Ci sono incontri che servono a programmare il lavoro. Altri, invece, aiutano a ritrovare il senso del cammino. Quello vissuto il 18 luglio al nuovo Centro Pastorale Diocesano, tra l’Arcivescovo mons. Leonardo D’Ascenzo, l’Ufficio delle Comunicazioni Sociali e la redazione di In Comunione, appartiene certamente alla seconda categoria.
Non una riunione organizzativa, ma un tempo di ascolto e di fraternità, nato dal desiderio di fermarsi per rileggere il servizio della comunicazione nella vita della Chiesa. Perché raccontare una comunità ecclesiale significa, prima di tutto, contribuire a farla crescere nella comunione.
“Il vostro servizio è un contributo alla comunione della nostra comunità”, ha ricordato l’Arcivescovo, ringraziando il direttore dell’Ufficio Comunicazioni, il diacono Riccardo Losappio, e tutti coloro che, con competenze e sensibilità differenti, rendono possibile la pubblicazione di In Comunione, il mensile che da oltre trent’anni documenta la vita della diocesi.
Nel suo intervento mons. D’Ascenzo ha intrecciato memoria personale e prospettive future. Ha raccontato i suoi primi passi nel giornalismo, quando da adolescente collaborava al periodico della sua parrocchia, ricordando come ogni articolo nascesse dal confronto e dalla condivisione. Un’esperienza che, ancora oggi, considera l’immagine più autentica del lavoro redazionale: persone diverse che mettono in comune idee, esperienze e punti di vista per costruire qualcosa che appartiene a tutti.
Anche per questo la comunicazione occupa un posto particolare nella vita della diocesi. Se il nuovo Centro Pastorale è destinato a diventare una casa aperta alle realtà ecclesiali, l’Ufficio delle Comunicazioni continuerà ad avere sede in Curia, a testimonianza del legame diretto con il ministero del Vescovo e del ruolo trasversale che la comunicazione svolge nell’azione pastorale.
Lo sguardo si è poi allargato ai prossimi anni, alla luce del documento della Conferenza Episcopale Italiana Radicati e costruiti in Cristo. Trasmissione della fede, corresponsabilità, strutture e comunione saranno gli assi portanti del cammino diocesano. “L’anno prossimo lavoreremo soprattutto sulla trasmissione della fede, con particolare attenzione all’iniziazione cristiana e alla carità”, ha annunciato l’Arcivescovo.
La riflessione non poteva ignorare una delle grandi questioni del presente: l’intelligenza artificiale. Richiamando il magistero di Papa Leone XIV e la Magnifica Humanitas, mons. D’Ascenzo ha invitato a non perdere di vista ciò che nessuna tecnologia potrà sostituire: la centralità della persona. È da qui che continuano a trovare forza i principi della Dottrina sociale della Chiesa — bene comune, giustizia, solidarietà, destinazione universale dei beni e sussidiarietà — chiamati oggi a orientare anche il modo di comunicare.
Da questa consapevolezza nasce il compito affidato all’équipe diocesana. Vigilare sulla disinformazione, sempre più amplificata dagli strumenti digitali. Generare cultura, mettendo in dialogo il Vangelo con le domande del nostro tempo. Cercare la verità dei fatti con trasparenza e onestà intellettuale. Tre indicazioni che delineano uno stile prima ancora che un metodo.
Perché la comunicazione ecclesiale non si misura soltanto dalla qualità delle notizie che diffonde, ma dalla capacità di custodire le persone, dare voce alle comunità e favorire relazioni autentiche. In fondo è questa la missione di In Comunione: non limitarsi a raccontare ciò che accade, ma aiutare una Chiesa a riconoscersi come comunità.
È forse questa l’immagine che rimane al termine dell’incontro. Una redazione chiamata non soltanto a informare, ma a creare ponti. Perché ogni parola, quando nasce dall’ascolto e dalla verità, può diventare uno spazio in cui la comunione prende forma. Ed è proprio da qui che continua a passare, ancora oggi, la costruzione quotidiana della civiltà dell’amore.
Stefano Patimo

