{"id":761,"date":"2012-07-12T12:59:56","date_gmt":"2012-07-12T12:59:56","guid":{"rendered":"http:\/\/stage.h24net.eu\/sistemab\/museocattedralebarletta\/?p=761"},"modified":"2012-07-12T12:59:56","modified_gmt":"2012-07-12T12:59:56","slug":"stauroteca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/stauroteca\/","title":{"rendered":"Stauroteca"},"content":{"rendered":"<p><!--:it-->&nbsp;<\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Autore \/Ambito<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">ignoto argentiere meridionale<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Datazione<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">prima met\u00e0 XIII secolo; rifacimenti inizi XVIII secolo (1724)<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Materia\/Tecnica<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">rame e argento con dorature e parti a fusione, filigranato, sbalzato, cesellato e inciso con inserzione di castoni con gemme<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Misure<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">stauroteca 33&#215;20,5 cm; piede 16,5&#215;9 cm<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Iscrizioni<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">sul basamento: &#8220;A. D. 1724&#8221; e &#8220;M.o S.a LUCIA BARLE TTA&#8221;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Provenienza<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">monastero di santa Lucia<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Descrizione<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">Il manufatto mostra una struttura originaria a croce patriarcale a due bracci; l\u2019armatura lignea \u00e8 rivestita da lamine metalliche decorate con filigrane e inserzioni di pietre preziose. Il recto contiene un frammento del Sacro Legno, inserito in un ricettacolo cruciforme, che ripropone il disegno della doppia traversa. Sia il ricettacolo, che l\u2019intero perimetro della stauroteca, sono sottolineati da una bordura di minute perline. Sulla lamina che fa da spessore della croce, composta da diversi spezzoni metallici, \u00e8 disegnato un tralcio con foglie che si sviluppa verticalmente. Il pungolo \u00e8 in rame dorato; attualmente \u00e8 inserito in un basamento, definendo quindi una croce d\u2019altare, ma si pu\u00f2 supporre che la stauroteca potesse essere utilizzata anche come croce astile. Il basamento, con incisa la data del 1724 e la provenienza dal monastero di Santa Lucia, ci fornisce l\u2019indicazione del periodo in cui il reliquiario \u00e8 stato manomesso, ovverossia \u201c<em>abbellito<\/em>\u201d. Gli interventi barocchi hanno trasformato la stauroteca, destinata a custodire il solo Sacro Legno, in un reliquiario ed hanno compromesso la lettura dell\u2019opera originaria. L\u2019inserimento di tali nuovi elementi ornamentali sottolinea nel contempo la notevole devozione di cui \u00e8 stato oggetto il manufatto. Sono stati aggiunti nel XVIII secolo cinque gigli in argento pieno, saldati nelle terminazioni della croce, e la teca ovale al centro della stauroteca, contornata da volute e da fogliami; all\u2019interno sono contenute numerose reliquie con cartiglio. Al di sotto della teca, ai lati della lamina originaria, si notano tracce di ceralacca rossa, palese segno di sigilli apposti da una verifica episcopale. Ricettacoli ovali, contenenti reliquie, sono posti sia sul montante, che sulla traversa maggiore. Dal cartiglio che individua le reliquie si possono ricavare importanti informazioni, in particolare \u00e8 interessante la scritta: \u201c<em>di san Pio V papa<\/em>\u201d che costituisce un altro elemento a sostegno della datazione dell\u2019intervento di \u201c<em>abbellimento<\/em>\u201d sulla stauroteca, poich\u00e9 il papa sunnominato \u00e8 stato canonizzato nel 1712, termine post quem per l\u2019apposizione della reliquia stessa. L\u2019applicazione del reliquiario barocco ha celato in parte la struttura del manufatto originario senza, per\u00f2, cancellare gli ornati medievali arricchiti da una variet\u00e0 di gemme che decorano gli spazi interni. Alle estremit\u00e0 sono poste delle gemme trattenute da piccole graffe e inserite in finissimi quadrilobi filigranati; ad essi si affiancano quattro castoni rotondi, qualcuno privo di gemma, incorniciati da piccole lamine dal profilo ondulato. Altre filigrane, insieme a castoni gemmati e a piccole sfere, sono saldate sull\u2019intera croce. Nella parte bassa del montante \u00e8 posto un grosso castone ovale con gemma a cabochon. Il verso, anch\u2019esso compromesso dall\u2019inserzione del reliquiario, \u00e8 interamente lavorato a sbalzo con un tratto fine nel disegno dei dettagli naturalistici. Questo lato risulta molto interessante dal punto di vista iconografico; intorno all\u2019incrocio della traversa maggiore, nonostante l\u2019apposizione della placca d\u2019argento, sono facilmente riconoscibili i simboli dei quattro evangelisti: sulla stessa traversa il leone di Marco e il toro di Luca, con grandi ali spiegate, nimbati e rivolti verso il centro; sul montante, in alto, l\u2019aquila, simbolo dell\u2019evangelista Giovanni; in basso, sotto l\u2019inserzione barocca, l\u2019angelo, simbolo dell\u2019evangelista Matteo. Alla sommit\u00e0 della croce \u00e8 raffigurata la Mano di Dio, mentre sulla traversa superiore sono disegnate due mezze figure, una maschile e l\u2019altra femminile, accompagnate da attributi che le caratterizzano, rispettivamente, come il sole e la luna, simboli cosmici che alludono al mistero di salvezza della Crocifissione. Al di sotto di un arco schematicamente sottolineato da un cordone \u00e8 posta la figura di un personaggio, eretto, atteggiato in posa quasi frontale, con le mani tese verso l\u2019alto, vestito con tunica e mantello e con un copricapo a forma di turbante. L\u2019iconografia \u00e8 quella di un profeta dell\u2019Antico Testamento, secondo come \u00e8 usuale venga raffigurato in numerose opere medioevali; in particolare, per l\u2019affinit\u00e0 delle vesti, \u00e8 stringente il confronto con i profeti scolpiti nella lunetta del portale della Vergine del battistero di Parma, opera di Benedetto Antelami (XIII secolo). Pi\u00f9 difficile l\u2019interpretazione di quale profeta si tratti; propenderei per Daniele sia per l\u2019assenza della barba, indice di un\u2019et\u00e0 giovanile, che per la raffigurazione sottostante, che sembrerebbe mostrare ai suoi piedi la testa di un leone entro un antro, a ricordo del racconto biblico del profeta chiuso in una fossa con i leoni. La datazione di questa stauroteca di Barletta potrebbe tranquillamente stabilirsi alla prima met\u00e0 del XIII secolo, anche se non se ne pu\u00f2 avere la certezza, mancando una qualsiasi documentazione a riguardo. Tra le stauroteche medievali presenti in Puglia si mostra come la pi\u00f9 ricca di elementi ornamentali. L\u2019autore rende con una cura particolare gli elementi che caratterizzano i personaggi, disegnandoli con un vigore costruttivo, tipico del primo periodo del gotico. Allontanandosi dagli schemi bizantini rende la tridimensionalit\u00e0 delle figure mediante la resa dei movimenti e gli effetti pittorici dati dall\u2019alternanza tra argento e argento dorato. Tali caratteristiche stilistiche risultano affini &#8211; in particolare per la figura dell\u2019angelo di san Matteo con le ali aperte all\u2019ins\u00f9 &#8211; alla ben conosciuta croce della cattedrale di Veroli, proveniente dall\u2019abbazia cistercense di Casamari e datata al XIII secolo. Confronti pi\u00f9 vicini per tempo e per luogo possono istituirsi, per quel che riguarda il recto, con la stauroteca conservata nella cattedrale di Santa Maria Maggiore in Barletta (v. scheda dedicata); per il verso, con quella del monastero di San Ruggiero, sempre in Barletta. Questi paragoni fanno ipotizzare che il manufatto possa essere stato eseguito da un qualificato aurifabbro autoctono o itinerante, anche considerando che fra il XII e il XIV secolo in Barletta sono attestati diversi orefici dimoranti in citt\u00e0 e geograficamente diversificati riguardo all\u2019origine.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Luigi Nunzio Dibenedetto<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><!--:--><!--:en--><\/p>\n<p><!--:--><!--:de--><\/p>\n<p><!--:--><!--:fr--><\/p>\n<p><!--:--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Autore \/Ambito ignoto argentiere meridionale Datazione prima met\u00e0 XIII secolo; rifacimenti inizi XVIII secolo (1724) Materia\/Tecnica rame e argento con dorature e parti a fusione, filigranato, sbalzato, cesellato e inciso con inserzione di castoni con gemme Misure stauroteca 33&#215;20,5 cm; piede 16,5&#215;9 cm Iscrizioni sul basamento: &#8220;A. 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