PRESBITERI SANTI E MISSIONARI per il discernimento pastorale
CASA DI SPIRITUALITÀ “OASI DI NAZARETH” Corato, 12 giugno 2026
“Le nozze di Cana”, Arcabas, polittico
PREMESSE
1. In questo giorno in cui celebriamo la solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, ho pensato di proporre una meditazione sul tema del discernimento pastorale. L’argomento è collegato alla santità e alla missionarietà del nostro ministero presbiterale. Alla santità: oggi è la giornata di santificazione sacerdotale. Il discernimento è un servizio pastorale che richiede preti santi, docili alle mozio ni dello Spirito e disponibili ad una continua conversione. Alla missionarietà: la missione della Chiesa è il tema che ha aperto il nostro anno pastorale con il Convegno di ottobre. L’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, dalla quale abbiamo preso le parole del titolo del Convegno, «Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo» (n. 273), ci ricorda che «un cuore missionario è consapevole […] che egli stesso deve crescere nella comprensione del Vangelo e nel discernimento dei sentieri dello Spirito» (EG, 45). Il discernimento pastorale è una forma eminente di paternità spirituale del presbitero: molte persone non riescono a leggere la pro pria storia alla luce di Dio; attendono un pastore che sappia riconoscere la presenza dello Spirito nelle loro vicende, che le aiuti a distinguere tra paura e prudenza, tra desiderio e vocazione, tra ferita e peccato, tra fallimento e nuova chiamata. «Dallo Spirito Santo… chiediamo, innanzitutto, il dono dell’ascolto: ascolto di Dio, fino a sentire con Lui il grido del popolo; ascolto del popolo, fino a respi rarvi la volontà a cui Dio ci chiama. Accanto all’ascolto, invochiamo la disponibilità a un confronto sincero, aperto e fraterno, che ci porti a farci carico con responsabilità pastorale degli interrogativi che questo cambiamento d’epoca porta con sé. Lasciamo che si riversino nel nostro cuore, senza mai perdere la pace, ma con la serena fiducia che a suo tempo non mancherà il Signore di ricondurre a unità». (1)
2. Il termine usato nel NT per indicare quest’operazione è soprattutto dokimàdso. Significa soppesare, passare attraverso l’esame e la ve rifica la validità o meno di quello che ci si presenta, per poterlo accettare o rifiutare, dargli la considerazione minore o maggiore che gli spetta. L’altro termine a volte usato è diakrìno, composto da dia (preposizione che qui indica separazione) e krìno (indica l’operazione di un giudizio). È da quest’ultimo termine che deriva l’etimo latino discernere, e da esso nelle lingue moderne il sostantivo discernimento. Si tratta di distinguere per chiarire, separare ciò che è mescolato e si presta alla confusione. Questa operazione non è esercitata con una norma o un criterio umani, ma badando al giudizio e al gradimento di Dio. È un’operazione dello spirito, non della carne.
3. «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Arri va la pioggia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: Farà caldo, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare (δοκιμάζειν) l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate (κρίνετε) voi stessi ciò che è giusto?» (Lc 12,54-57). Questa provocazione Gesù la rivolge non ad esperti o a persone dotate di particolari poteri, ma alle folle! Il discernimento non è un’attività riservata a chi è dotato di chissà quali straordinarie qualità di intelletto o di particolare perspicacia, piuttosto è quella capacità dei semplici e dei piccoli di riconoscere il momento di grazia in cui Dio sta operando.(2) Parlare di discernimento è parla re di qualcosa che domanda di diventare semplici e piccoli, di avere la disponibilità alla conversione, dimensione ascetica di ogni via di santificazione.
Propongo alcune considerazioni di carattere generale sul tema del discernimento per poi descrivere, restringendo il campo, il discernimento pastorale. Il discernimento è «un termine classico della tradizione della Chiesa, che si applica a una pluralità di situazioni. Vi è infatti un discernimento dei segni dei tempi, che punta a riconoscere la presenza e l’azione dello Spirito nella storia; un discernimento morale, che distingue ciò che è bene da ciò che è male; un discernimento spirituale, che si propone di riconoscere la tentazione per respingerla e procedere invece sulla via della pienezza di vita. Gli intrecci tra queste diverse accezioni sono evi denti e non si possono mai sciogliere completamente» (XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, Documento preparatorio I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, 13 gennaio 2017, n. 2).
1. DISCERNIMENTO
1.1. Il discernimento di Dio
La Sacra Scrittura può essere considerata come la storia del giudizio-discernimento salvifico di Dio attraverso i secoli. Il racconto biblico, infatti, inizia con l’opera creatrice di Dio che consiste nel separare, la luce dalle tenebre, le acque sopra il firmamento dalle acque sotto il firmamento, la terra dalla massa delle acque del mare; Dio comanda che ogni specie vegetale faccia il seme secondo la propria specie, che gli animali generino ognuno secondo la propria specie. Tutto viene distinto, tutto viene separato, anche la donna dall’uomo, tutto viene ordinato e passa dal caos primordiale all’ordine della creazione, espressione della bontà divina. E quando l’uomo si allontana dalla volontà di Dio, ecco che torna la confusione: tra il non mangiare di alcun albero e il non mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male; tra il mangiare e il toccare; tra l’albero della vita e l’albero della conoscenza del bene e del male (cfr. Gen 3,1-5); tra le acque di sopra e le acque di sotto; tra la terra e la massa delle acque nel diluvio (cfr. Gen 6-8).
Alla fine della storia, la conclusione o il compimento di quanto iniziato con la creazione consisterà in un’opera di separazione: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra» (Mt 25,31-33).
In questo contesto del giudizio-discernimento divino, si inserisce il discernimento che l’uomo è chiamato a operare per mettersi in sintonia con il piano di Dio e fare la sua volontà. Il secondo libro di Samuele (capp. 11-12) ci offre un esempio concreto di quanto appena affermato. È il racconto del peccato di Davide, re che non va a combattere con il suo esercito; che giace con una donna, Betsabea, moglie di un altro uomo; che determina la morte di Uria l’Ittita, marito di Betsabea. Ciò che Davide aveva fatto, dice il testo, era male agli occhi del Signore! In questo contesto del giudizio di Dio, Davide è accompagnato dal profeta Natan in un itinerario (è il racconto della parabola dei due uomini uno ricco e l’altro povero…: 12,1-4) che lo porterà a risvegliarsi come da un sonno (a fare discernimento, a chiarire la confusione in cui si trovava), e ad esprimere un giudizio su se stesso: «ho peccato contro il Signore» (12,13).
1.2. Il discernimento dell’uomo
«Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere (δοκιμάζειν) la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Rom 12,2). San Paolo invita i cristiani della comunità di Roma a trasformare la loro mentalità in quella dell’uomo nuovo secondo Cristo per discernere ciò che è buono, gradito agli occhi di Dio e perfetto, molto diverso dal piano degli uomini che seguono e giudicano le cose in base agli schemi mentali di questo mondo. Per tutti noi, ciò vale per le cose importanti, come la guida, il governo della Chiesa, e per quelle che riguardano la normalità dell’esperienza nell’esercizio del nostro ministero. Papa Francesco in un’intervista, la prima rilasciata al Direttore di Civiltà Cattolica, sul tema del discernimento dichiara: «Le mie scelte, anche quelle legate alla normalità della vita, come l’usare una macchina modesta, sono legate a un discernimento spirituale che risponde a una esigenza che nasce dalle cose, dalla gente, dalla lettura dei segni dei tempi. Il discernimento nel Signore mi guida nel mio modo di governare».(4) Il discernimento è un aiuto in vista dell’individuazione di ciò che ci porta a Dio e ciò che ci allontana da lui, «significa rendersi sensibili all’azione dello Spirito Santo nella comunità degli uomini d’oggi, per favorire quelle realtà e processi che appaiono mossi dallo Spirito di Dio, e per smascherare e contrastare quelle realtà e processi culturali che appaiono contrari allo spirito evangelico».(5) Ciò richiede all’uomo di entrare nella visione che Dio ha della storia e nel dinamismo che vi imprime, in sintonia con il suo piano misterioso.
«Guardando al domani, desidero richiamare l’immagine di Neemia […] Neemia ascolta il grido di una città ferita, porta quel dolore nella preghiera, discerne davanti a Dio, chiede aiuto, ottiene il per messo di partire, organizza il lavoro, affronta resistenze interne ed esterne e, mattone dopo mattone, ricostruisce con il popolo le mura di Gerusalemme. In lui riconosco una parabola luminosa della nostra vocazione ad essere, nel tempo della trasformazione digitale, non spettatori rassegnati di fratture sociali e culturali, non semplici commentatori delle rovine, ma donne e uomini che en trano nei cantieri della storia – laboratori di ricerca, imprese tec nologiche, scuole, media, istituzioni, comunità locali – per rialzare ciò che è crollato e proteggere ciò che è esposto. Come Neemia, anche noi siamo chiamati a unire ascolto e coraggio, preghiera e responsabilità, perché la città degli uomini diventi più vivibile, an che quando le logiche tecnocratiche e gli interessi di parte sembrano prevalere».(6)
C’è bisogno di lasciarsi guidare, illuminare dallo Spirito Santo con docilità. E, nello stesso tempo, cercare, soppesare, esaminare e giudicare con responsabilità e libertà la realtà, gli avvenimenti.
C’è bisogno di farsi liberamente passivi e responsabilmente collaboratori. Liberamente passivi, perché come ci ricorda il profeta Isaia, i pensieri del Signore non sono i nostri pensieri, le nostre vie non sono le sue vie e quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le sue vie sovra stano le nostre vie, i suoi pensieri sovrastano i nostri pensieri (cfr. Is 55,8-9). I criteri del Signore differiscono dai nostri, lo afferma anche Gesù con una parabola: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormiva no, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo! E i servi gli dissero: Vuoi che andiamo a raccoglierla? No, rispose, per ché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccoglie te prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio» (Mt 13,24-30).
Responsabilmente collaboratori, perché la volontà di Dio non è ricevuta dall’uomo per rivelazione diretta. E infatti «il popolo di Dio, mosso dalla fede con cui crede di essere condotto dallo Spirito del Signore che riempie l’universo, cerca di discernere negli avveni menti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni della presenza del disegno di Dio. La fede, infatti, tutto rischiara di una luce nuova, e svela le intenzioni di Dio sulla vocazione integrale dell’uomo, orientando così lo spirito verso soluzioni pienamente umane».(7)
All’uomo è richiesto un lavoro, la fatica del pensare, la responsabiità, il mettersi di fronte al reale e separare, distinguere, fare chiarezza. La volontà di Dio è sempre per il nostro bene: è volontà di un Padre buono. Questo anche quando non la comprendiamo, o paradossalmente sembra essere contro il nostro bene: «Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote secondo l’ordine di Melchìsedek» (Eb 5,7-10).
Il discernimento impegna la responsabilità di accogliere la volontà di Dio. È un atto che potremmo perfino definire pericoloso, ma nella misura in cui è vissuto da figli, con grande fiducia nel Padre, allora…
2. DISCERNIMENTO PASTORALE
Ci possono essere diversi livelli nei quali si può esercitare un discernimento.(8) Il livello fisico materiale: quando, ad esempio, con un setaccio si separa la farina dalla crusca; quello vitale organico: il lavoro del rene che separa gli elementi assimilabili da parte del corpo da quelli tossici; quello razionale: che impegna l’intelletto con le sue capacità; quello spirituale: a livello di fede e in obbedienza allo Spirito. A livello spirituale si colloca il discernimento del quale abbiamo finora parlato e il discernimento pastorale che ora provo a descrivere.
Con l’espressione discernimento pastorale possiamo intendere quella modalità di farci vicini alla persona o alle situazioni scegliendo come via pastorale quella del discernimento, (9) cioè la via dell’arte dell’ascolto dello Spirito e della realtà, che rende capaci di esprimere un buon giudizio nelle scelte e nelle decisioni.(10) Tuttavia, il discernimento pastorale non è anzitutto una tecnica spirituale, ma partecipazione allo sguardo misericordioso di Cristo sulla realtà. Resta lui il nostro Maestro di discernimento. Papa Leone, rivolgendosi ai Vescovi italiani, ricorda che «Gesù, guardando le folle, non vede un problema da risolvere, vede una messe, vede il campo di Dio: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!” (Lc 10,2). Seminatore instancabile, Dio esce ogni giorno nel mondo e sparge con generosità nei cuori il desiderio dell’infinito, di una vita piena, di una salvezza che libera. Sì, grazie a Dio, la messe è molta. Il nostro primo compito è questo: fare nostro lo sguardo del Signore. Non lamentarci soltanto dei terreni induriti né soffermarci semplicemente ai dati statistici, ma saper vedere, con gli occhi del Risorto, il raccolto che Dio stesso ci prepara». (11) Il Vangelo insegna, infatti, che Gesù distingue il peccatore dal peccato; Pietro dalla sua fragilità; la folla dalla persona concreta; il tempo della semina da quello della mietitura; ciò che viene dal Padre da ciò che semina il suo Nemico.
Papa Francesco, in un discorso rivolto ai parroci della Diocesi di Roma, ha parlato del discernimento come «ciò che concretizza la fede, ciò che la rende “operosa per mezzo della carità” (Gal 5,6), ciò che ci permette di dare una testimonianza credibile […]. Il discer nimento guarda in primo luogo ciò che piace al nostro Padre, “che vede nel segreto” (Mt 6,4.6), non guarda i modelli di perfezione dei paradigmi culturali. Il discernimento è “del momento” perché è at tento, come la Madonna a Cana, al bene del prossimo […]. Il discer nimento del momento opportuno (kairos) è fondamentalmente ricco di memoria e di speranza: ricordando con amore, punta lo sguardo con lucidità a ciò che meglio guida alla Promessa. E ciò che meglio guida è sempre in relazione con la croce. Con quello spossessarmi della mia volontà, con quel dramma interiore del “non come voglio io, ma come vuoi tu” (Mt 26,39) che mi pone nel le mani del Padre e fa in modo che sia Lui a guidare la mia vita».12 Il discernimento pastorale, quindi, permette di essere concreti e credibili, «tende a prospettive di azione pastorale praticabile: ha carattere operativo. Non può quindi limitarsi agli obiettivi gene 11 PaPa Leone XIV, Discorso alla 82ª Assemblea Generale della CEI, 28 maggio 2026. 12 PaPa Francesco, Incontro con i parroci della diocesi di Roma, 2 marzo 2017. 11 rali, ma deve giungere a stabilire esiti effettivamente operabili».13 Questo, guardando a ciò che piace al Padre e a ciò che è il bene del prossimo, lasciandosi guidare dalla logica della croce! 2.1. Il discernimento come via pastorale Il discernimento pastorale nasce dall’ascolto: ascolto dello Spirito e ascolto della realtà. Per questo richiede un cuore libero. Non di scerniamo quando siamo prigionieri delle nostre idee, delle nostre 13 s. Lanza, Progettualità e discernimento pastorale, in Orientamenti Pasto rali, 7 (1988) 38. 12 paure o delle nostre attese. Non discerniamo quando l’astrattezza ci allontana dalla vita concreta delle persone, quando il protagoni smo ci fa occupare il posto che appartiene a Dio, quando la rigidità ci impedisce di riconoscere le novità dello Spirito. Anche il funzio nalismo, l’attivismo e la fretta possono diventare nemici silenziosi del discernimento. Un prete stanco rischia di non discernere più: reagisce. Un prete preoccupato di difendere se stesso rischia di non discernere più: controlla. Un prete che cerca il consenso rischia di non discernere più: asseconda. Un prete che si ritiene già arrivato rischia di non discernere più: applica schemi. Solo un cuore povero, docile e disponibile alla conversione può riconoscere i sentieri at traverso i quali il Signore continua a guidare il suo popolo. Mettendo da parte anche la rigidità pastorale che talvolta è, in re altà, un mettersi a riparo, un mantenersi a distanza dall’esistenza concreta degli altri che complica certo la vita ma, come dice Evan gelii Gaudium, la «complica sempre meravigliosamente» (n. 308).14 Oggetto del discernimento pastorale sono le situazioni reali, ap punto, non quelle immaginarie o immaginate, spesso frutto di un esercizio erudito di retorica letteraria. Situazioni da raggiungere e accompagnare con lo spirito del buon samaritano (non certo del guerrafondaio), così come sono e dove sono, per rendere loro di sponibile la buona notizia del Vangelo. In questo discernimento, ci ricorda Papa Francesco, «è implicito l’atto di fede in Cristo presente nel più povero, nel più piccolo, nel la pecora perduta, nell’amico insistente. Cristo presente in chi ci viene incontro – facendosi vedere, come Zaccheo o la peccatrice che entra con il suo vaso di profumo, o quasi senza farsi notare, come l’emorroissa –; o Cristo presente in chi noi stessi accostiamo, sentendo compassione quando lo vediamo da lontano, disteso sul bordo della strada. Credere che lì c’è Cristo, discernere il modo mi 14 Cfr. g. mazzocato, La cura pastorale “alla luce del tempo”, in Presbiteri, 2 (2017) 125. 13 gliore per fare un piccolo passo verso di Lui, per il bene di quella persona…».15 Il discernimento pastorale domanda allora la capacità «di provare quella stessa compassione, generosità, amore per tutti, special mente per i poveri, e slancio per la causa del Regno, che caratteriz zarono il ministero pubblico del Figlio di Dio…».16 È «discernimen to dell’amore reale, concreto e possibile nel momento presente, in favore del prossimo più drammaticamente bisognoso».17 Se è via pastorale, l’esercizio del discernimento, domanda un im pegno di comunione e di corresponsabilità di tutto il popolo di Dio che ne è il soggetto. Anche quando fosse operato da una singola persona, questa non agirà mai come soggetto privato distaccato dalla realtà ecclesiale, piuttosto come membro di questa e in co munione con questa e, con questa, in ascolto dello Spirito.18 Quan do si volesse esercitare il discernimento separandosi dalla comu nione del popolo di Dio, non ci si trova più dinanzi a un autentico discernimento. Quest’ultimo, infatti, è sempre un atto ecclesiale; reciso dal vincolo della comunione, si riduce a una forma di autore ferenzialità e di protagonismo spirituale. 15 PaPa Francesco, Incontro con i parroci della diocesi di Roma, 2 marzo 2017. 16 congregazione Per iL cLero, Il dono della vocazione presbiterale, n. 119. 17 PaPa Francesco, Incontro con i parroci della diocesi di Roma, 2 marzo 2017. 18 «Il discernimento spirituale comunitario è forse l’espressione più alta e matura di quell’ascolto dello Spirito che parla alla Chiesa e la guida nel le vicende ordinarie e straordinarie della storia, dal Consiglio pastorale di una piccola comunità parrocchiale fino al Concilio ecumenico» (F. de Pascali, Ascolto, dialogo e discernimento, in Presbiteri, 1 (2017) 60. Merita di essere citato, a questo proposito Giovanni Paolo II: «È più che mai necessario, dunque, educarsi ai principi e ai metodi di un discernimento non solo personale, ma anche comunitario» (Giovanni Paolo II, Discorso al Convegno di Palermo, 23 novembre 1995, n. 10).
IN CONCLUSIONE
Il discernimento pastorale è caratteristica dei semplici e dei piccoli, come ricordavamo all’inizio. Esso consiste nella ricerca di una fedeltà sempre nuova alla volontà di Dio. Proprio perché presuppone che vi sia sempre qualcosa da cercare, da comprendere e da realizzare, richiede l’umiltà di accettare di non sapere già tutto. Domanda la disponibilità a farsi piccoli come bambini, a custodire uno sguardo attento e un cuore aperto, a spogliarsi delle proprie preoccupazioni orgogliose ed egoistiche per abbandonarsi con fiducia all’azione del Signore. Il contrario del discernimento non è anzitutto l’errore, ma la confusione che porta alla chiusura. È la pre sunzione di sapere già, di aver già capito, di non avere più nulla da imparare da Dio, dai fratelli e dalla storia nella quale Egli continua a manifestarsi. Il presbitero santo non è colui che possiede tutte le risposte, ma colui che rimane, fino alla fine, un discepolo-missiona rio alla sequela di Gesù, docile alla voce del suo Spirito e disponibi le a lasciarsi continuamente convertire dal Vangelo. Chiediamo allora alla Santissima Trinità la grazia di uno sguardo evangelico sulla realtà, di un cuore libero da interessi personali e di una sincera docilità allo Spirito Santo. Perché la nostra Chiesa diocesana non abbia soltanto sacerdoti preparati e competenti, come già siamo, ma uomini di Dio capaci di riconoscere i sentieri attraverso i quali il Signore continua a guidare il suo popolo e di ac compagnarlo, con umiltà e sapienza, verso la pienezza del Regno.
(1) Papa Francesco, Discorso nella Veglia di preghiera in preparazione al Sino do sulla famiglia, 4 ottobre 2014.
(2) Cfr. D. Fares, Aiuti per crescere nella capacità di discernere, in La Civiltà Cattolica, vol. I (2017) 378
(3) Il discernimento è «un termine classico della tradizione della Chiesa, che si applica a una pluralità di situazioni. Vi è infatti un discernimento dei segni dei tempi, che punta a riconoscere la presenza e l’azione dello Spirito nella storia; un discernimento morale, che distingue ciò che è bene da ciò che è male; un discernimento spirituale, che si propone di riconoscere la tentazione per respingerla e procedere invece sulla via della pienezza di vita. Gli intrecci tra queste diverse accezioni sono evi denti e non si possono mai sciogliere completamente» (XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, Documento preparatorio I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, 13 gennaio 2017, n. 2)
(4) A. Spadaro, Intervista a Papa Francesco, in La Civiltà Cattolica, Vol. III (2013) 454.
(5) CEI, Sussidio di preparazione al secondo Convegno Ecclesiale nazionale, La forza della riconciliazione, 4 ottobre 1984, 3.2.1.
(6) Papa Leone XIV, Lettera Enciclica, Magnifica Humanitas, 15 maggio 2026, n. 241.
(7) Concilio ecumenico Vaticano II, Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 7 dicembre 1965, n. 11.
(8) Cfr. M. Ruiz Jurado, Il discernimento spirituale. Teologia, storia, pratica, San Paolo, Cinisello Balsamo 1997, 22-23.
(9) «Il termine discernimento appare (in Amoris Laetitia) 35 volte e 10 volte il verbo discernere, termini che intervengono puntualmente ogni qual volta che si tratta di indicare la via pastorale da seguire…» (e. Biemmi, Accompagnare verso il bene possibile: il discernimento pastorale in Amoris Laetitia, in https://www.teologiaverona.it/download/gdstudio/Giorna taStudio%2020161129/Il%20discernimento%20in%20Amoris%20Lae titia%20-%20Relazione%20Biemmi.pdf, 29.11.2016).
10 Cfr. congregazione Per iL cLero, Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdo talis “Il dono della vocazione presbiterale”, 8 dicembre 2016. 10

