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NUOVI INCARICHI PASTORALI

NUOVI INCARICHI PASTORALI

In data odierna, l’Arcivescovo  Mons. Leonardo D’Ascenzo ha inviato alla comunità ecclesiale diocesana una comunicazione relativa alle nomine di alcuni incarichi diocesani.

Di seguito il testo del documento:

«Carissimi,

in questi giorni di intensa vita sinodale della nostra comunità diocesana, ho provveduto ad operare alcune nomine per un servizio generoso e comunionale a beneficio di alcune comunità e realtà ecclesiali.

 

  • il Rev.do Vitalis CHIDI ODO, osj Vicario parrocchiale della Parrocchia “Maria Santissima dello Sterpeto” dal 1 settembre;
  • il Rev.do Simon Onyekachi MADU osj Vicario parrocchiale della Parrocchia “S. Filippo Neri” dal 1 settembre;
  • il Rev.do Felice MUSTO è nominato Vicario Parrocchiale della parrocchia “S. Silvestro” dal 15 ottobre;
  • il Rev.do Michele PIAZZOLLA è nominato Vicario parrocchiale della parrocchia “SS.mo Salvatore” in Margherita di Savoia dal 15 ottobre;
  • il Rev.do Aurelio CARELLA è nominato Vicario Parrocchiale della parrocchia “SS. Matteo e Nicolò” dal 1 novembre;

 

  • il Rev.do Pietro D’ALBA è nominato Cappellano della Polizia di Stato per la provincia BAT dall’8 settembre e Cappellano delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori dal 1 ottobre;
  • il Rev.do Luigi DE PALMA è nominato Padre spirituale dell’Arciconfraternita “Sacro Monte di Pietà” dal 1 ottobre;

 

  • il Rev.do Vincenzo BOVINO è nominato Referente diocesano per il Giubileo del 2025;

 

Inoltre, il Rev.do Sac. Mauro DIBENEDETTO, il Rev.do P. Antonio BARBARO, osj, il Rev.do Mons. Giuseppe PAVONE, il Rev.do Sac. Vincenzo MISURIELLO sono nominati Membri del Consiglio presbiterale Diocesano dal 21 settembre .

 

Invito tutto il popolo di Dio ad accogliere quanti sono stati nominati con stima e fiducia, sostenendoli con la preghiera e la fattiva collaborazione».

 

Prot. 309-22-C1 – Comunicazione alla Chiesa diocesana. Nomine per alcuni incarichi pastorali

VITA DIOCESANA. VERSO IL RINNOVO DEGLI ORGANISMI DI PARTECIPAZIONE

La lettera dell’Arcivescovo, il cronoprogramma, Statuti e Regolamenti

La comunità ecclesiale diocesana si accinge al rinnovo degli organismi di partecipazione. Lo ha annunciato ufficialmente l’Arcivescovo Mons. Leonardo D’Ascenzo con una lettera alla Chiesa diocesana.

Di seguito la lettera dell’Arcivescovo:

«Carissimi e Carissime,  nella vita della Chiesa diocesana, tra i tanti momenti significativi per la cura pastorale, si pone in modo speciale il rinnovo degli Organismi di partecipazione quali il Consiglio Pastorale Diocesano, i Consigli Pastorali Zonali, i Consigli Pastorali Parrocchiali e i Consigli Parrocchiali per gli Affari Economici.

Il bene della comunità diocesana necessita la corresponsabilità di tutti i fedeli nella edificazione della Chiesa in uno stile sinodale per l’evangelizzazione. La sinodalità, infatti, trova una sua chiara e intensa attuazione proprio in questi Organismi di partecipazione.

In seguito alla promulgazione del nuovo Statuto della Curia Arcivescovile nel giugno 2021 si è reso necessario un aggiornamento degli Statuti di questi Organismi di partecipazione che si sono arricchiti anche di specifici Regolamenti per la loro attuazione.

 Nel trasmettere i testi approvati, desidero chiedere a ciascuno di accoglierli non come un peso, ma come una occasione per riattivare, ove ve ne fosse particolare bisogno, la dinamica della vita ecclesiale provata dai tanti “inverni” che caratterizza questa fase storica nella quale anche la nostra Chiesa diocesana è immersa (cf Matteo ZUPPI, Comunicato finale del Consiglio permanente della CEI del 22 settembre 2022).

È anche occasione per vivere la terza priorità dei nostri Orientamenti pastorali con il “sentirsi e vivere come popolo di Dio: sacramento di comunione” e l’attenzione posta dal cammino che la Conferenza Episcopale Italiana propone per le Chiese in Italia con i Cantieri di Betania. Il testo, accluso alla presente, raccoglie gli Statuti e i Regolamenti degli Organismi di partecipazione, introdotti da alcune brevi premesse e corredati da alcuni allegati.

Invito, in modo particolare i presbiteri, ad approfondirne il contenuto in vista dell’incontro online dell’11 ottobre p.v. alle ore 10.00 in cui sarà possibile porre domande di chiarificazione. Al fine di dare attuazione al rinnovo dei Consigli si allega alla presente anche un cronoprogramma che scandisce le tappe del percorso che cercheremo di vivere insieme come Chiesa diocesana. Accompagniamo sin da ora con la preghiera questo evento di partecipazione sinodale perché sia guidato dalla Spirito Santo per il rinnovamento delle nostre comunità. Vi benedico e vi aspetto tutti al Convegno pastorale diocesano! »

 Prot. 290-22-a Lettera di accompagnamento dell’Arcivescovo alla promulgazione degli statuti e regolamenti

Prot. 290-22-b Cronoprogramma per rinnovo dei Consigli di partecipazione

  Statuti e Regolamenti Organismi di partecipazione 4.10.2022-ottimizzato2

FESTE RELIGIOSE E PROCESSIONI. LE RACCOMADAZIONI  DELL’ARCIVESCOVO MONS. D’ASCENZO

Sono contenute in una lettera alla comunità ecclesiale diocesana

FESTE RELIGIOSE E PROCESSIONI. LE RACCOMADAZIONE  DELL’ARCIVESCOVO MONS. D’ASCENZO   

 

 

 

 

 

090-22-C1 Raccomandazioni per manifestazioni di pietà popolare

 

 

 

 

In data 25 marzo, l’Arcivescovo Mons. Leonardo D’Ascenzo  ha inviato alla comunità diocesana – ma soprattutto ai parroci, padri spirituali, presidente dei comitati feste patronali, priori delle confraternite e presidenti delle associazioni – una lettera recante “alcune raccomandazioni per le manifestazioni di pietà popolare legate ai prossimi riti pasquali e alle altre manifestazioni similari”, di cui si porge il testo integrale:

«facendo seguito al decreto del 16 marzo 2022 (prot. n. 686/22) con il quale disponevo la ripresa delle feste religiose e della pia pratica delle processioni in questa Arcidiocesi a partire dal 1 aprile p.v., tenuto conto dell’andamento del contagio pandemico in continua evoluzione, in dialogo costante con le autorità di governo locale, comunico alcune raccomandazioni per le manifestazioni di pietà popolare legate ai prossimi riti pasquali e alle altre manifestazioni similari.

A motivo del loro carattere di assembramento, in tutte le adunanze e le processioni esterne autorizzate previamente dalla Curia arcivescovile, dal Comune e dall’Autorità di pubblica sicurezza competente per territorio, è fortemente raccomandato l’uso della mascherina FFP2 per tutti coloro che vi prendono parte (ministri, portatori dei simulacri, membri delle associazioni e confraternite, ecc.) e, possibilmente, per tutti i fedeli che vi partecipano assistendovi lungo le strade o nelle piazze. A tal fine, si espongano cartelli che invitino all’uso delle mascherine e si valuti la possibilità di distribuirne a quanti, sprovvisti, accettino di indossarla. La stessa raccomandazione venga riportata nei manifesti e nei volantini del programma delle manifestazioni.

I comitati organizzatori valutino attentamente, in accordo con le autorità comunali, il percorso delle processioni e i luoghi di sosta in modo da evitare vie e spazi eccessivamente angusti.

Si organizzi, con l’ausilio di volontari, un adeguato servizio d’ordine affinché si evitino situazioni che potrebbero esporre i presenti a pericoli di contagio.

Ricordo anche che non è consentito il bacio da parte dei fedeli a statue, reliquie o oggetti religiosi portati in processione, né la partecipazione alla manifestazione esterna della pietà popolare in caso di sintomi influenzali o respiratori.

Infine, in questo tempo segnato dalla violenza e dalla distruzione della guerra in Ucraina, raccomando nello svolgimento delle manifestazioni esterne uno stile di sobrietà, capace di evitare inutili sprechi e generare invece gesti di carità. In concreto invito tutti ad aderire alle iniziative della quaresima di carità 2022.

Nella speranza che le condizioni generali di contagio permettano il sereno svolgimento delle manifestazioni esterne programmate, invito tutti alla massima prudenza, consapevoli che l’amore del Signore nella sua passione morte e resurrezione si realizza in modo pieno nell’amore del prossimo. Vi benedico».

Il Venerabile Don Pasquale Uva precursore nel Mezzogiorno d’Italia  di attività di accoglienza e inclusione

La riflessione dell'Arcivescovo sulla figura del Venerabile, tenuta il 15 marzo, a Bisceglie,  presso la Sala conferenze dell’Opera Don Uva, all'interno delle giornate della seconda edizione di "Dialoghi sulla salute", rassegna “Circolo dei lettori – Presidio del libro” di Bisceglie, nell’ambito del progetto “La parola che cura – Viaggiare per non perdersi”

Il Venerabile Don Pasquale Uva precursore nel Mezzogiorno d’Italia  di attività di accoglienza e inclusione

La riflessione dell’Arcivescovo sulla figura del Venerabile, tenuta il 15 marzo, a Bisceglie,  presso la Sala conferenze dell’Opera Don Uva, all’interno delle giornate della seconda edizione di “Dialoghi sulla salute”, rassegna “Circolo dei lettori – Presidio del libro” di Bisceglie, nell’ambito del progetto “La parola che cura – Viaggiare per non perdersi”

A Bisceglie, come “in tutte le città, senza eccezioni di sorta, dalle maggiori alle più piccole, si ripeteva il commovente inumano spettacolo della deficienza, crudele svago dei monelli, in pochi suscitatrice di sterile compassione, fenomeno inosservato per i più […]. Erano infelici deficienti, epilettici, paralitici, ebeti, scemi, deformi i quali, girando per le strade e per le piazze, cenciosi, sudici e seminudi, venivano rincorsi e malvagiamente picchiati dai monelli. Fanciulle deficienti diventavano vittime delle più brutali passioni di cui è capace l’uomo animale […]. E così questi infelici, cui si negava l’asilo negli ospedali e nei ricoveri comuni, perché logicamente vietato dai rispettivi statuti, passavano la vita, specie dopo la morte dei genitori, per lo più senza tetto, esposti ai rigori della stagione, della fame, delle malattie, del sudiciume che li divorava e degli insetti che disseminavano per le strade, finché la pietosa morte non veniva a liberarli da tali supplizi” (G. Felsani, Casa della Divina Provvidenza, Tipografia Casa della Divina Provvidenza, Bisceglie 1952, p.8).

È questa la realtà che per don Pasquale Uva diventa chiamata ad impegnare la sua vita di presbitero a servizio dei deficienti, ad accogliere coloro che erano gli ultimi, gli esclusi, a prendersi cura di loro con amore.

 

Gesù: il perché del suo approccio inclusivo

Cosa lo spinse a curare questi folli rifiutati da tutti? La certezza che in ogni sofferente vi è Cristo: ecco il segreto di don Uva! Egli non è un benefattore dell’umanità allo stesso modo dei filantropi, ma è ancora di più, è colui che viene incontro alle sofferenze alleviandole perché è innamorato di Cristo e, di conseguenza, ama tutto quanto Dio stesso ama” (Nicola Gori, a cura di, Pasquale Uva, Amate gli ammalati, Pensieri scelti, Edizioni San Paolo, 2006, p. 17).

Credo che l’approccio inclusivo di don Pasquale, trovi qui il suo motivo fondamentale. Accogliere, amare e curare gli ultimi, è incontrare Gesù stesso. Gli ultimi sono sacramento della presenza del Signore. Così troviamo scritto nel Vangelo: “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 35-40).

Provare a dire qualcosa sul tema dell’approccio inclusivo nei confronti degli ultimi da parte di don Uva, a mio avviso, domanda di considerare un dato di partenza necessario: don Pasquale è un prete, un vero prete, e come tale non può che avere come modello di riferimento Gesù, da Lui si è lasciato catturare, a lui ha risposto donando e consacrando nel Sacramento dell’Ordine la sua persona. Come Lui e con Lui vuole vivere.

Questo Gesù che incontra nelle lunghe ore di preghiera davanti al tabernacolo, lo riconosce presente nei fratelli e sorelle, in modo particolare negli ultimi. Con queste parole si rivolge alle Ancelle della Divina Provvidenza: “Scopo della nostra istituzione è quello di dare gloria al Signore con la nostra perfezione e l’assistenza agli infelici, guardando in questi la stessa persona di nostro Signore Gesù Cristo” (Nicola Gori, a cura di, Pasquale Uva, Amate gli ammalati, Pensieri scelti, Edizioni San Paolo, 2006, n. 33, pp. 39-40).

Dare gloria al Signore, è l’invito che rivolge alle Ancelle della Divina Provvidenza, sia attraverso la vita di perfezione secondo i consigli evangelici di povertà, obbedienza e verginità per il Regno dei Cieli, sia attraverso l’assistenza agli infelici che domanda accoglienza, amore, cura, inclusione.

Egli accoglieva ortofrenici, deficienti, epilettici, deformi, alienati. Procurava alimenti, medicine, il piacere della vita, il divertimento. Soccorreva anche le famiglie dei pazienti. Guardava alle nuove povertà. Ma obiettivo per lui preponderante era la promozione umana, il culto della personalità, supremo valore creato” (Corrado Ursi, in Salvatore Garofalo, La più difficile carità. Il Servo di Dio Don Pasquale Uva, Casa della divina Provvidenza, Opera don Uva, 1995, p. 6).

«L’intuizione di fondo che Don Uva colse nella malattia e che molti studiosi e ideologi delle moderna psichiatria non riescono a cogliere, è essenzialmente questa: i dementi non sono degli “uguali” resi diversi dalla società, ma sono diversi che devono avere uguali diritti degli altri» (Marcello Veneziani, Don Pasquale Uva tra passato e presente, Tipografia Mezzina, Molfetta 1983, pp. 15-16).

Diversi con gli stessi diritti di tutti perché tutti e ognuno siamo persone con la stessa dignità. Don Pasquale, prete, uomo di fede, riconosce questa dignità nel fatto che ogni persona è abitata dal Signore, ognuno, nella sua verità più profonda è immagine di Dio, un riflesso originale e irripetibile dell’unico volto di Dio.

Tutto ciò a parte da uno sguardo che riconosce negli altri, soprattutto gli infelici, i malati, gli scartati, la presenza dell’Altro. È Gesù che sta alla base dell’approccio, della relazione inclusiva di don Uva, atteggiamento che dovrebbe appartenere ad ogni battezzato.

Nel sofferente ogni persona di fede vede Gesù. Nel sofferente, ogni persona di fede o no, è chiamata a vedere un suo fratello, a riconoscerne la dignità di essere umano che domanda rispetto, accoglienza, assistenza, cura, amore. Ogni persona, ancora di più quando è sofferente, debole, fragile… è realtà sacra!

“L’Opera doveva affermare fortemente il valore della vita umana nella sua integrità fisica, psichica e spirituale. Per tale ragione gli ammalati avevano un orario proprio: levata, preghiera, colazione, scuola o lavoro, pranzo, ricreazione ecc. L’ammalato doveva essere trattato con la stessa dignità di ogni altra persona sana di mente e di corpo. I pazienti che lavoravano a fine settimana godevano anche una paghetta per le necessità personali o da mandare in famiglia.

L’unico scopo dell’Opera di don Pasquale è: La gloria di Dio; la dignità della persona umana; la persona sofferente è la stessa persona di Nostro Signore Gesù Cristo; aiutare gli ammalati a valorizzare la loro sofferenza per la salvezza del mondo”(Suor Santina Sabia, Superiora Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza, Opera Don Uva, Bisceglie, Pro Manuscripto, 2022).

 

Lo sguardo e la compassione: il come del suo approccio inclusivo

 

  • Lo sguardo

Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”. Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!” (Mc 10, 17-21).

C’è un tale che chiede vita e vita eterna. Nell’esperienza umana, questa è una domanda che si fa più forte nella misura in cui la vita è percepita come ridotta, impedita, non riconosciuta, sofferente: quando si vive la vita degli ultimi!

Nei confronti di questa persona lo sguardo di Gesù non è sfuggente né superficiale: fissatolo lo amò.

Fissatolo:  è un guardare dentro, indica uno sguardo penetrante. Guardando in profondità, vedendo anche ciò che non appare all’esterno, o ciò che non è conosciuto dallo stesso interessato… lo amò; amò ciò che vide!

Cosa si scorge quando si guarda in profondità come Gesù? Al di la di ciò che può apparire, si incontra la verità che appartiene ad ogni persona, la sua dignità, l’essere immagine e somiglianza di Dio.

Eugen Drewermann, teologo e terapeuta, nel suo libro Cenerentola, La fiaba dei fratelli Grimm interpretata alla luce della psicologia del profondo, così si esprime sull’argomento: Cenerentola, un nome dal significato impreciso, “poiché descrive solo il lato esteriore, ciò che si vede; nella natura di una ‘Cenerentola’, invece, conta molto di più ciò che non si vede, ma che si deve assolutamente vedere per comprendere l’essenza di una persona del genere. Il segreto, il miracolo della sua vita consiste infatti nel non perdere mai il senso della propria dignità, anche nella disgrazia e nel non rinunciare, di fronte alla forza apparentemente schiacciante delle resistenze opposte da tutto il mondo esterno, al sogno di essere fondamentalmente destinata a qualcosa di regale. Tale contrasto tra l’umiliazione esteriore e la vocazione interiore, tra le condizioni di partenza e il traguardo, tra il destino avverso e il desiderio del cuore determina il nucleo della figura di Cenerentola. Volendo esprimere la tensione insita nel suo soggetto, quindi, la fiaba dei fratelli Grimm dovrebbe chiamarsi non ‘Cenerentola’, bensì ‘La regina della cenere’ […] Nel linguaggio delle fiabe ‘Cenerentola’ è una dimostrazione della dignità non ancora scoperta della persona in condizioni apparentemente umili, un simbolo dell’incrollabilità di una nobiltà interiore che non conosce la propria origine, eppure anela fervidamente il proprio futuro. ‘Cenerentola’ si ripete ovunque e ogni qual volta le persone non smettono di credere nella vocazione del proprio essere, malgrado tutto”.

            C’è qui il tema dell’ ”amabilità essenziale”, una amabilità a partire da quello che si è, e non da quello che si fa, indipendentemente da come si appare, da quello che si manifesta di sé, da quello che vedono o valutano gli altri.

L’approccio di don Uva è caratterizzato da uno sguardo amorevole, come quello di Gesù, sa guardare in verità, riconosce la stessa dignità in ogni essere umano.

Un testo di don Tonino Bello può aiutarci in questa nostra riflessione:

Basilica Maggiore, in Renato Brucoli e Ignazio Boi, a cura di, Occhi nuovi. Le parole che dicono il suo sguardo, ED INSIEME, 2028, p. 94.

 

  • La compassione

Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore (Mc 9, 35-36).

            Il testo di Marco descrive la compassione che la vista delle folle provoca su Gesù: “vedendo le folle ne sentì compassione”. La vista delle folle lo commuove. Per Gesù è una scena che tocca il cuore e ferisce l’anima. Il suo, è uno sguardo che sa andare oltre ciò che appare, sa cogliere il cuore dell’altro e allo stesso tempo sa coinvolgere il proprio cuore. È uno sguardo di empatia.

Pensiamo alle nostre relazioni se sono conseguenza di uno sguardo superficiale, freddo, interessato (nel senso di egoismo alla ricerca di una gratificazione personale) e distante; oppure sono frutto di uno sguardo che sa realisticamente conoscere e riconoscere la realtà e coinvolgere di conseguenza il nostro cuore in modo gratuito?

Gesù non solo guarda oltre l’apparenza, vedendo ciò che l’uomo è al livello del cuore, vede anche ciò che l’uomo non riesce ad essere ancora e che è chiamato a diventare; diventare un gregge con il suo pastore. Gregge è un’immagine carica di affetto che rimanda alla comunità in cui si vivono relazioni di vicinanza, legami di fraternità, in cui ci si sente al sicuro, accompagnati, difesi e sostenuti da un pastore che ci conosce, ci chiama per nome, uno ad uno, ci vuole bene. È il pastore, Gesù, che da la sua vita per noi, per tutti noi e per ciascuno di noi, anche per chi somiglia a quella pecora smarrita che non viene abbandonata alla sua sorte, è desiderata, cercata, e una volta trovata non viene punita o rimproverata, ma caricata sulle spalle dal buon pastore è ricondotta all’ovile, a casa. Imitare il buon pastore, così fece don Uva nei confronti della tante pecore smarrite, abbandonate, senza casa, non amate o perfino derise ed escluse.

Ecco, a mio avviso, un’altra caratteristica dell’approccio inclusivo di don Pasquale: ogni persona ha uguale diritto ad essere considerata, accolta, assistita, curata e attraverso questi atteggiamenti, soprattutto riconosciuta nel suo essere originale riflesso dell’unico volto di Dio, aiutata a manifestarlo, superando ciò che gli impedisce di farlo.

A partire da questo guardare oltre e, di conseguenza, dalla percezione dello scarto tra ciò che l’uomo è e ciò che è chiamato a diventare e ancora non riesce ad essere, nasce la compassione di Gesù. È questa compassione che lo muove a dire, ad agire, ad accogliere, a compiere il miracolo…

È la stessa compassione che mosse don Uva verso gli ultimi e permise alla Provvidenza di Dio, attraverso il suo agire, di compiere il miracolo: in poco più di 30 anni aveva fondato, a Bisceglie, un ricovero per deficienti, l’ospedale psichiatrico, e altri manicomi nel resto del Sud (Foggia, Guidonia, Palestrina, Potenza).

Guardare le persone in questo modo significa anche aiutarle a prendere consapevolezza di chi sono (un dono prezioso da accogliere, immagine e somiglianza di Dio) e chi sono chiamate a diventare (riflesso originale, unico e irripetibile di Dio). Guardare i deficienti in questo modo crea il contesto necessario perché questi si sentano spinti a superare difficoltà, recuperare ritardi, trovare il proprio modo di vivere nella comunità sociale ed ecclesiale, in una parola, spinti a vivere la guarigione! Al contrario, l’indifferenza fa nascere solitudine, frustrazione in chi ci passa accanto. L’interesse per ciò che porta guadagno fa accantonare i malati cronici, emarginare i malati psichiatrici, escludere gli anziani, uccidere coloro che ancora non vedono la luce! (cf. Papa Francesco, tema dello scarto in Fratelli tutti).

“L’amore implica qualcosa di più che una serie di azioni benefiche. Le azioni derivano da un’unione che inclina sempre più verso l’altro considerandolo prezioso, degno, gradito e bello, al di là delle apparenze fisiche o morali. L’amore all’altro per quello che è ci spinge a cercare il meglio per la sua vita. Solo coltivando questo modo di relazionarci renderemo possibile l’amicizia sociale che non esclude nessuno e la fraternità aperta a tutti” (Papa Francesco, Fratelli tutti, n. 94).

 

 

Approccio inclusivo: sguardo che trasforma

Concludo con un’ultima caratteristica dello sguardo di don Pasquale, come quello di Gesù, che permette quello che abbiamo chiamato un approccio inclusivo. Mi faccio aiutare dalle parole di S. Giovanni della Croce. Così dice nel Cantico Spirituale:

 

La Sposa

  1. Dove ti nascondesti,

in gemiti lasciandomi, o Diletto?

Come il cervo fuggisti,

dopo avermi ferito;

ti uscii dietro gridando: ti eri involato!

  1. Pastori, voi che andate

di stazzo in stazzo fino all’alto colle,

se per caso incontrate

chi più di ogni altro bramo,

ditegli che languisco, soffro e muoio.

  1. In cerca del mio amore,

andrò per questi monti e queste rive;

non coglierò mai fiore,

non temerò le fiere,

supererò i forti e le frontiere.

 

Domanda alle creature

  1. O boschi e selve ombrose

piantate dalla mano dell’Amato!

O prato verdeggiante

di bei fiori smaltato!

Ditemi se attraverso voi è passato.

 

Risposta delle creature

  1. Mille grazie spargendo

passò per questi boschi con snellezza,

e, mentre li guardava,

solo con il suo sguardo

adorni li lasciò d’ogni bellezza.

 

È uno sguardo, quello di Dio, che sa riconoscere nelle creature la bellezza della sua immagine, ma anche uno sguardo che ‘adorna’ di bellezza ciò che guarda: la potenza dello sguardo di Dio!

Per analogia, qualcosa del genere può accadere anche allo sguardo umano.

Il nostro modo di guardare una persona la aiuta ad essere/diventare come la guardiamo. Riconoscere in lei la bellezza del volto di Dio, aiuta, sostiene, favorisce la manifestazione di questa.

Don Pasquale Uva riconosce negli ultimi la presenza di Cristo, è questa la condizione e la motivazione che lo spinge all’accoglienza, all’approccio inclusivo.

Sull’esempio di don Pasquale, sentiamoci anche noi chiamati ad avere uno sguardo che ricerca e riconosce la particolare bellezza del volto di Dio riflesso in ogni persona, in modo particolare negli ultimi che domandano come tutti di essere aiutati ad esprimere la bellezza della loro dignità.

Don Pasquale ha rivelato il volto di Dio, Padre buono, attraverso il suo servizio, ma ha anche riconosciuto il volto di Dio nelle persone che ha incontrato nel servizio.

 

Mille grazie spargendo

passò per questi boschi con snellezza,

e, mentre li guardava,

solo con il suo sguardo

adorni li lasciò d’ogni bellezza.

 

Tutto qui!

Riflessione Arcivescovo su Don Uva

IL DECRETO DELL’ARCIVESCOVO SULLA RIPRESA DELLE FESTE RELIGIOSE E DELLA PIA PRATICA DELLE PROCESSIONI

In vigore dal 1 aprile 2022

IL DECRETO DELL’ARCIVESCOVO SULLA RIPRESA DELLE FESTE RELIGIOSE E DELLA PIA PRATICA DELLE PROCESSIONI

In vigore dal 1 aprile 2022

«Visto il comunicato in data odierna (16 marzo, ndr ) della Conferenza Episcopale Pugliese in merito alla decisione, presa in spirito di condivisione collegiale, circa la ripresa delle feste religiose alla luce di un ripristino di una prudente normalità e dell’intenzione dell’autorità governativa italiana di porre fine allo stato di emergenza entro il 31 marzo p.v;

in virtù della Nostra potestà ordinaria, col presente decreto,

DISPONIAMO

la ripresa delle feste religiose e della pia pratica delle processioni
in questa Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie
a partire dal 1 aprile 2022

secondo le indicazioni contenute nel documento “L’annuncio del Vangelo nelle feste religiose popolari”, pubblicato dalla Conferenza Episcopale Pugliese il 01.10.2020 e le relative disposizioni circa le feste religiose popolari per questa Arcidiocesi (prot. 631/21) promulgate il 21 novembre 2021 ed entrate in vigore il 1 gennaio 2022.

Si ribadisce, in particolare, la necessità di ottenere la previa autorizzazione della Curia arcivescovile e di fornire comunicazione al Comune e all’Autorità di pubblica sicurezza, competente per territorio, almeno 3 giorni prima della manifestazione esterna.

Si fa obbligo ai Comitati delle feste religiose (patronali, parrocchiali, confraternali) di assicurare un adeguato servizio d’ordine che garantisca lo svolgimento secondo le regole vigenti e le misure precauzionali di buon senso».

Prot. 686-22 – Decreto ripresa feste religiose e pratica processioni dal 1APR2022