Di seguito il testo della lettera di Maria Lanotte, Presidente Diocesana a nome dell’Azione Cattolica dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, con la quale è fatto “l’invito alla comunità ecclesiale e civile Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie” a partecipare all’iniziativa.
«L’Azione Cattolica Diocesana dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie invita la comunità ecclesiale e civile, l’8 giugno p.v. alle ore 13:00, a vivere un minuto di silenzio e di preghiera per la pace.
L’iniziativa è stata promossa dal Forum Internazionale di Azione Cattolica (FIAC), dall’Azione Cattolica Italiana e dall’Azione Cattolica Argentina, dall’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche (UMUCO) e da altre associazioni e organismi ecclesiali. Essa richiama il primo appuntamento, vissuto il 6 giugno 2014 alle ore 13:00, quando migliaia di persone si unirono in preghiera a sostegno della pace.
Questo momento di preghiera nacque in seguito all’incontro promosso da Papa Francesco l’8 giugno 2014 nei Giardini Vaticani insieme al Presidente di Israele, Shimon Peres, al Presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas (Abu Mazen), e al Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I.
“Vogliamo la pace. Un’urgenza, un diritto, una necessità»: questo è il messaggio che accompagna l’iniziativa globale per la fraternità, la giustizia e il rispetto del diritto internazionale, a servizio della pace”.
Il Santo Padre Leone XIV, nel suo discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede del 9 gennaio 2026, sottolineava come:
“Nel nostro tempo, preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. È stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui. Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sé ‘nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini’, ma la si ricerca mediante le armi, quale condizione per l’affermazione di un proprio dominio. Ciò compromette gravemente lo stato di diritto, che è alla base di ogni pacifica convivenza civile”.
La pace è possibile e interpella ogni persona, ogni famiglia, ogni realtà: da quella civile a quella religiosa, da quella nazionale a quella internazionale. L’invito è esteso a tutti: persone, associazioni, movimenti e realtà laicali. Ciascuno è destinatario e testimone di una chiamata al bene e di un progetto salvifico che ci precede e ci sorpassa.
La preghiera che accompagna questa iniziativa è volta affinché anche i governanti e l’azione della politica, a tutti i livelli, siano costruttori di autentica democrazia e perseguano con determinazione il bene comune e lo sviluppo integrale dei popoli della terra.
La pace è una pianta che ha bisogno di essere continuamente innaffiata dalle buone azioni di tutti, dalla vigilanza, da una buona politica che metta al centro la dignità della persona, i diritti umani, il diritto internazionale e lo sviluppo sostenibile.
La pace e il dialogo sono imprescindibili per la vita dell’umanità. In troppe parti del mondo essi sono stati traditi, ma restano un bisogno ardente nel cuore di ogni persona, oggi più che mai. C’è un’umanità ferita dalle guerre, dalle ingiustizie e dalle divisioni, ma la speranza di una pace disarmata e disarmante continua ad abitare la coscienza di ogni persona che non si rassegna alla logica del conflitto e dell’ingiustizia.
La pace ha bisogno di nutrirsi di ascolto, di dialogo e di preghiera. Essa è sempre al centro e nel cuore del Magistero della Chiesa. Cristo è il Signore della Pace: la pace è il primo dono che Egli ha fatto all’umanità e in essa risiede la condizione per la fraternità e la solidarietà tra i popoli. L’assenza della pace è assenza di respiro per la vita buona della comunità mondiale.
L’impegno dell’Azione Cattolica Italiana, da sempre improntato all’educazione e alla formazione delle coscienze alla luce del Vangelo, e a farlo facendosi compagna di strada di tutte le realtà che hanno a cuore i valori dell’umanesimo cristiano e il bene comune, chiama instancabilmente tutti a promuovere e a coinvolgersi in questa iniziativa e in tutte quelle opere di bene che il Signore vorrà ispirare, così come in quelle che provengono da altre realtà che ne condividono l’urgenza.
La pace richiede unità di intenti e comunione. Il dialogo ecumenico e interreligioso ci accompagna e ci sostiene in questo cammino. Esso rappresenta una via importante per costruire relazioni autentiche, abbattere muri di diffidenza e riconoscere nell’altro un fratello o una sorella con cui condividere il desiderio della pace. Nel rispetto delle diverse tradizioni e appartenenze, il dialogo ci educa all’ascolto reciproco, alla collaborazione e alla ricerca di ciò che unisce, senza rinunciare alla propria identità. In un tempo segnato da divisioni e conflitti, il contributo delle comunità cristiane e delle diverse religioni può diventare un segno concreto di speranza e una culla di fraternità per il mondo intero.
Instilliamo nel mondo la vita divina che è in noi. Siamo nati per questo: per compiere le opere buone che il Signore ha ispirato nei nostri cuori e per essere testimoni del suo amore nella storia. Ogni gesto di pace, ogni parola di perdono, ogni scelta di fraternità contribuisce a rendere più umano il nostro tempo e più visibile il Regno di Dio.
L’8 giugno p.v. sentiamoci tutti chiamati a rispondere a un’azione semplice e possibile per ciascuno: fermarci per un minuto in silenzio e in preghiera per la pace. Se non troviamo il coraggio e la consapevolezza di interrompere, anche solo per un istante, il vortice delle nostre occupazioni quotidiane per riflettere, pregare e invocare il dono della pace, rischiamo di abituarci alla logica della guerra e dell’indifferenza. Se non siamo noi a fermarci per costruire la pace, sarà la guerra a fermare l’umanità, privandoci della possibilità di tornare indietro.
Per questo, ovunque ci troviamo, uniamoci nel silenzio e nella preghiera per la pace, con il desiderio di costruire unità nella diversità, fraternità tra i popoli e comunione tra le persone, nella certezza che ogni autentico cammino di pace nasce da cuori riconciliati e dalla disponibilità a riconoscersi fratelli e sorelle.
Le Beatitudini continuano a ispirare uomini e donne di buona volontà nella ricerca della pace e della fraternità. Esse ci ricordano: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9).
La pace comincia da noi. «Ciascuno di noi è protagonista e dunque responsabile della storia» (Discorso del Santo Padre Leone XIV al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 9 gennaio 2026).
A Maria, Regina della Pace, affidiamo la nostra preghiera e la nostra speranza, perché possiamo essere artigiani di fraternità, dialogo e riconciliazione. Che la pace sia con tutti, oggi e sempre».
