{"id":786,"date":"2012-07-12T13:15:16","date_gmt":"2012-07-12T13:15:16","guid":{"rendered":"http:\/\/stage.h24net.eu\/sistemab\/museocattedralebarletta\/?p=786"},"modified":"2012-07-12T13:15:16","modified_gmt":"2012-07-12T13:15:16","slug":"scrigno-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/scrigno-2\/","title":{"rendered":"Scrigno"},"content":{"rendered":"<p><!--:it-->&nbsp;<\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Autore \/Ambito<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">manifattura islamica<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Datazione<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">XII-XIII secolo<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Materia\/Tecnica<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">bronzo a fusione e lavorato a traforo; aggiunte in ferro<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Misure<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">10&#215;41 cm; in sospensione 120 cm<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Iscrizioni<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">\u2039\u2039Gloria, felicit\u00e0 perfetta, generosit\u00e0 piena, alta gioia perpetua, benessere completo [al possessore]\u203a\u203a<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Provenienza<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">cattedrale di santa Maria Maggiore<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"149\"><strong>Descrizione<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"503\">Splendido esempio di manifattura islamica, lo scrigno del tesoro della cattedrale di Barletta \u00e8 un cofanetto in bronzo, pi\u00f9 precisamente in oricalco, una particolare lega di bronzo e stagno con tracce di zinco, che conferisce all\u2019oggetto la caratteristica colorazione dorata. Di forma circolare, \u00e8 sollevato da quattro piedini globulari uniti allo scrigno attraverso borchie traforate. Sul coperchio altre sei borchie sovrapposte, sempre lavorate a traforo, di cui due fungono da ganci di chiusura, due nascondono le cerniere che lo uniscono alla base. Gli elementi decorativi pi\u00f9 interessanti si concentrano sul coperchio dove si trova al centro un piccolo gancio inserito in una corona baccellata, cui seguono due fasce concentriche che contengono un\u2019iscrizione con due canoni calligrafici differenti: in caratteri cufici nella parte pi\u00f9 interna, in caratteri <em>naskhi<\/em> in quella pi\u00f9 esterna. Il primo stile, originario della citt\u00e0 irachena di Kufa, presenta un andamento angolare e severo, mentre il secondo, pi\u00f9 antico, appare morbido e arrotondato. L\u2019iscrizione \u00e8 una frase augurale: <em>\u2039\u2039Gloria, felicit\u00e0 perfetta, generosit\u00e0 piena, alta gioia perpetua, benessere completo [al possessore]\u203a\u203a<\/em> che ci fa supporre un\u2019originaria destinazione privata dell\u2019oggetto. Questa tipologia di iscrizione si ritrova anche in molti cofanetti in avorio realizzati da maestranze arabe attivi nella Sicilia normanna del XII secolo. L\u2019uso della scrittura &#8211; che concentra nella parola la massima espressione del divino &#8211; \u00e8 una caratteristica tipica della tradizione araba ed \u00e8 uno dei filoni decorativi principali dell\u2019arte islamica, insieme all\u2019ornato geometrico e all\u2019arabesco. Oggetto inconsueto nella forma, raffinato e lineare nella decorazione, esso ricorda un simile scrigno conservato nel duomo campano di Caiazzo, opera di manifattura egiziana del XII secolo, ambito che alcuni ipotizzano anche per il nostro scrigno. Anche per quanto riguarda la datazione si ritiene plausibile collocare il manufatto nella seconda met\u00e0 del XII secolo, confutando dunque ipotesi passate che addirittura facevano oscillare la sua datazione tra l\u2019VIII e il XIII secolo. Come molti altri pezzi di ambito arabo, lo scrigno entr\u00f2 in seguito a far parte dei beni ecclesiastici e forse utilizzato come teca eucaristica o, come alcuni ritengono, come contenitore d\u2019incenso, per la presenza sia ai lati delle staffe sia sul coperchio di piccoli anelli che forse potevano fungere da ganci per catenelle. La sua provenienza \u00e8 dubbia: secondo una tradizione esso proverrebbe da Canne e giunto a Barletta in occasione del trasferimento nella citt\u00e0 delle spoglie di\u00a0san Ruggiero nel 1276, insieme ad alcuni arredi liturgici. Un\u2019altra tradizione pi\u00f9 condivisa fa provenire il cofanetto, insieme ad altri oggetti presenti nel museo della cattedrale, dalla vicina Lucera, la celebre <em>Luceria Saracenorum<\/em> dove Federico II tra il 1223 e il 1233 confin\u00f2 gli ultimi Arabi di Sicilia riducendoli all\u2019obbedienza. Qui si diffusero ben presto alcune botteghe artigiane che si occupavano della lavorazione dei metalli preziosi. Nell\u2019agosto del 1300 la presenza araba a Lucera scompare drammaticamente per volont\u00e0 degli Angioini che ordinarono una spedizione punitiva guidata dal barlettano Giovanni Pipino. Questo personaggio, che tra l\u2019altro fu uno dei promotori dell\u2019ampliamento della cattedrale sotto l\u2019egida angioina, dopo la distruzione e il saccheggio della citt\u00e0, probabilmente port\u00f2 alcuni di questi pezzi islamici a Barletta come bottino di guerra, facendone dono alla cattedrale.<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><!--:--><!--:en--><\/p>\n<p><!--:--><!--:de--><\/p>\n<p><!--:--><!--:fr--><\/p>\n<p><!--:--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Autore \/Ambito manifattura islamica Datazione XII-XIII secolo Materia\/Tecnica bronzo a fusione e lavorato a traforo; aggiunte in ferro Misure 10&#215;41 cm; in sospensione 120 cm Iscrizioni \u2039\u2039Gloria, felicit\u00e0 perfetta, generosit\u00e0 piena, alta gioia perpetua, benessere completo [al possessore]\u203a\u203a Provenienza cattedrale di santa Maria Maggiore Descrizione Splendido esempio di manifattura islamica, lo scrigno del tesoro della cattedrale di Barletta \u00e8 un cofanetto in bronzo, pi\u00f9 &hellip; <a href=\"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/scrigno-2\/\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\"><\/span> <span class=\"meta-nav\">&raquo;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":9,"featured_media":790,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"ip_address":"","user_agent":"","level":"","revision":"","cookie_id":"","page_referer":"","html_form":"","footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/786"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=786"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/786\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=786"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=786"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arcidiocesitrani.it\/mab\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=786"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}