{"id":780,"date":"2012-07-12T13:11:01","date_gmt":"2012-07-12T13:11:01","guid":{"rendered":"http:\/\/stage.h24net.eu\/sistemab\/museocattedralebarletta\/?p=780"},"modified":"2012-07-12T13:11:01","modified_gmt":"2012-07-12T13:11:01","slug":"gabata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/gabata\/","title":{"rendered":"Gabata"},"content":{"rendered":"<p><!--:it-->&nbsp;<\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Autore \/Ambito<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">manifattura islamica<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Datazione<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">XII-XIII secolo<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Materia\/Tecnica<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">bronzo a fusione e lavorato a traforo; aggiunte in ferro<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Misure<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">10&#215;41 cm; in sospensione 120 cm<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Provenienza<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">cattedrale di santa Maria Maggiore<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Descrizione<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">La lampada pensile, collegata ad un gancio di sospensione grazie a tre catenelle a maglie intervallate da croci greche, presenta una forma estremamente semplice ma elegante nella fattura. Interessante e di sicuro ambito islamico \u00e8 la decorazione nella parte concava della lucerna (dove presumibilmente si poneva la lampada in vetro) che presenta un motivo pseudo-epigrafico inciso a traforo, individuato con una serie di grafemi <em>alif l\u00e2m<\/em>, disposti a coppie. Sulla tesa ampia e sottile vi sono tre ganci uncinati che trattengono le catenelle di sospensione; in epoca imprecisata c\u2019\u00e8 stato un goffo tentativo di risarcire una parte mancante della tesa con un\u2019aggiunta in ferro. L\u2019utilizzo di motivi pseudo epigrafici \u00e8 ampiamente diffuso in ambito islamico, come si ritrova ad esempio sul coperchio di uno scrigno d\u2019argento \u2013 che presenta due pseudo-iscrizioni cufiche niellate sui lati minori &#8211; conservato nel tesoro di\u00a0san Marco a Venezia e datato XII secolo. L\u2019uso della scrittura in funzione decorativa \u00e8 una caratteristica peculiare dell\u2019arte musulmana soprattutto per la valenza evocativa che essa riveste: ogni parola, ogni lettera \u00e8 emanazione di Dio e come tale, oltre alla sua valenza lessicale, la scrittura riesce a comunicare una suggestione simbolica molto forte. La lucerna in oggetto \u00e8 associata alla tipologia della <em>gabatha<\/em>, una lampada con coppa aperta, di cui alcuni esemplari sono conservati nel tesoro di\u00a0san Marco a Venezia. La lampada veniva utilizzata per illuminare in maniera continua determinati spazi liturgici, come per esempio la zona dell\u2019altare. Questa particolare lucerna \u00e8 stata negli anni oggetto di diverse interpretazioni rivelatesi spesso bizzarre e prive di fondamento: identificata originariamente dal Ricci come cappello facente parte di una improbabile tomba cardinalizia risalente al XVI secolo, fu in seguito associata ai piombi del rosone della Cattedrale di Bitetto e posta in relazione a Lillus de Barolo, datandola al XIV secolo. Solo con il Toesca si riconosce nell\u2019oggetto una lampada ma con decorazioni di ambito bizantino e collocabile cronologicamente nel XII secolo. Sulla scia di questa interpretazione il Negri \u2013 Arnoldi associa il nostro oggetto al modello a<em> polycandeion<\/em>, confrontandolo in maniera un p\u00f2 generica a simili esemplari conservati ad Aquisgrana e a Coburgo. Gli studi successivi hanno evidenziato in maniera decisa, invece, una manifattura islamica, forse realizzata da maestranze operanti in Italia meridionale e databile tra il XII e il XIII secolo. Come lo scrigno conservato in questo museo, anche per la gabata sono state avanzate negli anni diverse ipotesi circa la sua provenienza: mentre appare meno probabile l\u2019arrivo a Barletta di questi oggetti da Canne insieme alle spoglie di\u00a0san Ruggiero nel 1276, pi\u00f9 accreditata \u00e8 la tradizione secondo cui essi proverrebbero da Lucera. Dopo la distruzione nell\u2019agosto del 1300 della \u201ccitt\u00e0 dei Saraceni\u201d per ordine angioino, alcuni manufatti islamici sarebbero giunti a Barletta come bottino di guerra e donati alla cattedrale per volont\u00e0 di Giovanni Pipino, comandante della spedizione e successivamente uno dei principali finanziatori dell\u2019ampliamento gotico della chiesa.<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><!--:--><!--:en--><\/p>\n<p><!--:--><!--:de--><\/p>\n<p><!--:--><!--:fr--><\/p>\n<p><!--:--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Autore \/Ambito manifattura islamica Datazione XII-XIII secolo Materia\/Tecnica bronzo a fusione e lavorato a traforo; aggiunte in ferro Misure 10&#215;41 cm; in sospensione 120 cm Provenienza cattedrale di santa Maria Maggiore Descrizione La lampada pensile, collegata ad un gancio di sospensione grazie a tre catenelle a maglie intervallate da croci greche, presenta una forma estremamente semplice ma elegante nella fattura. 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