“SAN NICOLA E’ ESSENZIALE: UN SAIO, UNA BISACCIA, PIEDI NUDI, UNA CROCE, UNA PREGHIERA SULLE LABBRA”

Omelia dell'Arcivescovo nella solenne concelebrazione in occasione dei Solenni Festeggiamenti in onore di San Nicola il Pellegrino. Trani, 3 agosto 2025, Cattedrale

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«Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Dividere l’eredità, una questione che veniva presentata ai rabbini perché risolvessero quel genere di problema. Dalla risposta di Gesù si comprende che quelle parole risultavano essere una richiesta inappropriata: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».

Gesù ci invita a tenerci lontani da ogni cupidigia perché la nostra vita non dipende da ciò che possediamo. Tutto dovremo lasciare, ci ricorda il libro del Qoelet.

Il salmo, da parte sua, afferma: siamo «come l’erba che germoglia; al mattino fiorisce e germoglia, alla sera è falciata e secca». Ecco perché San Paolo, nella lettera ai Colossesi ci invita ad essere maggiormente capaci di «rivolgere il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra».

C’è anche un’altra riflessione che possiamo fare a partire dallo scambio, domanda-risposta, tra quel tale in mezzo alla folla e Gesù. Nella relazione con il Signore, nel dialogo con lui, nella nostra preghiera, chi pone le domande è Dio, chi risponde è l’uomo e non il contrario come avviene nel brano del Vangelo. Nella preghiera cristiana dovrebbe essere presente proprio questa logica: chi presenta domande, chi manifesta richieste o attese, chi chiede è Dio e non l’uomo; chi è chiamato a rispondere è l’uomo e non Dio.

Molte volte viviamo la preghiera credendo che tutta la nostra fatica consista nel presentare richieste, problematiche, desideri e aspettare, poi, che sia qualcun altro a dover lavorare, a dover risolvere, a dover rispondere.

Per fare qualche esempio concreto: è giusto pregare per la pace, e chiedere che cessino le guerre, ma non basta. È necessario metterci anche su un altro livello: cosa il Signore mi domanda di realizzare, in che modo posso dare una risposta: magari vivendo di più il rispetto per l’altro, l’accoglienza o il perdono nei confronti del prossimo. Lo stesso vale per la carità. Non basta pregare perché non ci siano più i poveri o perché tutti abbiano il cibo quotidiano. Dobbiamo rispondere, forse, condividendo di più quello che abbiamo, evitando gli sprechi, vivendo il quotidiano (come singoli, come parrocchie, come città o Diocesi) e anche la festa (come quella che stiamo celebrando) pensando di più a chi si trova, per tanti motivi, nel bisogno.

La preghiera è una esperienza impegnativa, una relazione che ci coinvolge concretamente, che ci trasforma e cambia la nostra vita: Dio domanda, noi siamo chiamati a rispondere!

Conosciamo bene la persona e la vita di San Nicola, giovane greco di Stiri. La continua ripetizione del Kyrie eleison, preghiera del cuore, è la sua risposta, annuncio della bontà e misericordia di Dio da lui sperimentate ma anche testimoniate sulle strade del mondo, fino a Trani.

San Nicola, come recita il titolo del Giubileo che stiamo celebrando, è pellegrino di speranza: uomo sempre in cammino, come Gesù, per annunciare che la speranza non delude perché fondata sull’amore, sul perdono di Dio. Sia questa la nostra esperienza: persone perdonate che seminano perdono.

San Nicola è essenziale: un saio, una bisaccia, piedi nudi, una croce, una preghiera sulle labbra. È questa la sua risposta, ma anche la nostra, alle attese presenti nel cuore di Dio.

San Nicola è un giovane: preghiamo per tutti i nostri giovani, perché abbiano nel loro cuore quella speranza che non delude e siano protagonisti nella costruzione di un mondo nuovo, migliore di quello che consegniamo a loro.

Un passaggio dell’omelia pronunciata questa mattina da Papa Leone XIV ai giovani riuniti per la messa a Roma, Tor Vergata, può aiutarci a raccogliere alcuni contenuti essenziali per la nostra vita e per questa nostra festa: «… la pienezza della nostra esistenza non dipende da ciò che accumuliamo né, come abbiamo sentito nel Vangelo, da ciò che possediamo (cfr Lc 12,13-21). È legata piuttosto a ciò che con gioia sappiamo accogliere e condividere (cfr Mt 10,8-10; Gv 6,1-13). Comprare, ammassare, consumare, non basta. Abbiamo bisogno di alzare gli occhi, di guardare in alto, alle “cose di lassù” (Col 3,2), per renderci conto che tutto ha senso, tra le realtà del mondo, solo nella misura in cui serve a unirci a Dio e ai fratelli nella carità, facendo crescere in noi “sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità” (Col 3,12), di perdono (cfr ivi, v. 13), di pace (cfr Gv 14,27), come quelli di Cristo (cfr Fil 2,5). E in questo orizzonte comprenderemo sempre meglio cosa significhi che “la speranza […] non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (cfr Rm 5,5) ».

Saluto tutti i presenti. Saluto con cordialità e gratitudine S. E. Mons. Giovanni Peragine, Arcivescovo Metropolita di Scutari-Pult in Albania; l’Arcivescovo Ortodosso, Sua Eminenza il Metropolita d’Italia ed Esarca dell’Europa Meridionale Policarpo con suoi presbiteri e collaboratori (tra cui l’infaticabile Apostolos); i rappresentanti dell’associazione Greco Ortodossa “San Nicola il Pellegrino” di Stiri. Auspico che l’amicizia tra le nostre Chiese nel nome di S. Nicola il Pellegrino continui e favorisca sempre nuove collaborazioni per promuovere la storia e la spiritualità del nostro giovane Santo.

 

Saluto le autorità civili e militari, il Sindaco della Città Amedeo Bottaro, i presbiteri che concelebrano questa eucaristia.

Ringrazio quanti hanno contribuito in vario modo alla realizzazione della festa, l’Amministrazione comunale e il Coordinamento per il Santo Patrono del Consiglio Pastorale Zonale di Trani. Questo Organismo raccoglie tutti i soggetti (in modo particolare la Confraternita di San Nicola il Pellegrino, il Comitato Feste Patronali, le Confraternite e i presbiteri di Trani), ciascuno con il suo apporto specifico, impegnati nell’organizzazione e nella diffusione del culto, delle varie iniziative pastorali e culturali legati al nostro Santo Patrono. È un percorso di comunione che abbiamo iniziato da qualche anno e che proseguiremo con convinzione proprio come risposta al Signore che ci chiama alla comunione, alla condivisione e alla corresponsabilità.

Auguro alla Città di Trani e all’intera nostra Diocesi una buona festa di San Nicola il Pellegrino.