NATALE: LA GRAZIA DELLA PICCOLEZZA

Una riflessione sul Natale di don Mario Pellegrino, sacerdote diocesano in Brasile

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Carissimi fratelli e amate sorelle in Cristo, amici e amiche amati,

abbiamo da poco iniziato il tempo di avvento come invito ad accogliere il Bambino Gesú nella nostra vita e la prima curiosa considerazione che mi viene in mente é che, ancora una volta, il Natale commerciale e consumistico ci precede con grande anticipo in questa preparazione che dovrebbe essere soprattutto spirituale e esistenziale. E mi chiedo, e ti invito a chiederti: come ti stai preparando a questo nuovo Natale?

Infatti, in questa notte natalizia, ancora una volta, si deve accendere una luce di gioia e di amore nei nostri cuori. Un angelo appare ai pastori, ed oggi a noi, annunciando l´atteso da secoli: «Oggi è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore» (Lc 2,11). Ed indica il segno: un bambino nella cruda povertà di una mangiatoia.

Scusatemi se ripeto lo stesso messaggio dello scorso anno, ma il Vangelo insiste su questo contrasto: mostra da un lato l´imperatore nella sua grandezza e dall´altra parte un povero bambino avvolto in fasce, con dei pastori attorno.

Si, Dio si manifesta nella piccolezza, Dio non cavalca la grandezza. La piccolezza è la via che ha scelto per raggiungerci, per toccare i nostri cuori, per salvarci e riportarci a quello che conta.

Fratelli e sorelle, sostando davanti al presepe, andiamo oltre le luci e le decorazioni e contempliamo il Bambino. Lasciamoci attraversare da questo scandaloso stupore: Colui che abbraccia l’universo ha bisogno di essere tenuto in braccio; Lui, che ha fatto il sole, ha bisogno di essere scaldato; la tenerezza in persona ha bisogno di essere coccolato; la Parola eterna è infante, cioè incapace di parlare; il Pane della vita deve essere nutrito; il creatore del mondo è senza dimora. Oggi tutto si ribalta! La sua grandezza si offre nella piccolezza. E chiediamoci: sappiamo accogliere ed imitare in noi questa manifestazione di Dio?

Lui si fa piccolo agli occhi del mondo e noi continuiamo a ricercare la grandezza secondo il mondo, magari persino in nome suo; Dio si abbassa e noi vogliamo salire sul piedistallo; l’Altissimo indica l’umiltà e noi pretendiamo apparire; Dio va in cerca dei pastori, degli invisibili e noi cerchiamo visibilità, vogliamo farci vedere; Gesù nasce per servire e noi passiamo gli anni a inseguire il successo.

Ecco, allora, cosa chiedere a Gesù in questo Natale: la grazia della piccolezza. Si, perchè Lui vuole, innanzitutto, abitare i semplici gesti che compiamo a casa, in famiglia, a scuola, al lavoro. È un messaggio di grande speranza: Gesù ci invita a valorizzare e riscoprire le piccole cose della vita.

Ma Gesù non desidera venire solo nelle piccole cose della nostra vita, ma anche nella nostra piccolezza: nel nostro sentirci deboli, fragili, inadeguati, magari persino sbagliati. E davanti al nostro essere, Dio ci risponde e dice: “Ti amo così come sei. La tua piccolezza non mi spaventa, le tue fragilità non mi inquietano. Mi sono fatto piccolo per te. Per essere il tuo Dio sono diventato tuo fratello. Fratello amato, sorella amata, non avere paura di me, ma ritrova in me la tua grandezza. Ti sono vicino e solo questo ti chiedo: fidati di me e aprimi il tuo cuore”.

Accogliere la piccolezza ha anche un terzo significato: abbracciare Gesù nei piccoli di oggi, amarlo negli ultimi, servirlo nei poveri, onorarlo negli esclusi e abbandonati dalla società: sono i prediletti di Gesù, che ci accoglieranno un giorno in cielo solo se oggi ci prenderemo cura di loro, Gesù vivo e presente oggi in mezzo a noi, accarezzandoli, accogliendoli, curando le loro ferite e dando vita dignitosa.

Infatti, contemplando il presepe, vediamo che Gesù fin dalla sua nascita è circondato dai piccoli e poveri, rappresentati dai pastori. E Gesù nasce accanto a loro, vicino ai dimenticati delle periferie; nasce dove la dignità dell’uomo è messa alla prova; viene a nobilitare gli esclusi e si rivela non a personaggi colti e importanti, ma a gente povera.

Allora, come ai tempi di Noé, davanti al diluvio odierno di parole offensive, di rabbia, di contrapposizioni, di sospetti, di ignoranza, di disinteresse, di disonestà, ecco che la nascita del Signore ci chiede di non fingere, o di non far niente, chiudendo gli occhi, la bocca e le orecchie, pensando che noi non siamo coinvolti, o che la colpa è sempre degli altri; siamo invece chiamati a costruire l´arca della fraternità, della comunione, della giustiza, della vita dignitosa per ogni essere umano.

Si, il nostro attuale diluvio ci invita a riflettere, ad alzare lo sguardo, a fare delle scelte coraggiose per accogliere in noi la novità della nascita di Gesù, per osare Dio e vivere concretamente la sua Parola.

Dio, infatti, chiede ancora di nascere in ciascuno di noi, nonostante che rischiamo di abituarci allo stupore della sua Presenza tra noi.

Sì, abbiamo bisogno di una scrollata, di una profezia, proprio come quella di Isaia che ci invita ad abbandonare l’arte della guerra, di qualsiasi guerre; a non forgiare più le armi, per fondere gli aratri, perchè dopo tanti anni di odio e di guerre, l’essere umano non è  cambiato: le diversità diventano divisione, le opinioni altrui una minaccia, il modo di vedere differente le cose un ostacolo; l’altro sembra essere avversario, nemico, pericolo.

Si, viene Dio, perché siamo ancora preziosi davanti ai suoi occhi; sa che dentro la cassaforte del nostro cuore brilla il diamante del desiderio e dell’amore ancora da scoprire e da donare.

Per questo, il Natale ci viene donato come invito ad alzare lo sguardo, a rivestirci di Cristo ed essere riempiti dal suo divino amore. A noi è chiesto di spalancare il cuore, di aprire gli occhi, di lasciar emergere il desiderio di una vita migliore.

Svegliati, mio amico e mia amica, smettila di fare la vittima e solo lamentarti. Dio viene, davvero, oggi, adesso. Svegliati nella tua anima: prega, ama, medita e, soprattutto, agisci.

Come dice Bonhoeffer: «Nessuno possiede Dio in modo tale da non doverlo più attendere. Eppure, non può attendere Dio chi non sapesse che Dio ha già atteso lungamente lui».

 

Con affetto, il vostro amico e fratello in Cristo

Mario Pellegrino, sacerdote Fidei Donum