«SIATE GRATI E, DI CONSEGUENZA, GRATUITI!»   Omelia dell’Arcivescovo  nella solenne concelebrazione in occasione dell’ordinazione presbiterale dei diaconi Michele Pio Castagnaro e Francesco Paolo Pellizzieri.   Trani, Cattedrale, 8 novembre 2025

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail

                               

Omelia Arcivescovo ordinazione presbiterale M.P.Castagnaro e F.P. Pellizzieri

L’ordinazione presbiterale di Michele e Paolo è per tutti noi motivo di gioia e di gratitudine. Nella preghiera chiediamo al Signore di accompagnarli e di aiutarli a rispondere in pienezza al dono che riceveranno. La festa della Dedicazione della Basilica Lateranense, che celebriamo in questa messa vespertina, ci offre l’opportunità di riflettere e pregare su alcuni aspetti del nostro essere chiesa.

È importante ricordare che in questi anni di cammino sinodale, nella nostra diocesi, come in tante altre diocesi che sono in Italia, dall’ascolto e dalle condivisioni vissute nella conversazione nello Spirito, sia emerso, tra gli altri, il desiderio di maturare e vivere come chiesa missionaria e prossima. Chiesa non chiusa e concentrata su se stessa, sui propri interessi. Chiesa capace di uscire e di farsi vicinaa chi vive nelle diverse situazioni di povertà, fragilità, marginalità. Attraverso la nostra missione di prossimità, il nostro servizio, la nostra testimonianza, l’acqua viva dello Spirito, come ci ha ricordato il profeta Ezechiele nella prima lettura, può raggiungere ogni vita perché viva, sia risanata, cresca e porti frutto continuamente. Siamo come dei canali attraverso i quali scorre quest’acqua. È un’acqua che sgorga dal santuario, cioè dalla nostra relazione con il Signore, dalla preghiera, da cuori in continua conversione. Non permettiamo che attraverso di noi, all’opposto, scorra acqua di egoismo e interesse personale, di zizzania e cattiveria, di individualismo e chiusura…

Nel tempio, come ci racconta il Vangelo, Gesù trova persone che comprano, offrono, con l’intento di avere un guadagno per loro: scambio di monete, acquisto di animali, offerta di sacrifici cultuali… per ottenere da Dio una ricompensa. «Non fate della casa del Padre mio un mercato». Con queste parole Gesù contesta la logica della compra-vendita nella relazione con Dio e nella relazione tra i suoi figli.

Qualcosa del genere potrebbe accadere, o magari accade, nel tempio che è il nostro corpo, la nostra vita, o il corpo mistico di Gesù che è la Chiesa: quando preghiamo, partecipiamo ad una processione, facciamo celebrare delle messe, mettiamo in pratica delle rinunce, digiuni o fioretti, con l’intenzione di ottenere da Dio, in cambio, quello che chiediamo; oppure quando offriamo il nostro tempo, le nostre energie in un servizio e desideriamo in cambio di essere riconosciuti, gratificati, ripagati.

Il Signore ci chiama a fare della nostra vita un dono per il Regno, con amore. Prendiamoci cura gli uni degli altri. Abbiamo bisogno di persone di servizio, di comunione, dedite alla costruzione di relazioni buone, di legami fraterni. Aspiriamo, con la forza dello Spirito Santo, a testimoniare il Signore Gesù e ad essere riconosciuti come discepoli di lui che «pur essendo di condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo […], umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce» (Fil 2, 6-8).

Lo zelo per la casa del Padre, porta Gesù a fare una frusta di cordicelle e a cacciare tutti fuori dal tempio: i venditori di buoi, di pecore e di colombe, i cambiamonete, gettando a terra il loro denaro e rovesciando i loro banchi. Chiediamo al Signore di aiutarci a buttar fuori dalla nostra vita personale e dalle nostre comunità tutto ciò che segue la logica del do ut des, della compra-vendita, consapevoli che nella casa del Padre, nelle nostre comunità, deve dominare un’altra logica, quella della gratuità.

Cari Michele e Paolo, abbiate cura che la gratuità segni profondamente la vostra vita. Consapevoli di aver ricevuto e di continuare a ricevere abbondantemente da Dio e dagli altri, siate riconoscenti, testimoniate gratitudine sul vostro volto, con le vostre parole e i vostri comportamenti. Grati e, di conseguenza, gratuiti. Gratuiti nel rapporto con Dio, Padre buono. Gratuiti negli impegni che vi saranno chiesti, disponibili a spendervi lì dove ci sarà bisogno. Gratuiti nel rapporto con gli altri confratelli presbiteri. Gratuiti nei confronti di ogni persona della quale sarete chiamati a prendervi cura. Vivete il vostro ministero contenti e appagati dal donarvi nel servizio. Non vi manchino mai questa gioia e appagamento per non rischiare di diventare tristi, scontenti, perfino arroganti, in una parola poco testimoni del Risorto. Preghiamo per voi, tra poco sarete ordinati presbiteri, immagine di Gesù servo, pastore buono. Siate autentici canali attraverso i quali scorre l’acqua dello Spirito che ogni cosa risana e dove giunge tutto vive, fa crescere ogni sorta di alberi da frutto, le cui foglie non appassiscono, i loro frutti non cessano e ogni mese maturano. Frutti che servono come cibo e foglie come medicina.

Con il crisma ungerò le vostre mani pronunciando per ciascuno queste parole: Il Signore Gesù Cristo, che il Padre ha consacrato in Spirito Santo e potenza, ti custodisca per la santificazione del suo popolo e per l’offerta del sacrificio. Questo rito esplicativo vi dirà che con l’unzione sarete presi in custodia, accolti dal Consacrato, Gesù Cristo. Questo sarete, questo siamo tutti noi presbiteri! Così è piaciuto a Dio, alla sua libertà e, seppur piccoli, deboli, inesperti, siamo preziosi perché scelti, accolti e accompagnati da Lui.

Permettetemi di richiamare un passaggio del discorso che Papa Leone XIV ha rivolto al clero di Roma (12 giugno 2025) perché questa sera diventi per la nostra chiesa diocesana motivo di preghiera: «La prima nota, che mi sta particolarmente a cuore, è quella dell’unità e della comunione. Nella preghiera detta “sacerdotale”, come sappiamo, Gesù ha chiesto al Padre che i suoi siano una cosa sola (cfr Gv 17,20-23). Il Signore sa bene che solo uniti a Lui e uniti tra di noi possiamo portare frutto e dare al mondo una testimonianza credibile … Il presbitero è chiamato ad essere l’uomo della comunione, perché lui per primo la vive e continuamente la alimenta … Affidiamo al Signore la nostra vita sacerdotale e chiediamogli di crescere nell’unità, nell’esemplarità e nell’impegno profetico per servire il nostro tempo».

Concludo con un augurio per voi, Michele e Paolo. Lo faccio con le parole di Sant’Agostino citato da Papa Leone XIV, sempre nel discorso al clero di Roma: «Amate questa Chiesa, restate in questa Chiesa, siate questa Chiesa. Amate il buon Pastore, lo Sposo bellissimo, che non inganna nessuno e non vuole che alcuno perisca. Pregate anche per le pecore sbandate: che anch’esse vengano, anch’esse riconoscano, anch’esse amino, perché vi sia un solo ovile e un solo pastore (Discorso 138, 10)».