PADRE VINCENZO TELESCA, DEI PADRI GIUSEPPINI, VERSO I CINQUANTA ANNI DI SACERDOZIO

Domenica 14 giugno la celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo durante la quale il sacerdote renderà al Signore il suo grazie

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Domenica 14 giugno 2026, a Barletta, presso il Santuario Maria SS. dello Sterpeto, alle ore 11.30, durante la celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo mons. Leonardo D’Ascenzo, padre Vincenzo Telesca, della congregazione dei Padri Giuseppini, fondata da San Giuseppe Marello, renderà il suo grazie in occasione del 50° anniversario della sua ordinazione presbiterale.

Padre Vincenzo Telesca nasce a Sant’Ilario (PZ) il 1 ottobre 1947 da Donato e Galasso Maria Carmela. Il 26 giugno 1961 entra in seminario a Barletta nell’Istituto presso il Santuario Maria SS. dello Sterpeto, frequentando regolarmente i tre anni di scuola media.

Nel 1967, dopo il biennio ginnasiale trascorso a Villa Quaglina (AT), emette la sua prima professione e si trasferisce a Roma.

Dopo aver completato gli studi, nel 1971 ritorna ad Asti come assistente presso il collegio Vittorio Alfieri. Nello stesso anno inizia i corsi di filosofia e teologia. Il 28 settembre 1974 diventa professo perpetuo e l’anno successivo, il 1 novembre  è ordinato diacono nel Santuario di San Giuseppe in Asti.

Il 13 giugno 1976, mediante l’imposizione delle mani del Vescovo oblato di San Giuseppe, mons. Cirio, è ordinato presbitero.

Padre Vincenzo svolgerà in diverse parti d’Italia il suo ministero: Margherita di Savoia, Meda, Barletta, Alba, Solofra, Paestum. È stato viceparroco, parroco, economo e rettore di casa in diverse comunità della Congregazione di appartenenza. In particolare nell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, Padre  Vincenzo è stato viceparroco a Margherita di Savoia e parroco a San Filippo Neri in Barletta. Attualmente è viceparroco presso il Santuario/Parrocchia Maria SS. dello Sterpeto dedicandosi completamente alla direzione spirituale e al sacramento della riconciliazione.

«Per un presbitero –  commenta Padre Vincenzo alle soglie di cinquanta anni di ministero presbiterale – , all’inizio è complicato comprendere sino infondo cosa significhi e cosa comporti l’essere sacerdote. Ogni cosa la si apprende a tempo debito, perché per tutti la vita è un continuo apprendistato. Sentirsi arrivati e non avvertire la necessità di imparare dal divin Maestro non è una cosa buona! Dopo cinquant’anni di sacerdozio e cinquantanove di professione perpetua,  maggiore è la consapevolezza del dono ricevuto e del privilegio di essere chiamati a lavorare in modo speciale nella vigna del Signore».