«E’ L’INCONTRO CON GESU’ A RENDERCI POPOLO DI DIO»

Omelia dell’Arcivescovo nella concelebrazione eucaristica in  occasione della Festa della Chiesa diocesana a conclusione del Convegno Pastorale Diocesano. Bisceglie, 20 ottobre 2023, Chiesa di S. Giuseppe

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Omelia Arcivescovo nella Festa della Chiesa Diocesana 20 ottobre 2023

Un saluto caro a tutti i presenti. È molto bello ritrovarci così numerosi, con tanto entusiasmo e gioia nel cuore. Sono grato a ciascuno di voi per la partecipazione attiva e generosa di questi giorni, per il vostro desiderio di mettervi in gioco per scoprire e costruire insieme una Chiesa più autentica e più fedele al mandato ricevuto dal suo Maestro, il nostro Signore Gesù Cristo. Una Chiesa in cui gustiamo il sapore della casa, senza sentirci mai giudicati; in cui riconoscerci tutti come parte di una grande famiglia che cammina insieme lungo le vicende della storia.

Siamo grati al Signore per questi doni, entusiasmo e gioia, che desideriamo custodire e recuperare qualora dovessimo trovarci nella situazione sperimentata dai discepoli di Emmaus, icona di riferimento che ci accompagnerà nel cammino pastorale che abbiamo appena iniziato. Due persone tristi, deluse, descritte da Gesù come stolte e tarde di cuore, cioè mancanti di intelligenza, di senso pratico e dal cuore freddo, pigro, che non riesce a coinvolgersi.

Come ho detto all’inizio del nostro Convegno pastorale, facendo riferimento alle parole di Papa Francesco, chiediamo allo Spirito Santo di aiutarci a vivere sempre meglio quello che siamo, Chiesa sinodale con il desiderio di conoscere l’allegria dello Spirito Santo che sostiene la speranza, con il cuore libero che permetta al Signore di parlare.

 

Come ci ha ricordato San Paolo nella Prima lettera ai Corinzi, siamo tempio di Dio e lo Spirito Santo abita in noi. Queste parole ci aiutano a ben comprendere il senso della festa liturgica che oggi celebriamo: la festa della nostra Chiesa diocesana, tempio di Dio e dimora dello Spirito Santo, la memoria della dedicazione della Cattedrale. È la festa di tutti noi battezzati: laici, consacrati, diaconi, presbiteri, vescovo: il Santo di Dio.

Ho scritto Popolo con la lettera maiuscola dopo aver letto una recente intervista rilasciata da don Dario Vitali, teologo della Gregoriana, alla giornalista vaticanista di Avvenire, Stefania Falasca, che abbiamo ascoltato appena due giorni fa all’inizio del nostro Convegno pastorale.

L’ecclesiologo don Vitali sostiene che questa è «la prima volta che viene applicata l’ecclesiologia del Concilio recuperando idealmente la prassi sinodale del primo millennio. [,,,] La prima fase di questo processo ha permesso di ascoltare tutto il Popolo di Dio. E per favore la P di Popolo sia scritta in maiuscolo… perché il Popolo di Dio è la Chiesa come totalità di battezzati, soggetto del sensus fidei».

Credo che dovremmo riflettere molto su questa affermazione: il sensus fidei ha come soggetto la totalità dei battezzati, infallibile in credendo, e non un singolo o un gruppo, fossero anche i più intelligenti e geniali. Ogni singolo battezzato, inserito nel corpo mistico di Cristo che è la Chiesa, e tutti insieme come Popolo, abbiamo una responsabilità importante, preziosa e necessaria in questa nostra Chiesa di Trani-Barletta-Bisceglie, i laici come i presbiteri, i consacrati, il vescovo. Il processo sinodale che stiamo vivendo vuole coinvolgerci e renderci tutti partecipi. Tutta la Chiesa è coinvolta.

Aggiunge ancora Vitali: «Il fatto quindi di cominciare dal Popolo santo di Dio corrisponde alla scelta del Concilio: la costituzione Lumen Gentium contiene un capitolo sul Popolo di Dio che costituisce la “rivoluzione copernicana” in ecclesiologia, perché pone l’uguaglianza prima delle differenze, la dignità dei battezzati prima delle funzioni gerarchiche, che sono al servizio della Chiesa».

L’ho ricordato all’inizio del nostro Convegno, la Chiesa non è un condominio, è una casa dove viviamo tutti insieme perché siamo una sola famiglia, il Santo Popolo di Dio che vive la comunione, ascolta lo Spirito Santo, percorre la strada che le suggerisce e cammina con il suo Signore.

Desideriamo essere, ce lo suggerisce il Vangelo di oggi, come la casa di Zaccheo, il pubblicano. Una casa che si apre all’accoglienza di Gesù. Sappiamo che lui si è già auto-invitato e vuole condividere il suo corpo e il suo sangue con noi, alla tavola della vita, della famiglia, del lavoro, della scuola, della fragilità, delle tante problematiche che ci accompagnano e, a volte, ci affliggono.

Papa Francesco dice che Zaccheo «Lo avrebbe visto passare anche se Gesù non

avesse alzato gli occhi ma non sarebbe stato un incontro. Avrebbe magari soddisfatto quel minimo di curiosità buona per cui era salito sull’albero, ma non sarebbe stato un incontro. Qui sta il punto: alcuni credono che la fede e la salvezza vengano col nostro sforzo di guardare, di cercare il Signore. Invece è il contrario: tu sei salvo quando il Signore ti cerca, quando Lui ti guarda e tu ti lasci guardare e cercare. Il Signore ti cerca per primo. E quando tu Lo trovi, capisci che Lui stava là guardandoti, ti aspettava Lui, per primo. Ecco la salvezza: Lui ti ama prima. E tu ti lasci amare. La salvezza è proprio questo incontro dove Lui opera per primo. Se non si dà questo incontro, non siamo salvi. Possiamo fare discorsi sulla salvezza. Inventare sistemi teologici rassicuranti, che trasformano Dio in un notaio e il suo amore gratuito in un atto dovuto a cui Lui sarebbe costretto dalla sua natura. Ma non entriamo mai nel popolo di Dio. Invece, quando guardi il Signore e ti accorgi con gratitudine che Lo guardi perché Lui ti sta guardando, vanno via tutti i pregiudizi intellettuali, quell’elitismo dello spirito che è proprio di intellettuali senza talento ed è eticismo senza bontà» (J.M. Bergoglio, Prefazione a G. Tantardini, Il tempo della Chiesa secondo Agostino, Roma 2010, 7-8).

Non possiamo accontentarci di osservare Gesù che passa da lontano, arrampicati su un qualche albero. Vogliamo accoglierlo e lasciarci accogliere da Lui. È Gesù, e soltanto Lui, il fondamento di questa casa che siamo noi, Santo Popolo di Dio.

Con i servizi ecclesiali che operiamo nelle nostre realtà, di cui tra poco rinnoveremo il mandato, esprimiamo con generosità l’accoglienza di Gesù nei poveri, negli ammalati, nell’assemblea liturgica, nella Sua Parola, in quanti si accostano alle nostre comunità per essere ascoltati, rincuorati, sostenuti, accompagnati, integrati e valorizzati. Nulla di quanto operiamo per Gesù sarà perduto.

Siamo nell’anno pastorale del discernimento operativo, in cui vivremo la fase sapienziale del percorso sinodale in comunione con le Chiese che sono in Italia e con la Chiesa universale che sta celebrando il Sinodo dei Vescovi. Avremo particolare attenzione a ciò che abbiamo compreso come importante per noi, attraverso l’incontro e l’ascolto reciproco, secondo lo stile sinodale della conversazione nello Spirito, da parte di tante persone che amano davvero questa Chiesa: acquisizione di nuovi linguaggi; formazione proposta a livello diocesano (PDF) e, dagli uffici pastorali, ai vari operatori; servizio caritas che dovrà essere presente in ogni parrocchia della diocesi.

Il cammino che in questo anno percorreremo come Popolo di Dio nella nostra Diocesi concretamente è fatto di preghiera, appuntamenti, incontri, attività e percorsi. Chiedo a tutti di parteciparvi con la consapevolezza che abbiamo maturato in questi giorni: siamo una sola famiglia anche se operiamo in luoghi e ambiti differenti. Prendiamoci cura del nostro corpo ecclesiale!

Così troviamo scritto nel Proprio delle Messe dell’Arcidiocesi: “La costruzione dell’attuale cattedrale ebbe inizio nel 1094, in quel medesimo tempo in cui San Nicola il pellegrino, proveniente dalla Grecia, morì nella città di Trani in concetto di santità…”. A noi, in qualche modo, il compito di continuare la costruzione del tempio camminando insieme, nella comunione che è dono dello Spirito e impegno umano. San Nicola il pellegrino ci aiuti a vivere come discepoli che desiderano seguire il Maestro sulle strade del mondo, consapevoli come lui che il necessario, l’essenziale, è una bisaccia non appesantita dalla mondanità spirituale, la croce di Gesù come unico riferimento e il Kyrie eleison da custodire nel cuore e testimoniare nel quotidiano.

Buona festa e buon anno pastorale a tutti noi!