Il mondo della missione Testimonianza di Patrizia Lavaselli.

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Lavoro come docente di Arte in provincia di Bergamo. Una grande passione, viaggiare e conoscere le diverse realtà nei luoghi a maggiore concentrazione di disagio sociale. Perché? Spesso la vera anima si trova nei luoghi più bui dove sembrerebbe impossibile indagare il vissuto di sofferenza attraverso l’espressione artistica. Una di queste esperienze l’ho vissuta in Malawi presso il carcere di massima sicurezza a Zomba.
E’ davvero difficile racchiudere in poche righe un’esperienza così intensa durata parecchi mesi. Umanità, emozioni, sofferenza e fede.
E’ stato possibile grazie a Padre Piergiorgio Gamba che si occupa con grande passione anche alla situazione carceraria del Malawi oltre che ad altre attività legate al miglioramento delle condizioni di vita con un focus sulla didattica ed educazione.
Nonostante le prime difficoltà d’inserimento nell’ambiente carcerario, il lavoro è stato molto soddisfacente sia dal punto di vista relazionale che dei risultati stessi.
Pensare al counseling, utilizzando principalmente l’espressione visiva in un contesto così difficile, è stata una sfida, perché laggiù il bisogno primario è legato alla sopravvivenza quotidiana.
Sono stata la prima persona ad entrare in un carcere del Malawi proponendo attività completamente nuove e ricordo bene il primo giorno in cui mi sono recata a Zomba, scortata dalle guardie e dal loro capo. Inizialmente ho avuto un impatto negativo nei confronti della loro divisa soprattutto perché corredata di bastone, simbolo di potere, che usano spesso senza pietà. Le donne erano tutte sedute a terra che attendevano e noi, in piedi di fronte a loro; il capo mi ha presentata con tono molto arrogante. Poi mi hanno dato la parola. Sentivo gli occhi delle donne su di me. Attendevano le mie parole, ostili, curiose, rassegnate ed io ero profondamente a disagio. In un attimo ho compreso che quella sensazione era forte perché stavo dall’altra parte. Mi sono seduta in terra ed ho iniziato a raccontare loro cosa avremmo fatto insieme, l’inglese era zoppicante ma di cuore, senza discorsi preparati. Una prigioniera traduceva simultaneamente in chicewa, poichè la maggior parte di loro non conosce altra lingua. Così ho rotto il ghiaccio e ci siamo date appuntamento al giorno dopo.
Ricca di paure ed emozioni ho trascorso la mia prima notte a Zomba, ma è arrivato il primo giorno di lavoro. Ma tutto si supera se ci sono perseveranza e la consapevolezza di percorrere una strada dove l’incontro con l’Altro dona momenti di gioia incredibili.
Per quanto riguarda la relazione con le carcerate ho sempre cercato di essere il più possibile discreta e contemporaneamente amichevole. I primi tempi di lavoro sono stati difficili perché rabbia e pietà prendevano il sopravvento su di me. Mi sentivo impotente di fronte alle ingiustizie, vedere i bambini rinchiusi con le loro mamme, le anziane senza speranza, dimenticate, ingiustamente rinchiuse, vittime di abusi. Mai come allora ho compreso il significato della parola empatia. Abbiamo fatto Arte, dipinto, costruito, danzato, donando loro la possibilità di recuperare un’identità perduta tra quelle mura di sofferenza. Il mio dono è stato fare Arte per creare un momento di espressione e libertà.
Disegnare, dipingere e creare insieme ci ha permesso di comunicare anche senza condividere la stessa lingua.
Attraverso i colori, i sorrisi nonostante i loro drammatici racconti di vita che riportavano, si è creato un legame speciale. Per qualche ora, quelle donne potevano dimenticare, almeno in parte, le difficoltà della loro vita.
I bambini partecipavano con entusiasmo, trasformando fogli e colori in occasioni di gioco e fantasia.
Grazie a Padre Piergiorgio siamo riusciti anche ad aprire un asilo dove accogliere i bambini delle carcerate e delle guardie al fine di agevolare la riconciliazione tra le parti. È un grazie speciale quello per Padre Piergiorgio, per la sua lungimiranza, sensibilità e l’Amore che ci mette in ogni cosa, senza dietrologie o interessi personali. È Fede pura.
Ho imparato a non dare nulla di scontato, abbattere i pregiudizi, saper cogliere e trarre insegnamento anche dal più piccolo gesto degli altri. Al rientro in Italia, come docente, ho intrapreso un immenso lavoro sul territorio in direzione dell’inclusione scolastica.
Un verbo ricorre nei miei pensieri: ritornare …