Il brano del Vangelo di San Matteo (10, 37-42) che abbiamo ascoltato conclude il discorso apostolico. È una sezione del Vangelo in cui ci viene raccontato di Gesù che chiama i 12 apostoli, li istruisce e poi li invia. È la stessa situazione per la quale noi ci troviamo stasera e in questa celebrazione ci sentiamo convocati dal Signore Gesù da lui istruiti e poi inviati. Inviati per il servizio.
Francesco verrà istituito Lettore e poi tutto il resto dei presenti verranno rinnovati nell’esercizio del servizio del ministero del Lettorato e dell’Accolitato e poi anche i Ministri straordinari della comunione. Questa parte del Vangelo di Matteo è preceduta da altre due sezioni.
La prima è quella del discorso della montagna, le beatitudini, tutta la novità del Vangelo dell’insegnamento di Gesù.
“Avete inteso che fu detto ma io vi dico” qualcosa di nuovo e la più grande novità poi in questa sezione è la preghiera del Padre Nostro perché ci rivela il volto di Dio che è Padre. Un Padre che si prende cura. Un Padre vicino ai suoi figli. Un Padre buono e misericordioso.
Poi una seconda sezione in cui Gesù, scendendo dal monte, quasi concretizza quello che ha detto con il suo insegnamento verbalmente. Allora ecco Gesù che compie una serie di miracoli, perché i miracoli sono i segni straordinari dell’amore di Dio per gli uomini e questo amore non è fatto soltanto di una dichiarazione di parole, qualcosa di concreto. Ecco abbiamo ascoltato proprio in questi ultimi giorni nella liturgia il racconto della guarigione del lebbroso, del servo del centurione, poi la guarigione della suocera di Pietro, la guarigione degli indemoniati, la tempesta sedata. Insomma, questo amore di Dio è qualcosa di straordinario e di concreto. Allora si comprende perché Gesù in questo insegnamento che conclude appunto la terza sezione del discorso apostolico si esprima in questa maniera: «Chi ama il padre o madre più di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me».
Gesù ci sta dicendo, ci sta invitando ad amare prima di tutto Dio, a vivere la relazione di amore con Dio, perché è da qui che parte poi ogni impegno concreto per il discepolo di Gesù.
È soltanto a partire dall’amore che riceviamo da Dio sentendoci suoi figli e amando Dio che poi possiamo amare in modo vero, in modo pieno, padre, madre, figli, genitori, mogli, mariti o tutte le persone che attraverso i nostri ministeri siamo chiamati a servire. Tutto parte da un amore di Dio che riceviamo che viviamo e poi condividiamo concretamente attraverso il servizio che è il ministero.
Noi certamente non siamo chiamati a compiere i miracoli. Noi non li facciamo i miracoli, anche se c’è qualcuno che pensa di essere così intelligente, importante, tanto da credere che attraverso i suoi servizi di operare miracoli per la Chiesa. Per cui c’è anche qualcuno che potrebbe pensare di essere necessario, indispensabile: senza di me questa comunità parrocchiale o la comunità della diocesi non esisterebbe più, non potrebbe andare più avanti. Ma i miracoli fino a prova contraria continua, anche oggi da noi, a compierli solo nostro Signore. Noi però, sull’esempio di Gesù ci sentiamo chiamati a compiere opere straordinarie. E le opere straordinarie sono quelle opere di servizio attraverso le quali noi testimoniamo l’amore di Dio per noi, per la nostra Chiesa.
Allora, i nostri ministeri debbono potersi esprimere attraverso un’ordinarietà che è fatta di opere straordinarie, perché le opere fatte con amore sono straordinarie.
E per noi sono straordinarie perché veicolano e testimoniano l’amore di Dio per gli uomini.
Per questo dobbiamo essere disposti a vivere la logica della croce. Ce lo ricordava proprio stamattina all’Angelus Papa Leone. La logica della croce è quella logica che deve vederci disponibili a perdere, a perdere.
Perché chi ama veramente è una persona che perde. Perché chi ama veramente vuole il bene dell’altro e per il bene dell’altro, rinuncia a se stesso. Per il bene dell’altro dona se stesso. E donare la propria vita è morire.
Quindi i ministeri ci domandano la disponibilità a perdere, a fare della nostra vita un dono. Diceva ancora Papa Leone che è quella perdita del seminatore, il quale quando esce per la semina getta il seme e perde quel seme.
Ma poi quel seme perso è un seme che fiorisce. E fiorendo porta frutto e questo frutto è di più rispetto a ciò che apparentemente all’inizio il seminatore aveva perso.
Questa è la logica dell’amore. Si muore, si fa dono della propria vita, si perde per poi raccogliere per il regno di Dio, molto di più di quanto si è perso.
Vorrei, concludendo, questa mia riflessione lasciare una consegna a tutti. Questa consegna la riceviamo dal documento “Radicati e costruiti in Cristo” che i Vescovi italiani hanno approvato a maggio per tutte le Chiese che sono in Italia per i prossimi cinque anni. Il documento che sentiremo poi nei prossimi anni, quindi avremo modo di conoscerlo meglio, di approfondirlo e soprattutto di recepirlo e di viverlo. Un capitolo è dedicato alla corresponsabilità. In questo capitolo sulla corresponsabilità, c’è un paragrafo che porta proprio questo titolo: I ministeri battesimali.
Tali sono i ministeri che ora andremo a rinnovare per quanto riguarda l’esercizio. Ministero con il quale sarà istituito ora Francesco. Questo è il motivo per cui Francesco celebra il Ministero del Lettorato qui in Cattedrale stasera insieme a tutti gli altri Lettori e Accoliti della nostra diocesi. Tra l’altro è una indicazione della nuova Ratio per la formazione nei seminari italiani. In essa siamo invitati a celebrare i Ministeri dei seminaristi in quanto ministeri battesimali insieme con gli altri Ministeri che vengono celebrati per i laici in una diocesi. Nel paragrafo i ministeri battesimali, in cui si fa riferimento in modo particolare al Lettorato e all’Accolitato, è detto che questi Ministeri esprimono in chi li riceve nella vita la partecipazione attiva alla vita della comunità e la presenza nel proprio ambiente. Partecipazione attiva alla vita della propria comunità è un po’ un impegno di servizio, diciamo così ad intra, all’interno della comunità della diocesi, all’interno della comunità della parrocchia.
La presenza, il proprio ambiente, è vivere poi in modo missionario l’annuncio, la testimonianza della Parola per il Lettore e la logica eucaristica del dono per l’Accolito. Non possiamo ridurre il Lettorato e l’Accolitato a metterci – non è caso nostro – il camice la domenica per la celebrazione della messa e poi il Lettore fa la lettura e chi è Accolito fa il servizio all’altare. E quando c’è necessità come ministro straordinario insieme ai ministri straordinari della comunione aiuta il prete o il diacono nella distribuzione della Comunione. Sarebbe proprio mortificante se riducessimo questi Ministeri a tutto ciò. Partecipazione attiva alla vita della comunità diocesana, della parrocchia, presenza dei propri ambienti come missionari.
È la consegna di questo documento che nella preghiera chiediamo al Signore di ricevere e di mettere in pratica di vivere concretamente ciascuno nella propria esperienza. E, concludo, i ministri del Lettorato e dell’Accolitato, i ministri straordinari della comunione per condividere quella che è la missione della Chiesa, di questa Chiesa di Trani-Barletta-Bisceglie e per partecipare attivamente alla vita di questa Chiesa è importante e necessario vivere legati, collegati al cammino di questa Chiesa. Quindi l’invito ed essere sempre presenti a tutti i momenti più significativi, più importanti.
Prima di tutto quei momenti di formazione, perché il vostro ministero possa essere vissuto, e deve essere vissuto, a partire da quello che è l’orientamento, attraverso la formazione che viviamo di questa Chiesa. Quindi voi assolutamente non dovete essere assenti. Ad esempio, quando vivremo all’inizio dell’anno pastorale il momento del Convegno e gli incontri del Percorso Diocesano di Formazione che quest’anno verteranno proprio su questo tema: “Radicati e costruiti in Cristo”. Altrimenti il vostro servizio, ma questo sarebbe proprio un assurdo, diventerebbe un servizio svolto a vostro titolo personale privato, ma non esiste questo tipo di ministero nella Chiesa. Voi dovete essere agganciati, legati, dovete camminare insieme a tutta la Chiesa seguendo l’orientamento, accogliendo la formazione che viene proposta e poi traducendola nel servizio concreto con il Ministero straordinario della comunione, il Lettorato e l’Accolitato.
Ecco chiediamolo proprio aprendo il nostro cuore nella preghiera al Signore che ci aiuti per davvero a comprendere e accogliere con tutto il cuore questo insegnamento, questa indicazione così bella, così significativa e importante per la vita non solo di ciascuno di noi per la vita di tutta la nostra comunità che la Chiesa diocesana.
*Trascritta dal parlato
Arcivescovo Omelia Rinnovo Ministeri Trani 28.06.26

