Celebriamo la solennità del Corpo e Sangue del Signore Gesù, realmente presente nel pane e nel vino consacrati.
Celebriamo l’eucaristia, rendimento di grazie a Dio per tutti i suoi doni e, in modo particolare, per il dono del suo Figlio Gesù. L’eucaristia è sacramento dell’unità che ci chiama e ci fa essere un unico corpo con Gesù risorto e tra di noi, il suo corpo mistico, la Chiesa.
Celebrare l’eucaristia, ricevere Gesù, per tutti noi significa, come dicono i Padri della Chiesa, diventare concorporei e consanguinei del Signore. Diventiamo il suo corpo e in noi, e tra di noi, scorre il suo stesso sangue, la sua stessa vita. Così ci ha ricordato San Paolo nella Prima lettera ai Corinti: “Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane”.
Quanto bisogno c’è oggi di vivere la vita come dono e vera comunione. In questo tempo in cui l’umanità, purtroppo, è segnata da dolorose ferite: la guerra che semina morte e alimenta gli interessi di un manipolo di tiranni; l’indifferenza, l’individualismo egoistico; la vita che non viene accolta dopo essere stata concepita, o accompagnata verso l’eutanasia quando segnata dalla fragilità e sofferenza della malattia; i fallimenti nei confronti dei giovani con le loro difficoltà che spesso diventano causa di crisi e scelta di percorsi di morte; le persone che devono fuggire dalla terra d’origine e anziché trovare una situazione di vita migliore finiscono in spirali di violenze, chiusure e morte.
Gesù si dona, ci offre la sua vita perché noi possiamo accoglierla e donarla insieme alla nostra. Ricordiamo sempre che la vita la viviamo in pienezza nella misura in cui la doniamo liberamente per gli altri. Il dono concreto del nostro corpo e sangue, di noi stessi, è la verità che dà significato alla nostra esistenza.
Spezzare il pane, partecipare all’eucaristia, è per tutti noi donare la vita, il nostro corpo, fino in fondo, fino a morire! Non importa se le nostre risorse, i nostri programmi, le nostre strutture, i nostri beni sono pochi o tanti.
Quanti sforzi abbiamo fatto e continuiamo a fare in programmi, attività, organizzazione di eventi, feste, folclore, processioni, formazione, liturgie, impegni caritativi. Tutte cose buone che non possiamo certo cancellare. Eppure, come rilevano i vescovi italiani, manca la fede. La fede non possiamo darla più per scontata nemmeno tra
di noi, persone che frequentiamo la chiesa.
È importante che ci interroghiamo seriamente: in tutto quello che viviamo come chiesa quanto c’è di logica eucaristica. Quanto c’è di dono vero e di comunione. Cosa riusciamo a trasmettere e, soprattutto, quale volto di Dio testimoniamo?
Quanto è importante allora donarci, condividere quello che abbiamo, quello che siamo, consapevoli della nostra pochezza e della nostra povertà. Quando si condivide nessuno rimane privo del necessario, nessuno rimane privo di amore. Quando si condivide tutti sono sazi, sazi di vita!
I Giudei, come abbiamo ascoltato dal vangelo di Giovanni, discutevano aspramente fra di loro a proposito dell’insegnamento di Gesù sul pane vivo, sull’eucaristia: “come può costui darci la sua carne da mangiare?”. Non si fidavano della parola del Signore e si chiudevano, di conseguenza, al dono della vita e della vita eterna.
Quanto è importante fidarci del Signore, ascoltare il suo insegnamento e seguirlo. È questo il nostro obiettivo. Spesso il nostro modo di comportarci, al contrario, è quello di chi ha già il suo progetto, i suoi programmi e per raggiungerli chiede al Signore di essere aiutato, di intervenire. In questa maniera non siamo più noi a seguire ciò che il Signore ci fa conoscere attraverso la sua Parola, la preghiera, il discernimento. Pretendiamo che sia Dio a venire dietro a noi, pronto a soddisfare ogni nostra richiesta. Poniamoci un’altra domanda: è Dio che deve seguire noi o forse è meglio che siamo noi a seguire Dio?
La solennità di oggi è celebrazione di Gesù che dona la sua vita per tutti e ci chiama a formare un solo corpo con lui e tra di noi, a spenderci generosamente per gli altri. Il Corpus Domini, come ci ha ricordato Papa Leone XIV nell’omelia pronunciata questa mattina durante la messa celebrata a Madrid: «Non si tratta solo di portare fuori un ostensorio, quanto di lasciarci noi stessi portare fuori dall’egoismo, dall’indifferenza, da una fede comoda e privata, per rispondere al suo invito alla conversione, a cambiare sguardo, accogliendo la sua presenza che ci cambia e ci rende costruttori di un mondo nuovo».
