Custodire l’umano, la responsabilità del giornalismo nell’era dell’algoritmo. Il nostro focus in occasione dell’evento di formazione accreditato ODG

Custodire l’umano come bussola del giornalismo e della comunicazione. È stato questo il cuore dell’incontro formativo “Custodire l’umano: la via maestra della deontologia”, promosso dall’Ordine dei Giornalisti della Puglia, dall’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie Ufficio cultura e comunicazioni sociali, dall’UCSI – Unione Cattolica Stampa Italiana, dalla redazione del giornale diocesano “In Comunione” svoltosi nella Sala San Nicola Pellegrino di Trani e valido come corso di formazione accreditato ODG.

Un pomeriggio intenso, attraversato da riflessioni profonde sulla responsabilità dell’informazione, sul rispetto della dignità delle persone e sulle sfide poste dall’intelligenza artificiale e dalla comunicazione contemporanea.

Ad aprire i lavori è stato S.E. Mons. Leonardo D’Ascenzo, arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, che ha richiamato il valore della comunicazione come strumento di relazione e di custodia dell’umano ripercorrendo il pensiero di Papa Leone XIV in merito alla prossima giornata delle comunicazioni sociali, sottolineando la necessità di una narrazione capace di rispettare sempre la dignità della persona.

Nel corso dell’incontro sono intervenuti Michela Di Trani, presidente regionale UCSI Puglia, i giornalisti Riccardo Losappio, direttore del mensile diocesano In Comunione e Marina Laurora redattrice dello stesso giornale, Padre Ruggiero Doronzo, provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Puglia e docente di comunicazione sociale. Domenico Castellaneta, giornalista e direttore di Telenorba tra i relatori assenti per oggettivi motivi personali.

Durante il convegno, i relatori hanno richiamato più volte la necessità di un giornalismo consapevole e umano, capace di custodire le relazioni e di mettere al centro la persona, senza trasformare il dolore in spettacolo o la fragilità in contenuto da consumo veloce. Un richiamo forte alla deontologia professionale e ai principi della Carta di Treviso, che continua a rappresentare un riferimento essenziale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili.

Nel corso degli interventi è emersa con forza l’idea del giornalismo come luogo di incontro, spazio di ascolto e cura delle persone. “Raccontare senza ferire” è stata una delle espressioni più significative emerse durante il confronto: una narrazione che non schiaccia, ma solleva; che non umilia, ma accompagna; che non cerca il clamore, ma la verità custodita con responsabilità.

Più volte si è sottolineato come il compito del giornalista non sia soltanto informare, ma anche contribuire alla costruzione di una società più giusta e più umana. Da qui il richiamo ai giornalisti come “artigiani di pace”, chiamati a comunicare senza ferire l’anima delle persone, rispettando sempre la loro dignità.

Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della violenza sulle donne e dei femminicidi, attraverso dati e riflessioni che hanno evidenziato la gravità di un fenomeno che interpella l’intera società. I relatori hanno parlato della necessità di contrastare la cultura dello scarto e dell’indifferenza, promuovendo invece una cultura della relazione, dell’educazione e del rispetto.

Educare per prevenire la violenza: questo uno dei messaggi più forti emersi dall’incontro. Perché ogni parola, ogni titolo, ogni immagine può contribuire a costruire o a distruggere la percezione dell’altro. Da qui l’invito ai professionisti della comunicazione a essere “sentinelle dell’umano”, capaci di vigilare sulle derive culturali che disumanizzano le persone.

Nella parte conclusiva dell’evento, l’attenzione si è spostata sulle nuove frontiere dell’intelligenza artificiale. Il riferimento ad Alan Turing ha introdotto una riflessione sul rapporto tra uomo e tecnologia, tra capacità computazionale e coscienza etica.

Si è parlato di “algoretica”, ovvero della necessità di coniugare sviluppo tecnologico ed etica, evitando che gli algoritmi diventino strumenti di manipolazione della verità e delle coscienze. L’intelligenza artificiale, è stato sottolineato, può rappresentare una grande opportunità, ma porta con sé rischi significativi: dalla delega delle decisioni agli algoritmi fino alla possibilità di influenzare pensieri, emozioni e comportamenti collettivi.

Particolare attenzione è stata dedicata, inoltre, al tema dell’intelligenza connettiva e alla responsabilità dei governi nel definire norme giuridiche capaci di regolamentare l’uso dell’IA, tutelando la persona umana e il bene comune. Non sono mancati riferimenti all’impatto ambientale delle nuove tecnologie e alla necessità di uno sviluppo sostenibile e responsabile.

L’incontro si è concluso con un invito condiviso: recuperare l’umanità della comunicazione in un tempo segnato dalla velocità, dalla polarizzazione e dall’automatizzazione dei processi informativi. Custodire l’umano significa allora custodire la verità, le relazioni e la dignità di ogni persona. Ed è questa, oggi più che mai, la via maestra della deontologia.

Stefano Patimo