Lettera agli educatori: genitori, dirigenti e docenti, ministri ordinati, vita consacrata

L’educazione: missione da prendere a cuore

L'educazione compito primario della Chiesa e della società. Saper lavorare assieme per affrontare la 'sfida educativa'

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In occasione del nuovo anno scolastico 2007/2008, S. E. Mons. Giovan Battista Pichierri, Arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, ha voluto racchiudere in una lettera il suo saluto e la sua riflessione sul tema ‘L’educazione: missione da prendere a cuore’.
Al Vescovo non sfugge il problematico quadro contemporaneo in ordine alla questione educativo-formativa delle nuove generazioni. Così lo delinea in apertura: ‘L’esperienza della vita quotidiana e i fatti di cronaca di cui veniamo a conoscenza ci fanno prendere coscienza della crescente emergenza educativa che stiamo vivendo.
È come un virus che indebolisce ogni capacità relazionale finalizzata ad educare, a formare la persona, indicarle la via da seguire, i valori che danno senso alla vita, accompagnarla nel processo di crescita che la conduca ad una progressiva realizzazione di se stessa.
La debolezza educativa insidia la vita e la storia attuale della nostra società, rende precaria la stessa opzione della fede cristiana che nei secoli si è fondata su una forte e sicura ‘traditio”.
Di fatto alla questione educativo-formativa la Chiesa ha sempre annesso una grande attenzione (‘Numerose e valide sono state le famiglie religiose che hanno scelto l’educazione come servizio prioritario. Resta poi insostituibile la missione di insegnare e accompagnare: non può nascere e crescere la fede senza l’insegnamento e la guida’). E, a tal proposito, a livello di storia più recente, rimane fondamentale la dichiarazione conciliare sull’educazione cristiana del 28 ottobre 1965 dal titolo ‘Gravissimum Educationis’, alla quale Mons. Pichierri rinvia.
Ma la riflessione del Vescovo, nel desiderio di muoversi nella contemporaneità, fa subito riferimento al magistero di Benedetto XVI che, più volte, ha avuto modo di esprimersi in ordine al problema educativo.
Al forte richiamo effettuato durante il discorso tenuto a Verona il 19 ottobre 2007, al 4° Convegno ecclesiale nazionale, con cui il Santo Padre rilevò la necessità dell”educazione della persona’, da poggiare non solo sulla formazione della intelligenza, ma anche della libertà e della capacità di amare, e sull’aiuto della Grazia, facendo risvegliare nel contempo il coraggio delle scelte definitive, le sole nelle quali l’amore può esprimersi in tutta la sua ricchezza e grandiosità.
Alle parole rivolte l’11 giugno 2007 al Convegno della Diocesi di Roma, dove Benedetto XVI, dopo aver ricordato che lo scopo fondamentale dell’educazione alla fede è quello di favorire l’ingresso ‘in un rapporto vivo con Cristo e con il Padre’, denunciò una certa abdicazione al pieno compito educativo da parte di genitori e insegnanti se ‘l’educazione tende ampiamente a ridursi alla trasmissione di determinate abilità, o capacità di fare, mentre si cerca di appagare il desiderio di felicità delle nuove generazioni colmandole di oggetti di consumo e di gratificazioni effimere’.
La stessa nota pastorale dell’episcopato italiano dopo il 4° Convegno ecclesiale nazionale ‘Rigenerati per una speranza viva’ (1 Pt 1,3) del giugno scorso fanno riferimento alla ‘sfida educativa’ cui deve corrispondere un impegno corale delle famiglie, delle parrocchie, degli istituti religiosi, delle aggregazioni laicali, delle scuole cattoliche, degli insegnanti di religione, e di qualsiasi altra agenzia educativa e culturale. Ciò va fatto lavorando in sinergia, mettendosi in discussione, leggendo attentamente le attese e le domande del tempo presente.
Mons. Pichierri, avviandosi alla conclusione della sua riflessione, non manca di offrire alcune indicazioni per la diocesi:
le scuole cattoliche diocesane curino con rinnovato vigore il rapporto con le famiglie; le parrocchie stabiliscano un dialogo con le scuole del territorio e, nel rispetto della laicità delle scuole statali, attivino forme di collaborazione; gli insegnanti di religione si facciano ‘cultori e guide di quella ‘grammatica della trascendenza’ che, sola, dà sapore e senso alla vita’; le commissioni scuola, laicato, famiglia e le aggregazioni laicali sappiano trovare un orizzonte di lavoro comune sul piano del problema educativo.