agli oggetti sacri, usato dal marzo 1839 al 31 maggio 1872 dal controloro dell\u2019Officina di Garanzia di Napoli. Accanto al marchio dell\u2019argento \u00e8 posto quello dell\u2019argentiere: Vincenzo Caruso, attivo a Napoli durante la prima met\u00e0 del XIX secolo ed enumerato, gi\u00e0 nel 1831, tra gli \u201c<em>artisti distinti e di maggiore rinomanza<\/em>\u201d. Nel 1835 realizz\u00f2 la statua di San Luigi Gonzaga per la cappella del tesoro di san Gennaro a Napoli insieme con gli argentieri Francesco Rossi e Luca Baccaro (autore della monumentale base processionale per il busto di San Bruno della certosa calabrese); nel 1845 esegu\u00ec la statua di San Pasquale Baylon, sempre per la cappella del tesoro di San Gennaro. Ebbe dal clero di Serra San Bruno diverse commesse importanti. L\u2019arte di V. Caruso si inserisce nella tradizionale produzione di busti argentei di Napoli, diffusi per tutto il regno, dal XVI secolo fino a tutto il XIX secolo, riprendendo i moduli delle realizzazioni settecentesche (in particolare per il nostro San Cataldo si veda quale modello stringente il busto di San Donato di Umbriatico &#8211; Crotone), databile alla prima met\u00e0 del XVIII secolo, che reca, tra gli altri, il marchio di Diodato Avitabile legato agli \u201c<em>Splendori<\/em>\u201d della Cappella del Tesoro di san Gennaro a Napoli). Tenendo ferma l\u2019impostazione della figura, consolidata dalla tradizione settecentesca, Caruso interpreta in maniera nuova la lavorazione dell\u2019argento, con uno stile ecclettico che fa largo uso di effetti pittorici, dovuti all\u2019alternanza di argento e argento dorato, combinando insieme, in maniera magistrale, diverse tecniche di lavorazione del metallo e arricchendolo di castoni con pietre colorate, che accentuano l\u2019effetto luministico dell\u2019insieme.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Luigi Nunzio Dibenedetto<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><!--:--><!--:en--><\/p>\n<p><!--:--><!--:de--><\/p>\n<p><!--:--><!--:fr--><\/p>\n<p><!--:--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Autore \/Ambito Vincenzo Caruso Datazione 1856 Materia\/Tecnica argento\u00a0a fusione,\u00a0con dorature, sbalzato, cesellato e inciso Misure 81 x 52 x h. 132 cm Marchi e stemmi V. 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