Oggi, domenica fra l’Ottava di Natale, celebriamo la festa della Santa Famiglia. Giuseppe prende in sposa una vergine che aspetta un bambino, per opera dello Spirito Santo. Questo bambino è vero uomo e vero Dio, il Figlio di Dio, il Verbo incarnato.
Anche se la nostra vita ordinaria sembra essere distante e diversa da quanto San Matteo ci racconta nel vangelo appena proclamato, il vissuto della Santa famiglia viene proposto dalla liturgia come modello da imitare. Ci chiediamo: in che senso?
Per tre volte l’angelo appare a Giuseppe e gli manifesta la volontà di Dio. La Santa Famiglia accoglie e segue questa volontà. Vive una dinamica che potremmo chiamare responsoriale, risponde alle indicazioni dell’angelo, alla manifestazione del piano di Dio. Questo dovrebbe valere anche per le nostre famiglie, per la Chiesa, per ciascuno di noi: avere la capacità di sintonizzarci con il cuore di Dio, in ogni situazione anche le più difficili, è questo il nostro vero bene.
La Santa Famiglia, come spesso anche le nostre, è sottoposta a tante problematiche, deve affrontare peripezie per nulla semplici… In tutte queste difficoltà il Figlio di Dio non si sottrae. Allora come oggi condivide l’esperienza di vita di ogni uomo e di ogni donna, cammina insieme con noi. È questa la buona notizia che riempie i nostri cuori di tanta speranza.
Desidero ringraziare l’Ufficio diocesano Famiglia e Vita, Codirettori ed Equipe, per il loro prezioso servizio.Questa sera, insieme a tutte le Chiese diocesane che sono nel mondo, chiuderemo l’Anno Santo. Vivere il Giubileo è stato per tutti noi vivere un’esperienza straordinaria. L’esperienza della certezza che Gesù è presente, l’esperienza dell’essere accolti dal cuore misericordioso di Dio, dalle braccia spalancate di Gesù crocifisso. Ma anche l’esperienza della trasformazione, della conversione, e della chiamata a condividere ciò che abbiamo ricevuto. Tra poco ricorderemo i grandi eventi e i diversi appuntamenti che abbiamo vissuto durante l’anno e, con tanta gratitudine nel cuore, canteremo il Te Deum.
Sarà motivo di ulteriore gratitudine il conferimento del ministero dell’Accolitato al nostro seminarista di Corato Aldo Di Gennaro.Il Giubileo della Chiesa universale ha avuto inizio a Roma con una porta che ha spalancato le sue ante, simbolo delle braccia di Dio Padre aperte e accoglienti nei riguardi dell’umanità intera. Ora, quelle stesse ante, che si chiuderanno fino alla riapertura nel prossimo Giubileo, saranno il simbolo di un abbraccio che si stringe attorno a tutti noi, suoi figli, amati, perdonati, accompagnati nel prosieguo del nostro cammino. Alla chiusura dell’Anno giubilare nelle Diocesi e, tra qualche giorno, il Giubileo a livello di Chiesa universale, non corrisponde certo la chiusura del cuore di Dio, il suo amore misericordioso non può aver fine.
Siamo persone che sono state abbracciate dall’amore di Dio e ci sentiamo chiamati ad abbracciare ogni fratello e sorella. Come abbiamo approfondito all’inizio di questo anno pastorale, nel Convegno diocesano, siamo una missione e non possiamo tenere per noi ciò che abbiamo ricevuto.
Nella lettera rivolta alla chiesa diocesana come invito a questa celebrazione, scrivevo che non possiamo «rinunciare a quello stile missionario di prossimità che caratterizza le nostre comunità perché siano, in questo nostro tempo, sempre più segni di speranza. Nel giubileo della pace, che Gesù in mezzo a noi ci dona, continuiamo a camminare insieme, crescendo nella mentalità sinodale della corresponsabilità. Allontaniamo dalla nostra vita comunitaria quelle logiche che la fanno assomigliare a un condominio o, peggio, ad un museo» ( ).
Siamo convinti che questo stile debba maturare sempre di più nel nostro vissuto e portare frutti concreti, così come lo Spirito Santo ci ha suggerito e continuerà a suggerirci. Manterremo viva l’attenzione alla proposta di formazione permanente rivolta all’intera nostra comunità (vescovo, presbiteri, diaconi, consacrati e laici insieme). Accoglieremo, così, quanto emerso nel cammino sinodale vissuto in questi ultimi anni, in sintonia con il resto delle Chiese che sono in Italia, e con le indicazioni del Sinodo dei Vescovi alla Chiesa universale,
Per sostenere e alimentare tutto ciò, come segno di speranza auspicato dalla Bolla di indizione del Giubileo, Spes non confundit, grazie alla donazione alla Diocesi dell’ex Monastero S. Giovanni delle monache clarisse di Trani, presto ogni ufficio e servizio pastorale avrà una propria sede in questa struttura. Avremo così il nostro Centro Pastorale Diocesano, pensato per una pastorale di comunione e per favorire il nostro camminare insieme nell’avvicinarci a Dio e tra di noi.
Permettetemi ora di richiamare quello che dicevo in un passaggio dell’omelia pronunciata lo scorso anno, nella messa di apertura a livello diocesano dell’Anno giubilare: «Uno degli aspetti del Giubileo nella tradizione ebraica era quello di un anno di riposo della terra. Un anno di riposo perché poi la produzione delle coltivazioni fosse migliore. Come sarebbe bello, quanti ulteriori frutti potremmo produrre se, nella nostra quotidianità, nelle relazioni all’interno delle nostre parrocchie, nelle zone pastorali e nella Chiesa diocesana potessimo vivere un anno di riposo, un anno di riposo dalle chiusure inutili, dalle opposizioni e ostruzionismi immotivati, dalle lamentele e dal chiacchiericcio non costruttivi, dalla rinuncia alla partecipazione personale alla vita della nostra comunità che, a volte, si attribuisce il diritto di impedire anche la partecipazione di altri».
Spero tanto che questo Giubileo abbia portato almeno un po’ di riposo dalle situazioni appena richiamate. Da questo punto di vista mi sembra che abbiamo ancora bisogno di risposarci. Se qualcuno non l’avesse ancora fatto, lo faccia, si riposi dal portare avanti ciò che non ha sapore di vangelo, per il suo bene e per una maggiore serenità di tutti gli altri.
Quanto di buono è stato seminato in questo anno, ci aiuti a concretizzare il desiderio di vivere la logica della condivisione che è logica di accoglienza reciproca e desiderio di camminare insieme, come già stiamo facendo, superando resistenze, ostacoli, individualismi.
«Esattamente un anno fa, [sono le parole di Papa Leone XIV nell’omelia della notte di Natale] Papa Francesco affermava che il Natale di Gesù ravviva in noi “il dono e l’impegno di portare speranza là dove è stata perduta”, perché “con Lui fiorisce la gioia, con Lui la vita cambia, con Lui la speranza non delude” (Omelia nella notte di Natale, 24 dicembre 2024). Con queste parole iniziava l’Anno Santo. Ora che il Giubileo si avvia al suo compimento, il Natale è per noi tempo di gratitudine e di missione. Gratitudine per il dono ricevuto, missione per testimoniarlo al mondo. Come canta il Salmista: “Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. / In mezzo alle genti narrate la sua gloria, / a tutti i popoli dite le sue meraviglie” (Sal 96,2-3)».
Con la gratitudine nel cuore per tutto ciò che abbiamo ricevuto in questo anno, impegniamoci a vivere la missione che il Signore affida alla nostra Chiesa e continuiamo a percorrere insieme la stessa via che è il Vangelo di Gesù. Ciascuno dia il proprio contributo, in questa direzione, con gioia e generosità, con semplicità e umiltà, con amore e soltanto con amore
Omelia Arcivescovo nella Chiusura dell’Anno Giubilare
