Il Vangelo di questa domenica ci propone il racconto che conosciamo come “la moltiplicazione dei pani e dei pesci”, oppure “la divisione dei pani e dei pesci” o “lo spezzamento dei pani”. Se volessimo utilizzare il linguaggio della matematica per questo brano, dovremmo dire che è una divisione e non una moltiplicazione.
Gesù, come abbiamo ascoltato, viene raggiunto da una grande folla. Non si fa prendere dal nervosismo e non si sottrae all’incontro; non resta indifferente. San Matteo ci dice che avverte e vive un sentimento di compassione. Questo termine viene anche tradotto dicendo che Gesù prova un sentimento di viscere di misericordia: un sentimento profondo, viscerale, come quello che prova una donna, una mamma, nei confronti dei propri figli. Questo è il sentimento di Gesù nei confronti di quella folla, di ogni persona e dell’umanità in ogni tempo. Perché questo è il cuore di Dio, questo è ciò che Dio prova per noi.
Comprendiamo allora quanto sia importante per noi, e quanto ci riempia di responsabilità, celebrare la festa di San Nicola il Pellegrino, il quale ci ha lasciato questo insegnamento, questo messaggio così breve ma profondo: Kyrie Eleison.
Kyrie Eleison è l’amore misericordioso di Dio, è il cuore di Dio. San Nicola ci rimanda a queste viscere di misericordia che il cuore di Dio vive nei riguardi di ciascuno di noi. Ed è da questo cuore, da questo Kyrie Eleison, che nasce il primo miracolo: quello della condivisione, dello spezzamento del pane. Gesù non lo moltiplica come avrebbe fatto magari un mago; Gesù spezza il pane e, condividendo questo pane, dona.
Sullo sfondo di questo racconto c’è l’Eucaristia. Gesù spezza il pane, alza gli occhi verso il cielo: è ciò che fece nell’Ultima Cena ed è ciò che noi, nella celebrazione della Messa, ripetiamo attraverso il ministro, il presbitero. San Matteo ci sta raccontando, in filigrana e in trasparenza, la celebrazione dell’Eucaristia.
Gesù, spezzando e dividendo, dà vita. E la condivisione dà vita in abbondanza per tutti. Alla fine avanzano anche delle ceste piene di pezzi di pane.
Ma prima di questo miracolo, San Matteo ci racconta un altro miracolo: quello di un tale, rimasto sconosciuto in questo racconto, che mise a disposizione i suoi cinque pani e due pesci. Cinque più due fa sette, e sette nella Scrittura è il numero che simbolicamente indica una totalità. Quindi questo sconosciuto, fidandosi di Gesù, di quel sentimento di Gesù, del Kyrie Eleison, dona tutto quello che aveva: forse ciò che aveva portato per sé e per la sua famiglia, che avrebbero poi consumato. Se ne priva e mette tutto, con fiducia, nelle mani di Gesù. Si trovavano in un luogo deserto, come viene detto per due volte in questo racconto. Dopo aver ricevuto questo dono, Gesù invita tutti a sedersi sull’erba. È avvenuto un miracolo straordinario: si è passati dal deserto della vita, dalla mancanza di vita, alla vita condivisa e donata. È il paradiso: dal deserto al paradiso.
Questo passaggio avviene ogni volta che c’è un tale, magari tra noi, sconosciuto, ma capace di fiducia nel Kyrie Eleison, nel cuore di Dio, e capace di mettere — o di decidere di mettere — tutto nelle mani del Signore Gesù, perché possa poi tradursi in vita, e vita abbondante per tutti.
Questo è l’insegnamento che percorre la Scrittura, la Bibbia, dalla prima all’ultima pagina. E la sintesi di tutta la Scrittura, il cuore di Dio, le viscere di misericordia, sono raccolte da San Nicola in quelle due parole: Kyrie Eleison.
La festa di San Nicola il Pellegrino, venendo a noi oggi, sta diventando sempre di più, con il passare del tempo, un cammino: un bel cammino che ci accompagna durante tutto l’anno con tante iniziative che hanno lo scopo di aiutarci a mantenere viva la testimonianza del giovane Nicola di Stiri. Una testimonianza che dobbiamo saper accogliere e tramandare, declinando il Kyrie Eleison nelle varie e diverse situazioni che viviamo.
Tutto questo cercando di coinvolgere i più piccoli, i giovani, le famiglie, gli anziani, i malati: in una parola, tutta la città.
Qualche volta ho sentito paragonare la festa di San Nicola a una serie di manifestazioni che costituirebbero un evento non solo religioso, ma anche culturale, di rievocazione storica, occasione di svago e altro: tutte cose buone. Però, attenzione: non facciamo confusione. La festa di San Nicola il Pellegrino non è riprendere cose del passato come una sorta di rievocazione o sfilata storica, come avviene in altre occasioni; e non è semplicemente cercare di far contente più persone possibile con momenti di svago, di divertimento o con altre cose buone di questo genere. È una festa religiosa, celebrata per rinnovare la consapevolezza e l’impegno di vivere il Kyrie Eleison, l’amore misericordioso di Dio ricevuto e condiviso come la verità e il senso della vita nella sua interezza.
Tutto questo siamo chiamati a esprimerlo nei vari ambiti del nostro vivere quotidiano, così come è stato proposto durante l’anno in diversi appuntamenti e, ad esempio, ieri l’altro nella Notte di San Nicola. Tutto questo ha come fondamento, obiettivo ed espressione il Kyrie Eleison. La festa di San Nicola il Pellegrino è una festa religiosa.
Il messaggio di San Nicola, in qualche modo, è richiamato da Papa Leone nella sua enciclica “Magnifica Humanitas”, quando ci invita a sentirci coinvolti nella costruzione della civiltà dell’amore, cioè — cito — di “un ordine sociale in cui la giustizia e la carità si intrecciano e l’amore diventa principio di organizzazione della vita economica, politica, culturale”, e aggiungeremmo noi, pastorale e spirituale.
Oggi dobbiamo recuperare con forza questa visione, conclude il Santo Padre. La civiltà dell’amore non è un’utopia ingenua, ma un progetto esigente.
Mi permetto di suggerire — poi potremmo valutarlo per il prossimo anno — di scegliere proprio come tema: quest’anno è stato “Una meraviglia”; l’anno prossimo mi permetto di suggerire questo tema: Kyrie Eleison come fondamento e principio di organizzazione della vita economica, politica, culturale, spirituale e pastorale.
Ognuno di noi è destinatario di tanto bene, di tanta vita, di tanto amore. Questa consapevolezza dovrebbe accompagnare ogni nostro respiro. Anche se dovessimo vivere l’esperienza della solitudine o della tristezza, anche se dovessimo attraversare momenti bui e difficili della nostra vita, San Nicola ci ricorda che rimane sempre vera e valida l’invocazione: Kyrie Eleison. Signore, pietà. Signore, so che sei amore infinito, bontà e misericordia che non so misurare: continua a donarmi il tuo amore, il tuo perdono.
La città di Trani, circa mille anni fa, accolse il giovane Nicola pellegrino, proveniente da Stiri, in Grecia. Continui a riconoscerlo annunciatore e testimone dell’amore di Dio. Senta la nostra città la chiamata a imitarlo oggi. Alla sua intercessione, ancora una volta, affidiamo le nostre famiglie, la nostra città, la nostra diocesi e il mondo intero.
Saluto le autorità civili e militari, il Sindaco della città, Marco Galiano, i presbiteri che concelebrano questa Eucaristia e ringrazio di cuore quanti hanno contribuito in vario modo alla realizzazione della festa: in particolare l’amministrazione comunale e il coordinamento per il Santo Patrono, il coordinamento del Consiglio pastorale zonale di Trani, cioè il Comitato Feste Patronali, la Confraternita di San Nicola il Pellegrino, tutte le confraternite, le comunità parrocchiali e ciascuno con il suo apporto specifico, impegnati nell’organizzazione e nella diffusione del culto e delle varie iniziative pastorali legate al nostro santo patrono.
Buona festa e auguri a tutti.
*Trascrizione dal parlato
Foto: CREATIVE Studio Trani
