C’è un filo rosso che attraversa le parole del Vescovo della diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie alla vigilia della Settimana Santa di fronte alla stampa: la Pasqua non è soltanto un appuntamento liturgico, ma una chiamata concreta a vivere il presente con responsabilità, dentro una realtà segnata da tensioni globali e fragilità locali.
In occasione dell’incontro con i giornalisti, D’Ascenzo rivolge anzitutto un pensiero riconoscente a chi fa informazione. Nel formulare gli auguri per la Santa Pasqua e per il Triduo – cuore della fede cristiana – il massimo prelato diocesano, sottolinea il valore del lavoro di chi fa comunicazione pubblica, definendolo parte integrante della presenza della Chiesa sul territorio. È grazie all’informazione, osserva, che il messaggio arriva anche a chi resta ai margini: anziani, malati, persone che non possono muoversi. «Entrate nelle case», lascia intendere, riconoscendo una funzione che va oltre la cronaca e tocca la dimensione umana e sociale.
Di fronte ai media e al responsabile comunicazioni sociali della diocesi Prof. Riccardo Losappio, il discorso si allarga subito oltre i confini locali. Il pensiero corre alla Terra Santa, dove nei giorni scorsi un episodio ha suscitato preoccupazione: al Patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, e al Custode di Terra Santa è stato impedito l’accesso alla Basilica del Santo Sepolcro durante la Domenica delle Palme. Il massimo esponente diocesano, per l’occasione, non usa mezzi termini e parla di un fatto «grave ed esagerato», soprattutto perché avvenuto in assenza di condizioni tali da giustificare restrizioni così severe.
Eppure, nel richiamare le parole dello stesso Patriarca, D’Ascenzo invita a non perdere la prospettiva: esistono situazioni ancora più drammatiche, popoli interi privati di diritti fondamentali. Tra questi, la libertà di professare la propria fede, che resta – sottolinea – un diritto essenziale.
Da qui il passaggio naturale al tema centrale: la pace. In un tempo in cui i conflitti sembrano moltiplicarsi, la posizione della Chiesa resta quella indicata più volte da Papa Leone XIV. «La guerra non risolve mai nulla», ribadisce il Vescovo, insistendo su un punto che appare tanto semplice quanto oggi controcorrente: l’unica strada possibile è quella del dialogo e della diplomazia.
Ma non basta invocarla. Per chi crede, aggiunge, la pace passa anche dalla preghiera, intesa non come rifugio, ma come forza che orienta le scelte. E soprattutto passa dalla vita quotidiana: relazioni sane, capacità di ascolto, costruzione di comunione. Una “testimonianza di pace” che si gioca nei gesti concreti, prima ancora che nelle grandi dichiarazioni.
Accanto allo sguardo sul mondo, c’è poi quello rivolto al territorio. La diocesi, spiega, sta vivendo una fase di rinnovamento anche strutturale. Dopo Pasqua sarà inaugurato il nuovo Centro Pastorale Diocesano nell’ex convento delle Clarisse: uno spazio pensato per accogliere attività, incontri e servizi, con la presenza stabile di una comunità religiosa. Un luogo che vuole diventare punto di riferimento per la vita ecclesiale e non solo.
Sempre a Trani, prenderà forma anche la nuova sede della Caritas presso il Santuario del Sacro Cuore. Qui confluiranno diversi servizi: la mensa per i poveri, il dormitorio, la pastorale carceraria. Un progetto che punta a rendere più coordinata ed efficace l’azione di sostegno alle persone in difficoltà.
Il discorso tocca poi un altro nodo delicato: la partecipazione alla vita pubblica. In vista delle elezioni amministrative, Mons. Leonardo D’Ascenzo non nasconde una certa preoccupazione per il fenomeno dell’astensionismo. Il voto, ricorda, è insieme un diritto e un dovere, una forma concreta di responsabilità verso la propria comunità.
Eppure, ammette, oggi molti esitano a esporsi direttamente in politica. Un timore diffuso, che chiama in causa anche la Chiesa. Per questo insiste sulla necessità di formare i laici, di offrire strumenti per comprendere e vivere la dottrina sociale. Torna così l’idea – già sperimentata in passato – di scuole socio-politiche nelle parrocchie e nelle diocesi, capaci di preparare persone disponibili al servizio.
Infine, uno sguardo al dibattito sui referendum e, in particolare, alle questioni legate alla giustizia. Qui il vescovo chiarisce con equilibrio la posizione ecclesiale: la Chiesa non interviene con indicazioni dirette su temi che non toccano la dottrina morale. La responsabilità resta nelle mani dei fedeli, chiamati a informarsi e a decidere secondo coscienza.
Una linea condivisa anche dalla Conferenza Episcopale Italiana, che invita a mantenere l’equilibrio tra i poteri dello Stato senza entrare nel merito delle scelte di voto. Resta comunque spazio per le opinioni personali, che ciascuno può esprimere liberamente.
Nel complesso, un messaggio per una Chiesa che non si sottrae alle domande del presente, ma le affronta con uno sguardo che tiene insieme fede e realtà. La Pasqua, in questo contesto, diventa qualcosa di più di una ricorrenza: un invito a cambiare prospettiva, a costruire pace, a partecipare, a non restare spettatori.
Un invito che, oggi, appare rivolto a tutti.
Stefano Patimo
